Case popolari, i rom "scavalcano" gli italiani? La verità sulla delibera che fissa i criteri di assegnazione

Cosa dice il testo del 2012 licenziato dall'allora giunta di Gianni Alemanno

La famiglia Omerovic nella casa di Casal Bruciato

"I rom scavalcano le graduatorie per le case popolari", "i rom passano avanti agli italiani", "i rom hanno un canale preferenziale di accesso all'edilizia residenziale pubblica". Lo abbiamo ascoltato più volte nei giorni della protesta di Casal Bruciato - la seconda nello stesso quartiere in poche settimane - argomentazione chiave per giustificare la rabbia di chi si è scagliato contro la famiglia di bosniaci, regolare assegnataria di una casa in via Sebastiano Satta. Ma è davvero così? Esattamente come funziona l'assegnazione delle case popolari del Comune, a chi sono destinate, chi si posiziona più in alto in graduatoria e secondo quali criteri? Cerchiamo di capirlo recuperando la delibera del 2012 che fissa i parametri a tutt'oggi vigenti per l'inserimento delle domande in lista d'attesa. 

"La rivoluzione storica" di Alemanno

L'allora sindaco di destra Gianni Alemanno la salutò come "una rivoluzione storica". Con il nuovo bando, e quindi anche nuovi criteri di ripartizione, "finalmente si danno risposte più articolate alle nuove esigenze" diceva l'ex primo cittadino. E ne citava alcune: la presenza di disabili nel nucleo familiare, che dà diritto a 16 punti, l'avere un figlio a carico da single, che ne assegna 13, l'anzianità con 14 punti garantiti agli over 65, o ancora le fragilità che ricevono assistenza economica tramite servizi sociali, con 17 punti. Ma sono due i criteri presenti in quel bando (cumulabili) che sono andati maggiormente a determinare il modello tipo di famiglia assegnataria. Vediamoli di seguito. 

L'emergenza abitativa e il numero di figli a carico

Il primo è la condizione di emergenza abitativa, che dà diritto al punteggio più alto, 18 punti, fissato nella categoria A. Riguarda le famiglie che dimorano "con il proprio nucleo in centri di raccolta, dormitori pubblici o comunque in altre idonee strutture procurate a titolo provvisorio da organi, enti e associazioni di volontariato riconosciute ed autorizzate preposti all’assistenza pubblica, con permanenza continuativa nei predetti ricoveri da almeno un anno maturati alla data di presentazione della domanda". 

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Nettamente inferiore invece (tra 8 e 10) il punteggio di chi vive in condizioni di cosiddetto "sovraffollamento", nella stessa abitazione con altri nuclei familiari, in alloggi che cadono a pezzi o "privi di servizi igienici adeguati", chi è sotto sgombero per ragioni di pubblica utilità, o sotto sfratto (ma non per morosità). Il secondo criterio chiave della delibera del 2012 riguarda invece la composizione del nucleo familiare. Chi ha "tre o più figli fiscalmente a carico e, se non inabile al lavoro, con età non superiore ai 18 anni o 26 se studente" guadagna 14 punti, fissati alla categoria D. case-popolari-delibera-1

Chi è favorito dai criteri del 2012

Come arriviamo ai rom che "scavalcano gli italiani"? Non esiste sulla carta alcuna via preferenziale, etnica, che favorisce i rom. Ma nella prima categoria, quella dell'emergenza abitativa, rientrano anche i campi. Chi vi abita, ha diritto ai 18 punti. Tanto che l'allora sindaco di centrodestra si rese conto del boomerang politico e si affrettò a escludere con un'apposita determina - poi decaduta - le baraccopoli dalle condizioni di disagio. In più, i nuclei di famiglie rom che vivono nelle baraccopoli presentano spesso un elevato numero di figli rispetto alla media. Dodici, a titolo di esempio, i figli della famiglia Omerovic di Casal Bruciato. Requisito quello dei bambini a carico che aggiunge altri 14 punti. 

Le case di ampia metratura

Al quadro delineato va sommato un altro tema importante: le case popolari della Capitale, costruite tra gli anni '60 e '70, sono di ampia metratura. Rispondevano a diverse esigenze familiari. Stando ai dati del blog Osservatorio Casa Roma (qui analizzati da RomaToday) il 41 per cento delle abitazioni è più grande di 75 metri quadrati. Ma il 29 per cento delle famiglie della graduatoria sono composte da ‘single’ mentre il 23 per cento da due persone. Questo significa che oltre la metà dei nuclei in attesa di un alloggio popolare, il 52 per cento, 6.444 famiglie su un totale di 12.393, è composto da famiglie poco numerose. 

I rom "scavalcano" gli italiani?

Per tornare alla domanda iniziale: esiste una scorciatoia per i rom nell'accesso alle case popolari? I criteri fissati dalla legge, che oggi mal rispondono a mutate esigenze socioantropologiche, in primis al netto calo demografico, favoriscono famiglie numerose residenti in strutture considerate emergenziali, campi rom compresi. Una combinazione che combacia, come già detto, con la tipologia di case disponibili nel patrimonio immobiliare pubblico. Da qui l'intenzione dei Cinque Stelle di ampliare lo spettro e rivedere parzialmente i criteri tramite un nuovo avviso pubblico."Dobbiamo aumentare il patrimonio edilizio" ha spiegato l'assessora alle Politiche abitative Rosalba Castiglione, a disposizione dei "nuclei familiari più piccolini" che "sono più indietro nell'assegnazione delle case". Ma ancora siamo solo alle valutazioni iniziali. 

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