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Affrancazioni, la famiglia finita sul lastrico per i tempi biblici del comune di Roma

Daniela, 39 anni, non può vendere il suo appartamento di Muratella: da un anno attende la determina comunale. Nel frattempo deve rogitare la nuova casa e sta pagando l'anticipo

"Il giorno della Vigilia avevo poco più di 11 euro sul conto, per fortuna i miei bambini sono troppo piccoli per rendersi conto di cosa significhi non ricevere regali". Daniela Conti, 39 anni, semplice impiegata a 1.300 euro al mese in una grande azienda di informatica, è una delle migliaia di romani che il caos delle affrancazioni sta riducendo sul lastrico. 

La compravendita bloccata

Il motivo è semplice, nella sua crudezza: la vendita della casa di cui è proprietaria, nel piano di zona B38 Muratella, è bloccata finché il comune non si deciderà a lavorare la sua pratica di affrancazione. Al contempo, però, Daniela e il marito, genitori di due bambini di 2 e 1 anno, hanno acquistato un nuovo appartamento a Marino, visto che la famiglia si è da poco allargata. E stanno pagando le rate dell'anticipo. 

L'iter iniziato un anno fa

"A febbraio 2021 abbiamo iniziato la pratica per chiedere l'affrancazione dell'appartamento che ho acquistato nel 2005 in diritto di superficie - racconta Daniela a RomaToday -, a marzo mi sono iscritta all'Arep (associazione regionale edilizia popolare, ndr) e pagato 3.300 euro per la pratica in base ai calcoli, inviando tutto a fine marzo. Il comune ci ha risposto il 9 aprile fornendo un numero di protocollo e da lì abbiamo aspettato i 180 giorni previsti. Nel frattempo, a maggio decidiamo di vendere la casa fiduciosi che la determina sarebbe arrivata presto, a settembre ci arriva la proposta d'acquisto". 

Il rischio economico dietro l'angolo

I 180 giorni passano, ma notizie dal dipartimento urbanistica non ne arrivano. Daniela ha estinto il vecchio mutuo con 15.000 euro, ma si è anche accordata per l'acquisto di una nuova casa, più grande dei circa 85 mq di Muratella, in zona Santa Maria delle Mole ai Castelli: 268.000 euro. "La padrona di casa ci ha fatto sapere che il 20 aprile vuole rogitare - continua Daniela - ma con queste tempistiche non ce la faremo mai. E senza affrancazione l'acquisto andrà a monte: perdiamo 50.000 euro". Metà dei quali già pagati, l'altra metà era da inviare entro il 31 gennaio 2022 "ma non abbiamo soldi, quindi non possiamo onorare la scadenza". 

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"Ho ritirato mio figlio dall'asilo"

I soldi escono continuamente perché, secondo gli accordi iniziali, il rogito per la vendita doveva essere fissato entro il 31 dicembre scorso "con la facoltà di prolungare di 30 giorni in 30 giorni, pagando 1.000 euro di penale ogni volta". Un salasso. Così Daniela decide anche di levare il figlio più grande dall'asilo perché la retta non rientra nel budget familiare "e siamo da mesi in affitto, sempre a Marino, pagando 880 euro al mese". 

La nuova delibera non cambia le cose

La delibera approvata dall'assemblea capitolina l'1 febbraio, che elimina il prezzo massimo di vendita o locazione per chi è in diritto di proprietà da 20 anni o in una convenzione scaduta, non tocca minimamente il caso di Daniela: "La convenzione di Muratella scadrà tra un anno - specifica la 39enne - e noi non siamo in diritto di proprietà". Tra l'altro Muratella non è uno dei 14 piani di zona in cui si può trasformare il diritto di superficie in diritto di proprietà.

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"Tra due settimane mi incateno"

"Quindi adesso c'è una casa vuota a Muratella che non può essere venduta - prosegue Daniela al telefono mentre va a vendere la cameretta dei bambini al mercatino dell'usato - e una casa che sto già pagando a Marino ma che rischio di perdere, tutto perché dagli uffici del dipartimento non si degnano di darmi una risposta, nemmeno se mi presento. Anzi, mi hanno proprio cacciata". Ma la prossima volta Daniela non si farà rimandare indietro: "Mi stanno mandando alla deriva, devo far mangiare i miei figli: se tra due settimane non ho notizie concrete mi incateno, così magari la determina la firmano". 

L'avvocato: "Il comune è un muro di gomma"

Il caso della signora è seguito da due avvocati, uno dei quali è Andrea Lamonaca (che il 3 febbraio ci spiegava cosa cambia con la nuova delibera comunale): "Stiamo inviando una pec al difensore civico - fa sapere a RomaToday - ma è la carta della disperazione. Quella di Daniela è una delle tante distorsioni dovute al comportamento omissivo del comune, che rischia di mandare per stracci la gente. C'è chi perde i risparmi di una vita, con enormi costi economici ed emotivi. Dagli uffici c'è un muro di gomma, le risposte sono sempre uguali: 'Siamo solo in 5, non riusciamo'. Di storie come queste ne seguo almeno una decina attualmente". 

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