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Coronavirus, professore della Lumsa: "No toni allarmistici. Sbagliato prendere decisioni solo su Rt"

Il Professor Antonello Maruotti Ordinario di Statistica dell'Università spiega. "L'epidemia è eterogenea, bisogna ripensare ad un sistema di chiusure e aperture"

Mentre il Lazio attende il report dell'Istituto Superiore della Sanità per capire se sarà il fascia arancione rinforzato oppure in zona rossa, il Professor Antonello Maruotti Ordinario di Statistica dell'Università Lumsa e cofondatore dello StatGroup19 gruppo interaccademico di ricerca statistica sul Covid19, predica calma facendo un suo punto della situazione sui contagi.

"A differenza della prima ondata, accentuando ancora di più ciò che abbiamo visto tra ottobre e novembre, l'epidemia è molto eterogenea non solo tra regioni differenti, ma (e questa è una caratteristica dell'attuale situazione) anche all'interno delle regioni stesse. E' necessario pertanto ripensare il sistema di chiusure e aperture, non lasciando solo ai Governatori la possibilità di chiudere aree comunali/provinciali", spiega il professor Maruotti.

"Purtroppo i dati pubblici a livello provinciale sono scarni e di poca utilità, mentre in questa fase sarebbero di fondamentale importanza. Il sistema a colori continua ad avere senso, ma in un contesto così eterogeneo le chiusure a livello regionale rappresentano un eccesso di prudenza. A questo va aggiunta la persistente cecità da parte dei decisori politici che continuano a considerare Rt, così come calcolato dall'ISS e dalla Fondazione Bruno Kessler, come indicatore discriminante per prendere le decisioni. Ormai è condiviso dalla comunità accademica il grave vulnus legato a questo modo di procedere, è solo un esempio di tutti gli errori metodologici fatti finora nella stima di Rt. - sottolinea il Professore della Lumsa - L'impatto sul servizio sanitario aumenta leggermente, ma è ancora ben lontano dalla situazione di Ottobre/Novembre. Sia chiaro, non si arriverà alla situazione osservata alla fine dello scorso anno, dimentichiamo i toni allarmistici e cerchiamo di essere realist"i.

"Le regioni attualmente in zona rossa guidavano la risalita dei vari indicatori. L'essere in zona rossa produrrà un effetto su tutti gli indicatori a partire da metà della prossima settimana. E' ragionevole immaginare che il picco, una collinetta in realtà, si avrà a breve: 7-10 giorni nello scenario più ottimista, fine mese in quello meno ottimista", aggiunge Maruotti che "vede" il Lazio in zona arancione e non in zona rossa: "Si ritroverà in quella fascia per un tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva leggermente sopra soglia, frutto di un aumento di casi nelle ultime due settimane. Dalle notizie disponibili il nuovo colore pare sia dovuto anche/soprattutto all'Rt maggiore di 1, il che risulta davvero inaccettabile visti tutti i limiti nella stima di Rt. Spesso si parla di aumento dell'incidenza, cioè dei casi per 100mila abitanti. E' corretto parlare di un recente aumento di incidenza, ma in questa fase tale aumento è dovuto a una nuova politica di tamponi: stiamo facendo numeri record sui tamponi, molecolare e antigenici, effettuati; più cerchi, più trovi. L'incidenza, di per sé, è un buon indicatore da monitorare; smette di esserlo nel momento in cui diventa un obiettivo (ad. esempio restare sotto i 250 casi per 100mila abitanti), in quanto sensibile alla "politica dei tamponi".

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