Coronavirus, la fase due non cancella la crisi: dai ristoranti alle discoteche c’è chi non riapre “per non fallire”

Per tanti piccoli imprenditori e partite Iva ripartenza difficile, la protesta a Roma per chiedere al Governo soluzioni concrete: “Siamo al collasso”

foto facebook: ristorante Popetta

Se all’alba della “fase due” dell’emergenza Coronavirus molti attendono con trepidazione la data del 4 maggio per tornare alla quotidianità perduta riprendendo, almeno in parte, attività lavorativa e abitudini, sono tante le categorie che ancora navigano nell’incertezza più assoluta. 

La crisi di ristoratori e partite Iva

Dagli imprenditori della ristorazione a quelli dell’intrattenimento, dai gestori di locali e discoteche ai lavoratori dello spettacolo, insieme a loro anche i balneari con la stagione a rischio e gli organizzatori di eventi che già hanno visto saltare feste e cerimonie. Una crisi da Covid-19 che investe pure lavoratori stagionali e partite Iva. 

Le riaperture in alcuni settori sono una chimera, tempistiche e modalità per tante attività ancora ignote con molti a lamentare aiuti insufficienti. E c’è chi teme che la ripresa, senza garanzie e sostegno adeguati, possa rappresentare un passo verso il fallimento.

Imprenditori in piazza: “Io non riapro”

“È evidente che i settori della ristorazione, dell’eventistica, delle discoteche e dello spettacolo saranno in ogni caso i più penalizzati proprio per la loro specificità, che impedisce quel distanziamento sociale richiesto dal protocollo scientifico. La riapertura di queste attività commerciali, con un numero di avventori di gran lunga ridotto rispetto all’indotto pre Covid- 19, porterà al collasso e al fallimento le attività, che si troveranno a fare i conti con incassi risicatissimi, incapaci di coprire i costi relativi al personale, ai canoni di locazione dei mesi di lockdown, alle utenze, all’iva, all’inps, e a tutti quei nuovi costi di adeguamento delle attività per rispettare le disposizioni sanitarie” – denuncia Insieme Uniti, un neomovimento che riunisce piccoli imprenditori e partite Iva

Impresari e professionisti decisi a scendere in piazza proprio il 4 maggio, data della ripartenza. Evidentemente non per loro che, “per uscire dal massacro”, chiedono al Governo strumenti reali di sostegno: “dai contributi a fondo perduto ai prestiti a interessi zero della durata di almeno 15/20 anni, senza escludere una moratoria fiscale che potrebbe consentire ulteriore recupero di risorse da reinvestire”. 

Il grido d’allarme di negozi e locali: “Non vogliamo fallire”

‘Io non riapro’, ‘Io non voglio fallire’: gli slogan scelti accompagnati dai relativi hashtag. “Nessun imprenditore ha voglia di rimettersi in gioco alle condizioni fin qui paventate. Se il Governo non prenderà una decisione netta e chiara rispetto alle criticità che si prospettano all’orizzonte, nessuno – avvisano - rialzerà la saracinesca, con evidenti e pericolose conseguenze sociali: disoccupati, economia ferma, tasse di ogni genere inevase”
Oltre 300 tra liberi professionisti, ristoratori e negozianti hanno già aderito all’iniziativa di Insieme Uniti. 

“I giorni di chiusura imposti dall’emergenza sanitaria, senza un supporto concreto, ci hanno privarti dell'unica fonte di reddito e, allo stesso tempo, hanno determinato un forte accumulo delle spese. Ora ci troviamo davanti a una Fase 2 incerta, senza garanzie, che sta generando nelle persone panico e angoscia dei luoghi chiusi e affollati. Come possiamo pensare al futuro di un negozio su strada?” – si domanda Alessandro Di Bartolomei, titolare della storica bottega Cicli Di Bartolomei

Ristoranti e spiagge in crisi

In sofferenza anche il settore della ristorazione. De quattro ristoranti Polpetta a Roma probabilmente ne riapriranno solo due allo scopo di limitare i costi fino al definitivo ritorno alla normalità. “Questo – spiega Alessio Di Cosimo, uno dei titolari della catena - ci costringerà, a malincuore, a non rinnovare i contratti di molti nei nostri dipendenti”.

Le richieste di impresari e partite Iva: “Tagliare costi 2020”

E se tra “gabbie in plexiglass”, numero chiuso e distanziamento sociale i balneari fanno i conti con una stagione che non decollerà penalizzando lavoratori stagionali e imprenditori, le discoteche temono che la riapertura per loro possa rappresentare il preludio al fallimento. 

“Abbiamo da pagare affitti, utenze, fornitori e tasse entro fine maggio. Con la riapertura si riattiverebbe tutto: dovremo riprendere in carico il personale, le spese aumenteranno in maniera considerevole, mentre il nostro fatturato sarà limitatissimo, considerando la poca affluenza di pubblico in considerazione delle numerose restrizioni che dovremo rispettare. A che pro permetterci di aprire? Per fallire? Forse – sostiene Angelo Di Agostino, socio dell'Eden Club - sarebbe meglio tagliare tutti i costi che dovremo sostenere nel 2020 e permetterci di riaprire solo quando si potrà tornare alla normalità”. Con le discoteche ferme senza lavoro anche gli addetti alla sicurezza.

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“Azzerare e ripartire nel 2021, con un regime fiscale totalmente rivisto” – l’istanza delle partite Iva. “Tanto comunque noi non pagheremo, perché tanto – dice Francesca Scognamiglio Petino, libera professionista – completamente dimenticati dallo Stato non abbiamo la possibilità di farlo”. 
 

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