Morto a 35 anni di Coronavirus, paura tra i colleghi di Emanuele: il call center chiude, la Regione spiega

L'azienda in serata ha deciso di chiudere lunedì 23 marzo, per consentire un'ulteriore sanificazione. Paura e proteste tra i dipendenti

Policlinico Tor Vergata, ospedale dove è stato ricoverato Emanuele (Foto d'archivio)

Lavorava in un call center della Capitale che conta migliaia di dipendenti. E ora quei dipendenti hanno paura, chiedono di essere sottoposti al tampone, e protestano contro l'azienda. Emanuele, 35 anni, originario di Cave, piccolo comune alle porte di Roma, è il primo morto per coronavirus in città sotto la soglia dei 40. Il suo caso ha scatenato una rivolta. 

La protesta dei lavoratori

"È con estremo dolore e cordoglio che l'azienda comunica di aver appreso dai familiari che il nostro amico e collega è venuto a mancare". Il post compare nella giornata di oggi sulla pagina Facebook della Youtility center srl, azienda di telecomunicazioni di via Faustiniana, traversa di via Tiburtina nei pressi di Settecamini. Mentre scriviamo è già stato rimosso, e nei fermo immagine che RomaToday ha scattato, si intuisce il motivo: una valanga di commenti di lavoratori letteralmente infuriati. 

"Doveva esserci il morto per capire che dovevate chiudere prima?" scrive Michela "siete una vergogna". Segue Simone: "Nemmeno la decenza di dire che è morto per il virus e informare i propri dipendenti mettendoli a rischio e facendoli venire a lavoro". E ancora Francesca: "Azienda di ipocriti, state facendo ancora lavorare persone dentro". Chiara l'accusa: essere rimasti aperti con l'emergenza coronavirus in corso senza, è la denuncia, aver rispettato i criteri imposti dai decreti della Presidenza del Consiglio. Distanza di un metro e pulizia degli ambienti. Sono tanti i commenti, così tanti che il post, tempo poco, scompare.  

"Ora fate a tutti il tampone"

"Devono farci a tutti il tampone adesso" commenta Andrea, 28 anni, raggiunto al telefono da RomaToday. Per tutelarne la privacy il nome è di fantasia. Teme di esporsi, potrebbe perdere il lavoro. "Sono sconvolto, come tutti, non lo conoscevo direttamente ma era un mio superiore, in tanti sapevamo chi era, lo vedevamo" racconta. "Io ho visto da subito che non venivano rispettati i limiti di sicurezza, il bar è rimasto aperto, siamo 4mila e non c'erano le distanze di legge, mi sono sempre pulito da solo la mia scrivania con fazzoletti che portavo da casa. Niente guanti nè mascherine. Serviva il morto per farli fermare". 

La Regione: "Contagiato in azienda solo un giorno"

A placare gli animi, rassicurando su tempistiche e procedure in atto a tutela dei dipendenti, la Regione Lazio con una nota. "Da prime notizie acquisite dall'indagine epidemiologica svolta dal servizio di prevenzione della Asl Roma 2 emerge che il ragazzo era stato a Barcellona dal 6 all’8 marzo e il 9 marzo è stato il suo ultimo giorno di lavoro" si legge. "Poi si era posto in auto isolamento, ha mostrato i primi sintomi di febbre il giorno 11 e il 16 è stato trasferito, su indicazione del suo medico, in ambulanza e ricoverato al Policlinico di Tor Vergata dove entrava in terapia intensiva". Un solo giorno di lavoro da contagiato quindi, secondo quanto comunica l'azienda sanitaria. Per domani è previsto un sopralluogo sempre da parte della Asl Roma 2 in via Faustiniana, con una prima relazione sull’indagine epidemiologica.  

La replica dell'azienda: "Ambienti sanificati"

Intanto, anche l'azienda dà la sua versione dei fatti, con una lettera inviata ai sindacati Slc-Cgil, Fistel Cisl, Uilcom-uil, Ugl telecomunicazioni, che RomaToday ha potuto visionare. "Il collega non ha più effettuato accesso alla struttura dal giorno 9 marzo - si chiarisce nella nota - e non appena informati dalla famiglia del sospetto contagio abbiamo provveduto, in ottemperenza del protocollo, ad attenzionare i colleghi del reparto in cui operava e le persone con le quali avrebbe potuto avere contatto diretto o ravvicinato". 

Poi si difende per quanto riguarda le misure di precauzione prese nei giorni scorsi, alla notizia del sospetto contagio, quali una "sanificazione straordinaria di tutti gli ambienti e la chiusura della stanza nella quale (Emanuele, ndr) prestava servizio". 

"Non avendo avuto comunicazione ufficiale del motivo del decesso - conclude - e non essendo stati informati direttamente dall'azienda sanitaria probabilmente a causa dell'emergenza in atto per quale si trovano a gestire un lavoro straordinario, abbiamo provveduto noi a contattare le strutture di competenza per condividere le azioni che autonomamente e preventivamente abbiamo adottato e per aver indicazioni su qualche altro provvedimento eventuale che dovremmo adottare".  

In serata, dopo ore di concertazione con i rappresentanti dei lavoratori, è arrivata la decisione di chiudere per la giornata di lunedì 23 marzo. Secondo quanto apprende RomaToday, per poter effettuare un'ulteriore sanificazione straordinaria. Le attività riprenderanno il 24 marzo, alcune infatti sono considerate servizi essenziali, come il contact center dell'Inps, istituto nazionale di previdenza.

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