Latte fresco, no all’ipotesi di allungare la scadenza: “Finisce in ginocchio un intero settore”

Le associazioni di categoria contestano l'idea di portare la scadenza del latte, attualmente fissata a sei giorni, ad undici. Milozzi (CIA Roma): "Ne perderebbe in qualità anche il prodotto"

Sul tavolo della Ministra Bellanova già sono arrivate le prime lettere di protesta. L’ipotesi di allungare la scadenza del latte fresco, attualmente di sei giorni, sta suscitando molte critiche tra le associazioni di categoria.

La protesta

Assolatte e le imprese ad essa associate si sono dichiarate “del tutto contrarie” ad un’ipotesi del genere. Com'è stato ricordato alla Ministra Bellanova  finirebbe col produrre “effetti deleteri sul mercato del latte fresco, prodotto che ha nell’elevata qualità, nella freschezza, nella breve vita commerciale e nella componente servizio i propri principali punti di forza”.

Le conseguenze sulla filiera

Le difficoltà nel settore, soprattutto nella provincia di Roma, sono precedenti alla diffusione del nuovo Coronavirus. L’idea di allungare la scadenza del prodotto fresco, finirebbe per aggravare un comparto produttivo già in crisi. "Spacciare sugli scaffali dei supermercati un latte fresco, diventato invece a tutti gli effetti un latte quasi a lunga conservazione,  vedrebbe crollare le piccole e medie aziende produttrici del settore, costrette a una produzione limitata di latte e dunque a un guadagno minore” ha obiettato Riccardo Milozzi presidente della Confederazioni Agricoltori Italiani di Roma. 

Una genuinità da preservare

Conseguenze, di certo, avrebbe anche la qualità del prodotto che punta sulla freschezza per mantenere le proprie qualità nutrizionale. “Il latte fresco, consumato per la sua genuinità dalle famiglie italiane, tracciabile e sicuro, si troverebbe a combattere contro la mortificazione delle sue proprietà organolettiche, utili soprattutto ai bambini” ha ricordato Milozzi.

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L'appello

In definitiva, sono almeno due le ragioni contrarie alla scelta di prolungare la data di scadenza. Ne perderebbe in qualità il prodotto. E finirebbero per esserne penalizzati, oltre ai consumatori, anche i produttori romani. Da qui l’appello della CIA di Roma a “non mettere in ginocchio la filiera, mantenendo la normativa vigente in merito alla scadenza”.
 

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