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Alessia Piperno rompe il silenzio: "In carcere in Iran i giorni più duri della mia vita"

“Ho visto, subito e sentito cose, che non dimenticherò mai, e che un giorno mi daranno la forza per lottare accanto al popolo Iraniano", ha detto la trentenne romana

A 20 giorni dal rientro in Italia, circa la metà di quelli trascorsi nel carcere di Evin, in Iran, Alessia Piperno rompe il silenzio in cui si era chiusa per farsi stringere da amici e famiglia, e lo fa per raccontare pubblicamente la traumatica esperienza vissuta: “Non avevamo fatto nulla per meritarci di essere rinchiusi tra quelle mura - sottolinea - e non posso negare che siano stati i giorni più duri della mia vita”.

In un lungo post su Instagram accompagnato da una foto che la ritrae proprio in Iran, davanti a una vetrata che le proietta luci colorate sul volto, in drammatico contrasto con quanto raccontato, la trentenne romana ricorda come “nei primi giorni di settembre, andai a visitare per la prima volta nella mia vita, una prigione a Teheran. Si trattava del carcere di Ebrat, ormai diventato museo, ma che una volta era utilizzato dalla polizia segreta Savak, per torturare i detenuti. Rimasi tra quelle mura per diverse ore, cercando di immaginare la paura che si viveva all’interno di quelle celle. ‘Le urla dei prigionieri si sentivano per tutta la prigione’. Così mi raccontò la mia guida. In qualche modo sembrava come se quelle grida fossero ancora scolpite nei muri e che viaggiassero tra quei corridoi”. Piperno prosegue ricordando di avere chiesto alla guida se esistessero ancora prigioni di quel genere, in Iran, e di essersi sentita citare quella di Evin: “Sentii i brividi corrermi su tutto il corpo, senza lontanamente immaginare che 21 giorni dopo, sarei stata anche io, una detenuta, proprio in quella prigione”.

VIDEO | Nel quartiere di Alessia Piperno, libera dopo più di un mese di prigione in Iran

"Ho visto e subito cose che non dimentichierò mai"

“Ho visto, subito e sentito cose, che non dimenticherò mai, e che un giorno mi daranno la forza per lottare accanto al popolo Iraniano - prosegue la blogger romana - Al tempo, non avevo partecipato alle proteste, perché ci era stato sconsigliato, e il rumore degli spari, mi metteva paura. Adesso è diverso. Sono a casa, tra la mia famiglia e i miei amici, libera si, ma fisicamente. È la mia mente a non esserlo, perché in quell’angolo di inferno sono ancora rinchiuse le mie compagne di cella, migliaia di iraniani, e il mio amico Louis”.

“Io sono tornata a una vita normale, esco, a volte rido, faccio progetti per il mio futuro, e dormo in un letto - conclude Piperno - Oggi è lunedì, oggi in prigione si fa la doccia. Domani è martedì, ci sono i 5 minuti d’aria. La mia mente ora vive un po’ così, tra sorrisi, in un letto soffice, un piatto di pasta e tra delle mura bianche dove le urla, non cessano mai e dove l’aria si respira per 5 minuti, due volte a settimana”.

La liberazione di Alessia Piperno

Alessia Piperno era stata arrestata a Teheran lo scorso 28 settembre, e trasferita poi nel carcere di Evin per una detenzione durata oltre 40 giorni. La sua liberazione è avvenuta il 10 novembre, dopo una lunga trattativa diplomatica e un complesso lavoro da parte dei servizi segreti italiani. Ad annunciarla era stata la premier Giorgia Meloni, che l’aveva anche accolta all’aeroporto di Ciampino insieme con i familiari quando era atterrata, la sera del 10 novembre. In aeroporto era presente anche il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che l’aveva anche invitata in Campidoglio.

Al rientro in Italia, la trentenne romana si è subito rifugiata nella casa dei Colli Albani che condivide con la famiglia, e qualche giorno dopo era stato il padre, Alberto, a condividere un primo scatto della figlia finalmente al sicuro: ““È la fine di un incubo - aveva detto Alberto Piperno all’indomani dal ritorno a casa della figlia - Lei sta bene fisicamente, ma è ovviamente ancora provata per quando ha vissuto".

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