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Coronavirus Roma, ambulanze in coda davanti agli ospedali. "E' da una settimana che stiamo così"

Nonostante il passaggio in arancio in alcune strutture ospedaliere romane le ambulanze restano in coda. Fonti mediche: "Il quadro clinico rischia di precipitare da un momento all'altro"

Ambulanze ferme davanti gli ospedali di Roma. Mezzi che restano accesi per necessità, consentendo così l'emissione di aria condizionata (calda o fredda) per ossigenare meglio il paziente e per alimentare gli elettromedicali a bordo. Tutte in attesa, aspettando che nei plessi si liberi qualche posto, soprattutto nelle terapie intensive per i malati di Covid. 

E' lo scenario che, da giorni, si sta ripetendo fuori diverse strutture della Capitale. Ad Ostia, per esempio, dove il Grassi conta solo tre ambulanze e una automedica per coprire il X Municipio e Fiumicino, i mezzi sono rimasti in coda questa mattina, ma anche la sera del 7 e del 6 aprile. Fonti sanitarie interpellate da RomaToday raccontano come questa situazione va avanti "da una settimana".

Non è un caso, infatti, che lo scorso primo aprile l'assessore alla sanità regionale Alessio D'Amato deciso di attivare lo scenario IV, ossia aumentare ancora di più la capacità dei posti letto per i malati di Coronavirus a Roma e nel resto del Lazio.

In sostanza, in questo scenario IV che coinvolge la rete ospedaliera nel Lazio, da giovedì scorso è in atto un progressivo aumento dei posti letto dedicati ai pazienti Covid fino a 4mila per quelli ordinari e a 450 per la terapia intensiva. Questo significa che ogni struttura ospedaliera entro pochi giorni dovrà ampliare la disponibilità di posti letto (qui i dettagli). 

E in questi giorni, nonostante il passaggio in zona arancione, la situazione dei ricoveri negli ospedali non è cambiata. Fino a gennaio i pazienti ricoverati negli ospedali del Lazio sono diminuiti lentamente, poi a metà di febbraio la curva ha ricominciato a risalire fino ai picchi di marzo e della prima parte di aprile. 

Questa crescita dei ricoveri, è dovuta al periodo in cui l'indice Rt del Lazio è stato calcolato a 1.31 e che ha provocato l'entrata del Lazio in zona rossa dal 15 al 28 marzo. In un mese (marzo-aprile), i dati sono in netto aumento: il 5 marzo c'erano 1872 ricoverati e 248 pazienti gravi, il 5 aprile invece 3095 ricoverati e 396 pazienti gravi. Secondo i dati Agenas, aggiornati al 7 aprile, il Lazio ha il 41% dei posti letto dedicati alle terapie intensive, occupate: un dato oltre la soglia limite del Ministero della Salute. Per i pazienti in area non critica il dato sale al 55% dei posti occupati. 

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Le fonti sanitarie interpellate da RomaToday raccontano che, negli ultimi giorni, al Casilino ci sarebbe "una media di 8 ambulanza ferme, al Policlinico di Tor Vergata 12, al Gemelli 3, al San Filippo 2, al Pertini 14", mentre all'ospedale Grassi ci sarebbero pazienti "in codice rosso bloccati in ambulanza, pazienti gravi che avrebbero bisogno di assistenza immediata" e dall'ospedale Vannini avrebbero "mandato richiesta di non portare pazienti per carenza di postazioni di ossigeno".

Scorrendo i dati dei tempi di attesa fuori gli ospedali esaminati, nei principali plessi di Roma, intorno alle 14 si sono segnalati decine di pazienti in attesa di ricovero o trasferimento 27 pazienti al Policlinico Casilino, 17 al Policlinico di Tor Vergata, 14 all'Umberto I, 13 al San Giovanni, e 12 al Gemelli e al Sant'Eugenio. 

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