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Sabato, 22 Giugno 2024
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Ambientalisti bloccano ancora il raccordo anulare a Roma. I video sui social

Diciassette gli attivisti che hanno srotolato due striscioni con la scritta "Non paghiamo il fossile"

Ancora un blocco sul grande raccordo anulare. Un nuovo blitz degli ambientalisti che proseguono con le loro azioni di protesta. Anche questa mattina - venerdì 28 aprile - palcoscenico della protesta è stato l'anello stradale che circonda la Capitale. Diciassette gli attivisti di Ultima Generazione che alle 8:00 si sono seduti al centro della carreggiata interna all'altezza della stazione Selva Candida, zona Ottavia-Trionfale per poi srotolare due striscioni con su scritto "Non paghiamo il fossile". Un'azione di disobbedienza civile che ha trovato la rabbia di automobilisti e motociclisti, rimasti bloccati nel traffico prima dell'arrivo della polizia stradale, che ha spostato di peso gli attivisti sulla corsia di emergenza liberando poi la carreggiata dell'A90. Gli ambientalisti sono poi stati accompagnati al distretto Primavalle di polizia. 

Come spiegano gli attivisti di Ultima Generazione: "I cittadini della campagna di disobbedienza civile per tutta la durata dell’azione hanno dialogato con gli automobilisti presenti, discutendo della gravità della situazione climatica corrente e dell’inaccettabilità dell’inazione della Politica per contenerne i danni. Dopo circa 10 minuti di blocco sono arrivate sul posto le Forze dell’ordine, che alle 08:15 hanno portato via i presenti dalla strada e successivamente in commissariato".

Cos'è Ultima Generazione e chi la finanzia 

Blocco del raccordo anulare avvenuto a due giorni da una precedente azione di protesta, attuata lo scorso 26 aprile sempre sul Gra, tra la via Tiburtina e via Sant'Alessandro - altezza uscita 12 Centrale del Latte. 24 aprile identico copione all'altezza dell'uscita della via Appia Nuova.  Prima ancora era stata la volta del Colosseo, azione preceduta da un blocco a Ponte Milvio. 

Blocco raccordo ambientalisti 28.04.2023 (foto Ultima Generazione)

"Il 2023 è l'anno più caldo di sempre, ma il Governo taglia i fondi all’Autorità di bacino del Po, invita a pregare e continua a investire nel fossile, condannandoci a morte", spiegano gli attivisti e le attiviste di Ultima Generazione - "Ho 35 anni e sono un’insegnante - le parole di Miriam -. A ottobre inizierò un dottorato all'Università di Barcellona. Sono qui oggi perché ogni anno muoiono 1.200 minori a causa dell'inquinamento e altri migliaia si ammalano. Vorrei avere un figlio ma secondo l'Ipcc dell'Onu i bambini nati adesso sono fritti, se le temperature continuano ad aumentare. È una vergogna toglierci la dignità di scelta se essere genitore o meno. Bisogna smettere di investire nei combustibili fossili ORA o sarà impossibile tornare indietro. Tutte le persone che sono genitori dovrebbero scendere in strada“. 

"Sappiamo che il collasso climatico avrà un impatto diretto sulla nostra salute, sulle nostre tasche, sulla qualità di vita. Sappiamo che abbiamo pochi anni per intervenire eppure continuiamo a pagare decine di miliardi per l’energia fossile e altre decine di miliardi per far fronte ai danni, alle malattie, alle migrazioni che questo comportamento ha già iniziato a procurarci - le parole di Sandro -. Oggi sono qua per dare il mio contributo nel portare la crisi climatica all’attenzione necessaria, già che anche le Nazioni Unite ci dicono che queste forme di protesta sono legittime, perché i governi non portano soluzioni che siano all’altezza del problema".

"I primi 3 mesi del 2023 sono stati i più caldi di sempre, con una temperatura di 1,21 gradi in più rispetto alla media storica. Lo ha rilevato l'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima (Cnr-Isac) e lo ha ricordato la Coldiretti lo scorso 19 marzo, sottolineando le drammatiche conseguenze che hanno avuto le precipitazioni al di sotto della media nel primo bimestre dell'anno, dopo un 2022 in cui è caduta il 30% di pioggia in meno. La siccità ha colpito 300.000 imprese agricole del Centro Nord e, in particolare, nella Pianura Padana, dove nasce quasi un terzo dell'agroalimentare made in Italy e la metà dell'allevamento. Di fronte a questo scenario terrificante il Governo, che si vanta di perseguire la sovranità alimentare, ha tagliato 4 milioni di euro destinati all'Autorità di bacino del Po, destinandogli solo 2,5 milioni, a malapena sufficienti per le spese di gestione. Falciati i fondi pubblici, il neo commissario straordinario nazionale per la scarsità idrica Salvini ha dichiarato dapprima che “senza il contributo dei privati non ce la facciamo” e ha poi aggiunto “non ci resta che pregare perché il buon Dio faccia piovere”. Non solo - conclude la nota stampa degli ambientalisti - l’esecutivo persiste nell‘investire il denaro pubblico a sostegno delle industrie del fossile (41,8 miliardi di euro nel 2021), anziché dirottare immediatamente quelle risorse in interventi capaci di affrontare la crisi idrica in atto, la conseguente crisi economica del settore agricolo e le nuove povertà, che con l'aumento del costo della vita sono destinate a crescere vertiginosamente nella società italiana. Per questo le azioni della campagna continueranno fino a quando la richiesta non sarà accolta dal Governo".
 

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