Coronavirus, Lazio e il nodo tamponi: Lotito pronto a dare battaglia. Il punto

Secondo la Gazzetta dello Sport, l'Asl di Roma 1, autorità sanitaria competente per i calciatori biancocelesti, ha avuto con la Lazio soltanto interlocuzioni telefoniche

Luis Alberto negativo al Coronavirus, Ciro Immobile in forse. La Lazio resta ancora appesa alla questione relativa ai tamponi che, prima della gara contro il Brugge in Champions League, avevano mostrato la positività al Covid di alcuni giocatori. Il caso sembrava rientrato contro il Torino, ma contro lo Zenit (ancora in Europa) la Uefa ha stoppato, di nuovo, diversi tesserati tra cui anche le due stelle. 

Il presidente Claudio Lotito che ieri ha fatto svolgere i tamponi ad alcuni dei giocatori fermi presso un altro laboratorio (sarebbe presente sul territorio romano) e non tramite il Futura Diagnostica di Avellino che segue di norma i biancocelesti, promette battaglia cercando anche pareri diversi rispetto al laboratorio Futura e il Synlab di Firenze cui si riferisce l'Uefa.

Non solo perché a condire il caso c'è anche l'esposto fatto alla Procura della Figc (che già ha aperto un fascicolo) firmato Urbano Cairo, presidente del Torino che ha perso contro la Lazio l'ultima gara di campionato. 

E non finisce qui perché secondo la Gazzetta dello Sport, l'Asl di Roma 1, autorità sanitaria competente per i calciatori biancocelesti, ha avuto con la Lazio soltanto interlocuzioni telefoniche. Alle telefonate effettuate all'Asl non ha fatto però seguito alcuna comunicazione formale relativa ai casi di positività. La Asl a quel punto non ha potuto disporre alcun tipo di mappatura dei contatti del positivo così come previsto dalla legge e dal protocollo Figc.

Insomma, un elemento questo che giocherebbe a sfavore del club di Lotito che comunque è pronto a dare battaglia per la questione tamponi. Il presidente andrebbe per vie legali nei confronti della Uefa avendo come obiettivo quello di raggiungere un'uniformità di analisi dei tamponi tra campionato nazionale e coppe internazionali.

La spada di Damocle del fascicolo aperto dalla Figc, però, pende sulla Lazio. Almeno in Serie A. In caso di violazione dei protocolli, le norme recitano: "In caso di violazione, a carico della società responsabile si applicano, a seconda della sua gravità, le sanzioni di cui all’art. 8 che vanno dall’ammenda, alla penalizzazione, alla retrocessione all’ ultimo posto fino all’esclusione dal campionatoLa gravità della violazione – si legge – è valutata in funzione del rischio per la salute dei calciatori, degli staff, degli arbitri e di tutti gli addetti ai lavori esposti al contagio da Covid-19, nonché dell’accertata volontà di alterare lo svolgimento o il risultato di una gara o di una competizione".

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