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Giovedì, 25 Aprile 2024

Cimitero dei feti, pressing sulla Regione: "Garantisca le informazioni alle donne che abortiscono"

Radicali Italiani e Libera di Abortire chiedono che il presidente uscente Zingaretti e l'assessore D'Amato diano seguito alla delibera di Roma Capitale sensibilizzando gli enti sulle modifiche al regolamento

Dopo la decisione di Roma Capitale di approvare la modifica al regolamento di polizia cimiteriale per eliminare dal cosiddetto "cimitero dei feti" al Flaminio le croci con i nomi delle donne che hanno abortito, i Radicali e la campagna Libera di Abortire hanno voluto riunire un tavolo per fare il punto sulla vicenda e stabilire quali siano i passi successivi da compiere. Primo tra tutti, garantire alle donne che ricorrono all'aborto pieno accesso alle informazioni relative alla possibilità di chiedere la sepoltura o la cremazione dei feti, e tutto ciò che la modifica comporta.

Per assicurarlo, spiegano Radicali Italiani e Libera di Abortire, la Regione dovrebbe quindi provvedere a diramare una procedura informativa a tutti i suoi enti - Asl in primis - come hanno spiegato  Giulia Crivellini, Francesca Tolino e Francesco Mingiardi, promotori dell’azione popolare presso il tribunale civile di Roma

“Lo scorso marzo come Radicali Italiani e Libera di Abortire, sulla spinta di quanto subito da Francesca, agivamo legalmente contro Ama, Asl e Ospedale San Giovanni per denunciare la prassi illegittima della pubblica esposizione, su croci di metallo, del nome di chi aveva interrotto una gravidanza - hanno spiegato a margine dell'incontro - Una prassi che ‘crocifiggeva’ scelte legittime e personalissime. Abbiamo agito chiamando direttamente in causa gli enti regionali e comunali responsabili. La delibera approvata dall’Assemblea Capitolina il 4 novembre scorso rappresenta un passo importante perché riconosce ed elabora le nostre richieste nella misura in cui sposta sulla donna che interrompe una gravidanza, e solo su di lei, la responsabilità di esercitare le scelte che riguardano il feto dopo l’aborto".

La delibera prevede, nello specifico, che i feti sepolti nei cimiteri capitolini non riportino più il nome della madre sul luogo di sepoltura, ma un codice alfanumerico che ne tuteli la riservatezza. Al posto delle croci verranno inoltre utilizzati cippi funerari, ed è prevista anche la possibilità di apporre sul cippo un nome anche di fantasia, un vezzeggiativo, un simbolo o una data. L’elenco dei protocolli viene custodito nel cimitero, e il suo accesso è consentito esclusivamente alla donna o agli aventi diritto nel caso di decesso della donna interessata.

"Se questa delibera sarà applicata bene, l’Ama non potrà più procedere a sepoltura sulla base di richieste che provengano da soggetti non autorizzati - hanno aggiunto Crivellini, Tolino e Mingiardi - Tuttavia, nel corso del procedimento istruttorio da noi avviato tramite iniziativa popolare presso il Tribunale di Roma è bene sottolineare come l’Ama abbia presentato la propria difesa asserendo che la prassi del seppellimento con affissione di croci ed esposizione del nome delle donne è stata attuata in quanto la Regione Lazio avrebbe omesso di adottare uno specifico protocollo per disciplinare modalità operative differenti".

Il nodo da sciogliere, proseguono da Radicali Italiani e Libera di Abortire, è che la Regione Lazio "a oggi non ha prodotto alcun atto d’indirizzo o informativo che possa rappresentare un deterrente necessario per far sì che quanto accaduto non continui a ripetersi. Mentre le istituzioni e i partiti si apprestano ad entrare nel pieno della fase elettorale regionale che potrebbe portare la destra reazionaria anche al governo della Regione, c'è un ultimo atto, urgente, nella piena disponibilità del presidente Zingaretti e dell'assessore alla Sanità D'Amato: adottare un protocollo per indirizzare in modo inequivocabile le proprie aziende ed enti in modo da informare le donne che abortiscono della necessità di chiedere il seppellimento o la cremazione e del fatto che in mancanza di richiesta si attiva la struttura ospedaliera per procedere d’ufficio all’inumazione del feto".

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