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Coronavirus, esposto sui contagi nella Rsa: la Regione chiede audit su procedure

Il primo decesso risale al 9 marzo, dopo un trasferimento all'ospedale San Paolo di Civitavecchia

Un altro morto e nuovi casi di coronavirus. La Regione Lazio alza il livello d'allerta e vuole vederci chiaro sulla situazione della Rsa Madonna del Rosario di Civitavecchia. Ieri, infatti, è stato chiesto un audit alla struttura sulle procedure messe in atto. 

E' il secondo provvedimento dopo l'esposto presentato in Procura dai parenti di alcune delle vittime della casa di riposo. I familiari delle vittime avrebbero costituito un comitato: vogliono la certezza che i propri cari non siano stati abbandonati.

La questione è delicata. "La nostra è una Rsa, non una casa di riposo, quindi, ma una residenza sanitaria, dove ci sono persone non autosufficienti di età elevata con parecchie patologie anche gravi". A parlare all'Adnkronos è l'avvocato Rosalba Padroni, direttore della Rsa di Civitavecchia "Madonna del Rosario sulla quale indaga la Procura.

"Ovviamente il coronavirus, se è pericoloso per tutti, figuriamoci quando attacca anziani di oltre 80 anni con patologie pregresse. Adesso siamo diventati un centro Covid, abbiamo l'h24 anche medico: purtroppo è stata una maledetta coincidenza, tanti anziani si sono contagiati, già con una situazione clinica molto precaria. Abbiamo fatto di tutto, quando abbiamo visto che c'era bisogno li abbiamo mandati in ospedale ma anche lì non si è riusciti ad evitare l'inevitabile".  

"Una tegola in testa - commenta il direttore della Rsa Madonna del Rosario - che non abbiamo potuto evitare nemmeno con tutte le precauzioni prese per tempo. Dal 5 marzo abbiamo chiuso tutti gli accessi esterni: nessuno, tra familiari e conoscenti, da allora è potuto più entrare nella struttura per ragioni di sicurezza. Abbiamo infatti dato seguito al primo dpcm, quello uscito il 4 sera, cercando di mettere subito in atto tutte le precauzioni. Questo nonostante alcuni parenti imbestialiti per la chiusura e sebbene non ci fossero ospiti che stavano male. Il primo sentore che qualcosa non andasse lo abbiamo avuto una settimana più tardi, quando l'11 marzo è deceduto un ospite mandato in ospedale il 9 e l'ospedale di Civitavecchia ci ha chiamati dicendo che era positivo al tampone".

"Nel frattempo - continua Padroni - il virus evidentemente aveva circolato e le precauzioni prese sono valse a poco, il Covid si è propagato velocemente, anche tra gli operatori. Qui abbiamo tutti i dispositivi, facciamo fare le videochiamate agli ospiti con i parenti che naturalmente non possono vedere, e tutto è monitorato dalla Asl alla quale ogni giorno mandiamo i parametri clinici. Ci dispiace per questa situazione, è una botta al cuore, ma abbiamo la coscienza tranquilla che tutto è quello che si poteva fare è stato fatto".

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