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Coronavirus, l’allarme dei sindacati: "In ospedale lavoratori pulizie e vigilanza senza protezioni"

La denuncia di Cgil, Cisl e Uil: "Ci risultano talvolta parziali applicazioni dei protocolli e mancanti dotazioni di dispositivi di protezione individuale”

Non solo medici, infermieri e personale sanitario in prima linea nella battaglia contro il Coronavirus: preoccupano anche le condizioni di lavoro di chi in ospedale, spesso dipendente in appalto, si occupa di sanificazione e pulizia, vigilanza o ristorazione

Coronavirus, lavoratori pulizie e vigilanza "senza mascherine"

“Sul territorio ci risultano realtà, in ambito sanitario, in cui le persone che operano in appalto risultano sprovviste di mascherine e senza l’applicazione dei protocolli anticontagio” – la denuncia di Stefano Diociaiuti, della Fisascat-CISL di Roma Capitale e Rieti. 

“Personale che opera senza garanzia alcuna del rispetto di quanto previsto nelle disposizioni recentemente emanate contenenti le linee di comportamento da seguire utili al contenimento del rischio da contagio ( consegna DPI, rispetto distanze di sicurezza, sanificazione degli ambienti) così come riscontriamo che non sia stata attuata una corretta informazione/formazione a tutti i lavoratori” – avevano scritto in una lettera indirizzata a  tutte le aziende in appalto per le pulizie e ristorazione del sistema sanitario laziale, e per conoscenza a tutte le direzioni sanitarie del Lazio e a tutte le associazioni datoriali interessate, Filcams-CGIL Roma Lazio, Fisascat-CISL Lazio, Roma Capitale e Rieti, UilTucs Roma e Lazio e UilTrasporti Lazio. 

Una situazione che riguarda inservienti, vigilantes, addetti alle mense e al cup, operatori socio sanitari. “Stiamo parlando di persone che in modo invisibile, e senza alzare la voce, sono in prima linea nel contrasto al Coronavirus. Senza di loro non potremmo nemmeno pensare di vincere la battaglia contro il virus: tutelare loro significa proteggere la salute pubblica. Va fatto tutto il possibile per preservare chiunque lavori in ambito sanitario, per il bene collettivo e di ogni singola persona”.

Coronavirus, i sindacati: "Tamponi per chi lavora in ospedale"

Da qui la richiesta di un intervento diretto delle Direzioni sanitarie e della stessa Regione Lazio, “oltre ad un doveroso aggiornamento dei documenti di valutazione rischio”. I sindacati chiedono inoltre di effettuare tamponi sul personale che opera nelle strutture sanitarie “che abbia delle condizioni di alto rischio di infettività”.

“Bisogna oggi pensare a una sanità più forte, ripartire dai servizi, dalle categorie più deboli del mondo del lavoro. Si devono da subito rivedere i tagli effettuati nei servizi e pensare alla riapertura di strutture adesso chiuse. Oggi i lavoratori hanno paura di contaminare ed essere contaminati e – conclude Diociaiuti ringraziando tutti i lavoratori in prima linea - vanno quanto mai protetti da ogni rischio: se ci fosse contagio, verrebbe meno uno dei primi baluardi del contrasto al virus”.

“Anche chi svolge questo lavoro – conclude la nota – porta avanti un compito essenziale. Anche loro hanno una famiglia, e responsabilmente si recano in prima linea per il bene collettivo. Nessuno deve sentirsi solo: i lavoratori non possono essere lasciati sprovvisti dei più elementari presidi di sicurezza ”.
 

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