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Coronavirus Lazio, case di riposo come polveriere. Anche oggi nuovi casi: ecco i cluster più preoccupanti

I sindacati: "Stiamo assistendo a una strage silenziosa, dove i contagi per gli ospiti avvengono soprattutto tramite il personale, poiché sono 20 giorni che è fatto divieto ai familiari di fare visita agli ospiti"

Sono 68 i nuovi casi positivi di coronavirus, nelle ultime 24 ore, che provengono dalle case di riposo e che rappresentano un terzo dell'aumento giornaliero sull'intera regione. Andando nel particolare, a Roma, la Asl RM 2 ha fatto registrare 33 nuovi positivi di cui 28 riferiti al cluster della Casa di Cura Giovanni XXIII.

Qui mercoledì scorso si era registrata la seconda vittima in poche ore. "Vista la gravità della situazione e l'insufficienza dell'azione messa in campo dalla proprietà della casa di riposo, la Asl Roma 2 è subentrata nella gestione sanitaria della struttura", aveva commentato l'assessore alla Sanità e l'Integrazione Sociosanitaria della Regione Lazio, Alessio D'Amato.

Nel territorio della Asl Rm 3, oggi, sono stati registrati 30 nuovi casi positivi di cui 18 riferibili al cluster della RSA Villa Giulia (una struttura di lungodegenza con 40 posti letto). La Asl Roma 5 ha, rispetto al 26 marzo, 17 nuovi casi positivi di cui due, che sono stati ricoverati, provenienti dalla Casa di Riposo di San Polo dei Cavalieri.

Insomma, nella Capitale e nella sua provincia, sono 48 i nuovi contagiati che arrivano da quelle strutture. Numero che sale a 68, sui 199 nuovi positivi odierni, se si sommano anche quelli delle altre città del Lazio. 

Casi che che si aggiungono a quanto sta accadendo a Nerola dove, secondo i dati del Comune, il 25 marzo si era arrivati a 56 positivi covid-19 tra i pazienti e 16 tra i dipendenti. Anche qui, in poche ore, si sono registrati due decessi. 

Numeri allarmanti che hanno costretto la Regione, con l'Unità di Crisi Covid-19 costituita, a dare in mano alla Asl Roma 5, con il supporto tecnico del SERESMI – Spallanzani, la gestione sanitaria della struttura ed il suo isolamento, mentre al Comune di Nerola, indicato come nuova 'zona rossa' dopo Fondi, è demandata la gestione del vitto. 

L'altro caso spinoso è quello della Rsa Madonna del Rosario di Civitavecchia. Qui la struttura è stata trasformata in un reparto Covid dove, sia gli attuali degenti positivi che altri futuri pazienti che avranno necessità di ricovero, potranno essere curati. 

"Abbiamo scritto ai Prefetti e ai Comuni per effettuare controlli a tappeto su queste strutture", aveva sottolineato D'Amato nei giorni scorsi. E anche oggi i numeri sono da tenere d'occhio tanto che, secondo l'Assessore, sono "situazioni sulle quali mantenere altissima l'attenzione", ha aggiunto commentando i dati del 27 marzo.

A lanciare l'allarme sono anche i sindacati: "L'esplosione nelle RSA e nelle Case di Riposo d’importanti focolai d’infezione che hanno coinvolto ospiti, operatori e le stesse comunità locali impongono una riflessione seria per capire a chi va fatto il tampone e a chi vanno dati i dispositivi di protezione individuale. Stiamo assistendo a una strage silenziosa, dove i contagi per gli ospiti avvengono soprattutto tramite il personale, poiché sono 20 giorni che è fatto divieto ai familiari  di fare visita agli ospiti. Crediamo che l'estensione dei tamponi a chi, per la professione che svolge, rischia il contagio da coronavirus è un dovere oltre che un obbligo", si legge in una nota dei segretari generali della CISL Lazio, FP CISL Lazio e FNP CISL Lazio, Enrico Coppotelli, Roberto Chierchia e Paolo Terrinoni.

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