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Il caos affrancazioni irrompe in campagna elettorale. E il Comune consegna pratiche per evitare proteste

Luciano Vattilana nel '93 ha acquistato a prezzo di mercato un immobile in un piano di zona, rivendendolo nel 2010. Oggi è in attesa dell'appello per una causa di risarcimento da 150mila euro intentata dall'acquirente: "Gli uffici si sono persi entrambe le mie domande di affrancazione"

Nel 1993 Luciano Vattilana, allora ventottenne, acquistò la sua prima casa all’interno del piano di zona di Vigne Nuove, l’ex IV Circoscrizione. Gli immobili costruiti nei piani di zona, come è ormai noto, in base alla convenzione stipulata tra i costruttori e il Comune di Roma, avevano alcuni vincoli e uno di questi era sul prezzo massimo di vendita, decisamente calmierato rispetto al mercato. Secondo l'interpretazione del tempo, il vincolo sussisteva solo tra costruttore e primo acquirente: nel caso in questione, Luciano era il quarto proprietario. 

E' per questo che paga 145 milioni di lire (prezzo di mercato). Nel 2010 decide di rivenderla, ovviamente sempre a prezzo di mercato: 170.000 euro. I notai in quegli anni firmavano gli atti sulla base "di un consolidato orientamento giuridico" come tiene a specificare Vattilana a RomaToday, il Comune addirittura rilasciava il nulla osta a chiunque chiedesse l'autorizzazione alla vendita. Tutto regolare? 

No, perché di lì a breve sarebbe arrivata su Roma - e in molti altri comuni italiani – una valanga di cause di richiesta di risarcimento da parte di acquirenti che si sono sentiti truffati. Nel 2015 infatti la Cassazione si esprime a sezioni unite con l'ormai famigerata sentenza 18135: l’interpretazione che considera decaduto il vincolo di prezzo massimo dopo 5 anni è errata, tutti i contratti stipulati vengono automaticamente sostituiti nel loro prezzo. La prima casa di Luciano improvvisamente vale 54.000 euro.  

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Gli acquirenti di Vattilana chiamano un avvocato e intentano causa, chiedono 150.000 euro di risarcimento, ovvero la differenza (più le spese legali) tra l’effettivo valore di convenzione dell’immobile e quanto invece pagato. Il primo grado Luciano, che oggi è funzionario della Città Metropolitana di Roma, lo perde. L’appello ci sarà tra pochi mesi: “L’avvocato – racconta alla nostra testata – mi ha già avvertito che perderemo sicuramente, qualora non abbia già stipulato la convenzione di sblocco del prezzo". Convenzione che chiunque può stipulare, alla presenza di un notaio, grazie alla legge 136 del 2018, un escamotage per sbloccare il vincolo di prezzo di un immobile in diritto di superficie. 

"Ho deciso di incatenarmi davanti al Dipartimento Urbanistica all’Eur, lunedì 27 settembre - continua Luciano - , perché entrambe le mie domande di affrancazione, sia ordinaria risalente al 2019, sia quella semplificata di gennaio scorso, sono ferme e come me altre migliaia di persone sono nelle stesse condizioni”. Le procedure semplificate pendenti sono circa 8.000, ma quelle ordinarie molte di più "e in acuni casi parliamo di famiglie che hanno pagato 30.000 euro cinque anni fa e non sono state mai contattate dal Comune", ricorda Vattilana. 

“Io ho presentato la domanda mesi fa – spiega Luciano, che nel 2017 ha avuto anche un infarto dovuto allo stress della causa – ma a maggio 2021 dal dipartimento mi hanno scritto che non hanno il mio documento di identità, cosa falsa. Si sono persi dei mesi e il Comune si prende altri 180 giorni di tempo. Io rischio di perdere tutto, compresa la casa in cui vivo con moglie e 5 figli per pagare il risarcimento”.

Mentre è incatenato, dagli uffici del Dipartimento esce il dirigente, che gli consegna la determina riguardante la sua affrancazione "chiedendo scusa", racconta Luciano. Una manna dal cielo, ma lui non è soddisfatto: “Hanno sbrigato la mia pratica in fretta e furia, ne hanno fatte altre 150 lavorando di sabato perché sapevano che sarei andato a incatenarmi e che al mio fianco ci sono diversi politici, da destra a sinistra - continua Luciano - . Ma tutti gli altri? Ci sono 8.000 pratiche bloccate per colpa del Comune che non solo non ha attuato il decreto del 2020 di Roberto Gualtieri che facilita ulteriormente le affrancazioni, ma ha svuotato gli uffici deputati al disbrigo delle domande, non siglando neppure il contratto di fornitura di personale esterno. Non riusciranno mai a sbrigare tutte quelle pratiche, se non con delle risorse e un ufficio di scopo speciale".  

Luciano, se nelle prossime settimane verrà chiamato per firmare la nuova convezione con il Comune, forse si salverà e alla fine di sei anni infernali (“durante i quali ci ho quasi rimesso il cuore”) avrà perso “solo” 40.000 euro. Ma oltre 200.000 sono le famiglie ancora “appese” e ce ne sono migliaia in locazione nei piani di zona che rischiano lo sfratto, come ricorda anche Mariano Angelucci, candidato del Pd al Comune: “Non è possibile che ci siano centinaia di migliaia di famiglie a rischio di perdere una casa o a dover pagare ingenti somme di denaro – dichiara - . Nessuna risposta da parte dell’amministrazione Raggi. Assurdo vista la gravità e l’urgenza del problema. Voglio esprimere la mia e la nostra solidarietà a Luciano e a tutte le famiglie nella stessa situazione”.

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