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Castelnuovo di Porto, ripresi i trasferimenti: il paese si stringe attorno ai migranti

Dopo i 30 partiti ieri, partiranno oggi altre 75 persone. Una deputata di Leu blocca i pullman

Sono ripresi questa mattina i trasferimenti dei migranti da Castelnuovo di Porto che dovranno lasciare il Cara  in via di chiusura, come stabilito dal Viminale a seguito dell'approvazione del decreto sicurezza voluto da Matteo Salvini. Dopo i 30 partiti ieri, partiranno oggi altre 75 persone. Imprecisate le mete: si sa solo che saranno fuori del Lazio, in strutture di prima accoglienza.

Cara verso la chiusura, migranti in strada

Fino al 26 gennaio rimarranno solo 145 persone, quelli che hanno ottenuto già una protezione umanitaria e che dovrebbero andare in una struttura per la seconda accoglienza, i cosiddetti Sprar. Peccato però che, effetto del decreto sicurezza voluto da Matteo Salvini, queste strutture chiuderanno. Da qui l'incognita che sta portando molti di questi ospiti a lasciare già ora Castelnuovo di Porto. Destinazione? Sconosciuta. Ieri qualcuno ha preso il pullman per venire a Roma, annunciando che avrebbe dormito a Termini. Altri stanno cercando una soluzione alternativa.

La deputata blocca i trasferimenti

Anche per questo la deputata Rossella Muroni di Leu - Sinistra Italiana ha bloccato la partenza dei pullman chiedendo di conoscere la destinazione e i progetti a cui i migranti del Cara sono destinati nei luoghi di destinazione. Dopo un'ora di mediazione però i trasferimenti sono ripresi. 

Fine del modello di integrazione

"In un colpo solo", fa sapere il comune di Castelnuovo di Porto, "vengono spazzati via non solo anni di impegno e buon lavoro per un'accoglienza fatta di progetti educativi, inserimento scolastico, corsi ricreativi, iscrizioni alle associazioni sportive  del territorio, collaborazioni volontarie e lavori socialmente utili,  portata avanti dal Comune insieme alla Prefettura di Roma, ma andranno persi anche 107 posti di lavoro dei dipendenti del gestore del  Centro".

Il paese si stringe ai migranti di Castelnuovo di Porto

Ieri a Castelnuovo di Porto si è svolta una manifestazione di solidarietà nei confronti dei migranti tra i quali anche bambini che frequentano le scuole, costretti a lasciare il Cara. Il Comune, dopo le dichiarazioni di protesta a mezzo stampa per l'interruzione dei progetti di integrazione, ha allestito una tendopoli, diventata meta della solidarietà dell'intera comunità. Coperte, cibo, vestiti, tutti portati dai cittadini del posto, sconvolti per l'arrivo, senza preavviso, dell'esercito e delle forze di polizia. 

A rischio posti di lavoro

A protestare, insieme ai sindacati, sono stati anche i lavoratori della cooperativa che gestisce il centro preoccupati perché rischiano il posto di lavoro. Spiegano i sindacalisti della Cgil Fp, Antonio Amantini, della Cisl Fisascat, Giovanna Catizone, e della Uil Fpl, Massimo Mattei: "Parliamo di circa 120 operatori addetti alle pulizie, addetti alla distribuzione, magazzinieri, autisti, assistenti sociali, psicologi, infermieri, dottori, mediatori linguistici, insegnanti di lingue, informatori normativi e amministrativi che da febbraio 2019 rischiano di perdere il posto di lavoro". Si tratta per i sindacalisti di "un dramma occupazionale al quale si aggiunge quello sociale, venendo meno i percorsi di integrazione gia' avviati sul territorio; bambini e ragazzi presenti nel Centro che hanno frequentato fino a oggi le scuole della cittadina ed ora vengono spostati in altri territori. Alla luce di quanto sopra Cgil Fp, Cisl Fiscascat e Uil Fpl Roma e Lazio hanno dichiarato lo Stato di agitazione di tutto il personale delle Coop Auxilium, Siar e azienda Itaca impiegati nella struttura con un presidio da effettuarsi sotto il Mise per giovedi' 24 gennaio dalle 9 alle 13 con l'intento di confrontarsi con il ministro Luigi Di Maio al fine di avere da parte delle istituzioni l'impegno a una tutela occupazionale".


 

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