Effetto Covid sugli affitti, smart working e assenza di turisti fanno calare i prezzi

Secondo i dati diffusi dall’Ufficio studi del gruppo Tecnocasa Roma è tra le città che sono scese maggiormente

Canoni d’affitto in diminuzione per chi cerca casa in questo periodo. Secondo i dati diffusi dall’Ufficio studi del gruppo Tecnocasa, nelle grandi città, dove il calo ha pesato maggiormente, i monolocali sono scesi dello 0,2 per cento mentre bilocali e trilocali dello 0,9 per cento. I ribassi più importanti si sono avuti a Milano, Bologna e Roma, le metropoli che più di tutte le altre hanno sofferto per la diminuzione dei flussi turistici, degli studenti e dei lavoratori fuori sede. Nei capoluoghi di provincia, al contrario, si segnala un incremento dei canoni di locazione di bilocali (+0,3%) e di trilocali (+0,7%). In queste realtà la domanda è sostenuta e l’offerta, talvolta, non sufficiente.

Infatti, tra le cause che ha portato alla riduzione delle locazioni residenziali ci sono il ricorso alla didattica a distanza e allo smart working, che hanno fatto sì che molti studenti e lavoratori fuori sede lasciassero le loro abitazioni in affitto determinando un’offerta maggiore e una minore domanda. A questi immobili si sono aggiunti quelli destinati alla locazione turistica i cui proprietari, per recuperare parte delle spese, hanno deciso di immettere sul mercato delle locazioni residenziali. Ne ha beneficiato chi è alla ricerca di una casa in affitto per vivere o per migliorare quella in cui si vive: l’aumento di offerta consente di avere più possibilità di scelta e di cercare l’immobile desiderato. Anche sul versante delle locazioni si registra la tendenza a cercare soluzioni più grandi e con spazi esterni.

In particolare a Roma si passa dai mille euro per un bilocale a Campo dei Fiori ai 1100 di Monti passando per i 975 euro di Trastevere. A Montesacro si tratta di 900 euro, sempre per un bilocale, Casal Bertone a 700, Arco di Travertino 600 e Centocelle 650. A San Giovanni si sale a 900 mentre Ponte di Nona 550. Ad Acilia 600; all'Eur 700; a Garbatella 850; a Ostia 650.

Intanto i dati raccolti dall’Ufficio studi del gruppo Tecnocasa rilevano come nel primo semestre del 2020 il 74,7% ha preso casa in affitto come scelta abitativa, con un lieve aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quando la percentuale era del 71,4%. In questa categoria rientrano coloro che non riescono ad acquistare o volutamente scelgono l’affitto. Come ci aspettavamo c’è una contrazione della percentuale di contatti stipulati da lavoratori che passa da 25,9% a 22,6%. Abbastanza invariata la percentuale degli studenti, molto probabilmente perché l’analisi è riferita alla prima parte dell’anno mentre questo target si muove, in genere, a settembre. Verosimilmente gli effetti della contrazione su questa categoria di inquilini si vedrà nel secondo semestre del 2020. Si segnalano numerosi casi di persone che non riescono ad accedere al mercato del credito, primi fra tutti i giovani e i monoreddito. A questi ultimi si sono aggiunti coloro il cui lavoro, causa pandemia, è diventato più instabile e chi in generale ha incertezze sulla tenuta del proprio lavoro.

La città in cui è più alta la percentuale di chi affitta per motivi di lavoro è Milano anche se, rispetto ad un anno fa, si registra un calo che sfiora il 10%. La motivazione è proprio il massiccio ricorso allo smart working nel capoluogo lombardo.

Per quanto riguarda il tipo di contratti, avanzano il concordato e il transitorio. I dati sui contratti stipulati nella prima parte del 2020 segnalano una contrazione di quelli a canone libero (in un anno da 55,1% a 52,0%) ed un aumento del concordato (da 29,5% a 31,4%) e del contratto transitorio che passa da 15,4% a 16,6%. Quest’ultimo dato evidenzia una delle conseguenze della pandemia: tutti coloro che avevano acquistato una casa da destinare all’affitto turistico e che hanno deciso di collocarlo sul settore residenziale hanno optato per questa tipologia di contratto al fine di non vincolare l’immobile per troppo tempo e per ritornare agilmente allo short rent in caso di un’inversione di trend dei flussi turistici. Il contratto a canone concordato, visti i canoni calmierati, potrebbe rivelarsi una buona soluzione per inquilini timorosi degli effetti del lockdown. I proprietari ne apprezzano sempre i vantaggi fiscali.

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