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Il Coronavirus cambia i consumatori e trasforma il settore agricolo. Per i produttori locali in arrivo nuove sfide

Ridurre il peso della burocrazia ed investire sulle giovani generazioni. Le associazioni di produttori di Roma e del Lazio tracciano il bilancio degli effetti del Covid-19 sul settore. E suggeriscono le mosse per uscire dalla crisi

Le file fuori dai supermercati non devono trarre in inganno. Anche i produttori agricoli e gli allevatori del Lazio stanno subendo le conseguenze della pandemia. Il nuovo Coronavirus sta cambiando i consumi dei romani. Gli effetti nel medio e lungo termine non sono facilmente prevedibili ma ci sono delle misure, secondo le associazioni di categoria, che vanno prese da subito.

I settori in crisi

In questo momento il settore più penalizzato appare essere quello florovivaistico che, Coldiretti Lazio, stima stia subendo perdite pari al 75% del fatturato annuo. Ma ci sono altri comparti re che stanno attraversando un momento difficile. “Nella provincia di Roma si sta registrando un calo nella vendita del vino che oscilla tra il 60 ed il 70%. Alcuni produttori si stanno organizzando e,visto che sono aperti,  puntano sulla distribuzione ad alimentari e macellerie  – ha spiegato Riccardo Milozzi, presidente della Confederazione Italiana Agricoltori di Roma – ma la chiusura delle attività di ristorazione si sta facendo pesantemente sentire”. 

Investire sul made in Lazio

In generale le associazioni dei produttori concordano nel considerare centrale investire sul made in Italy. Anzi, sul made in Lazio. Secondo David Granieri, numero uno in regione della Coldiretti  “I consumatori devono chiedere la presenza sugli scaffali di prodotti locali di cui hanno il diritto di conoscerne la provenienza”. D’altra parte  “Secondo un’analisi Coldiretti/Ixè – ha sottolinearo Granieri – l’81% dei consumatori che in questa fase sia importante acquistare prodotti italiani per aiutare il lavoro e l’economia e per evitare le scalate ostili alle aziende strategiche come quelle alimentari”. 

Cambiano le abitudini ed anche i prezzi

Nel frattempo,dopo oltre un mese di confinamento domiciliare,  stanno cambiando gli stili di comportamento dei romani. “Ci sono più persone che fanno il pane, i dolci ed anche la pasta in casa. E questo ha ripercussioni sul prezzo di grano e farina che fino ad un mese e mezzo fa costavano 18/20 euro al quintale ed oggi sono arrivati a 26/27 euro” ha spiegato Milozzi. E’ diminuito il consumo di prodotti freschi, come il latte, il cui comparto era già in crisi. “Il restare a casa, in un periodo che era tradizionalmente legato ai grandi pranzi in famiglia ed alle scampagnate all'aperto, ha comportato conseguenze negative anche sulla vendita di carni ed in partocolare di quella dell'abbacchio il cui prezzo è crollato” ha avvertito il numero uno della Cia di Roma. 

Sburocratizzare l'accesso ai finanziamenti

Cosa aspettarsi dunque dal futuro quando, le restrizioni dettate dal contenimento del contagio, andranno progressivamente a ridursi?  “Quello che abbiamo iniziato a fare dall’inizio di questa emergenza, è chiedere degli interventi mirati per ogni singolo comparto” ha chiarito Granieri che ha dichiarato d'attribuire molta importanza ainache fondi comunitari. “L'eccesso di burocrazia è una delle cause della difficoltà di utilizzare i contributi europei. Se veramente vogliamo cambiare registro, questa è l'occasione giusta per sostenere l'agricoltura, ma anche tutti i cittadini e il sistema Paese nel suo complesso, che mai come in questo momento, sta dimostrando di aver bisogno di un'agricoltura in salute ed efficiente”. 

Sostegno ai produttori

E’ quindi ragionevole credere che, con la perdita del posto di lavoro, una quota significativa della popolazione possa convertirsi al settore agricolo?  Perché una possibilità del genere sia praticabile, secondo la Cia di Roma, devono essere soddisfatte prima due condizioni che, complessivamente, penalizzano il settore. Uno riguarda l’accesso ai finanziamenti. Ma non è l'unica. “Agli agricoltori serve innanzitutto che ai loro prodotti venga riconosciuto il giusto valore. E quindi bisogna intervenire sulla grande distribuzione che fa cartello e che fa pagare 1,70 un litro di latte quando al produttore se va bene arrivano 40 centesimi”ha sottolineato Milozzi. Ma da solo non basta.

L'investimento sui giovani

C'è un'altra condizione che, secondo la Cia di Roma, va rispettata “Se vogliamo che l’agricoltura, dopo il Coronavirus, continui ad essere un settore vivo e produttivo, non bisogna illudere i giovani. Vanno trovate le risorse perché ad esempio, recentemente, era stata fatta una gara per dare 70mila euro a fondo perduto ai giovani agricoltori. Su 1130 domande, ne sono state finanziate 300. Altre 590 sono state ammesse ma non sono state finanziate perché i fondi non erano sufficienti. Ecco questo significa illudere che vuole scommettere sul nostro settore”. Ed evidentemente non aiuta a creare occupazione in un settore che, terminata la pandemia, potrebbe tornare ad assumere un ruolo di primo piano nell'economia regionale. 

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