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Emergenza affitti, effetto Coronavirus sugli studenti fuori sede: "Paghiamo stanze che non utilizziamo"

Qualcuno sta chiedendo al Governo un sostegno economico, altri si battono per un blocco dei pagamenti. Tutti intanto cercano difficili accordi con i proprietari

C’è chi si guadagava da vivere con lavori in nero o precari e ora è rimasto senza reddito o con le entrate fortemente ridotte. C’è chi contava sulle risorse della famiglia, alle prese a sua volta con le difficoltà economiche generate dall’emergenza sanitaria. Quasi tutti, da quando è inziato il lockdown all’inizio di marzo, tra università chiuse e lezioni online, stanno pagando per camere e posti letto che in questo momento non stanno utilizzando. Anche l’esercito di decine di migliaia di studenti universitari fuorisede di Roma, una città dove un posto letto in singola costa in media quasi 400 al mese, stanno fronteggiando problemi nel pagamento dell’affitto. In alcune regioni sono stati introdotti provvedimenti di sostegno ad hoc, nel Lazio dovrebbe essere possibile anche per gli studenti avanzare domanda per il bonus. Nei giorni scorsi in Senato è stato approvato un ordine del giorno che impegna il Governo a prevedere un supporto economico per alleggerire l’impatto degli affitti sugli studenti universitari fuori sede.

“Ci stanno contattando tantissimi studenti fuorisede che si sono sempre mantenuti gli studi con lavori precari o i nero che in questo momento sono stati licenziati o sono semplicemente rimasti senza stipendio”, racconta Giulia Livieri della rete giovanile ‘Noi restiamo’ che ha lanciato una campagna insieme al sindacato Asia Usb per chiedere il blocco degli affitti e delle utenze. “Molti di loro erano impegnati nel turismo o lavoravano in bar e ristoranti, due settori che non si riprenderanno a breve. Con le lezioni sospese e senza lavoro, in molti stanno pagando case che non stanno più utilizzando”.

Anche Federica La Pegna, consigliera nella consulta dell’ente regionale per il diritto allo studio Disco e membro dell’associazione studentesca di Link Roma, che insieme al sindacato Unione Inquilini ha lanciato un appello al Governo per un finanziamento al fondo di sostegno all’affitto, racconta di un mondo che si sta chiedendo come andare avanti. “La prima cosa che stiamo cercando di fare ora è ricontrattare i canoni di affitto per non gravare troppo sulle spese familiari in questo momento di difficoltà”, racconta. “Alcuni proprietari accettano di abbassare i canoni di loro volontà molti altri però si rifiutano o non rispondono proprio. Qualcuno ha reagito in maniera più dura richiedendo addirittura anticipatamente l’affitto”.

Per La Pegna il problema riguarda anche quanti vivono nelle residenze: “Nonostante in questo caso la somma è più bassa stiamo chiedendo all’ente regionale per il diritto allo studio di sospenderla perché anche quei circa 100 euro al mese possono fare la differenza in questo momento”, racconta. “Un’altra proposta che stiamo avanzando è la riduzione dei criteri di merito per l’assegnazione delle borse di studio dell’anno prossimo, dal momento che c’è negligenza nel fare lezioni online e molti professori non vogliono che si sostengano esami online”. 

In quanto alle possibili soluzioni da mettere in campo Link, insieme ad altre realtà, ha fatto scattare una campagna per lo stanziamento di un contributo all’affitto straordinario. “Gli studenti idonei non beneficiari, quelli che hanno i requisiti per la borsa di studio o per la residenza ma che non li ottengono per mancanza di fondi, possono richiedere un contributo per un sostegno all’affitto che quest’anno per la prima volta è andato a copertura totale”, spiega La Pegna. “Tutti gli altri ci stanno contattando per capire come possono ottenere il bonus affitti di tre mesi messo in campo dalla Regione Lazio e dove è possibile inviare l’autocertificazione ma il comune di Roma ancora non ha pubblicato il bando. È chiaro che si tratta di un provvedimento tampone. Quando si tornerà alla vita normale ci aspettiamo un maggiore impegno da parte dei vari enti regionali per il diritto allo studio e misure di welfare dal governo che permettano agli studenti di gravare il meno possibile sulle tasche delle loro famiglie”.

La rete ‘Noi restiamo’ porta avanti una campagna per il blocco immediato dell’affitto e delle utenze. Martedì scorso è stato lanciato anche un mail bombing verso la Regione Lazio e il Comune di Roma per avanzare questa richiesta. “Rappresentiamo giovani, studenti e precari che sono rimasti senza ammortizzatori sociali o al massimo prendono i 600 euro mensili. Purtroppo le iniziative messe in campo da alcune regioni come il Lazio rischiano di essere tardive e inefficaci”, spiega Giulia Liveri. “Abbiamo chiesto lo stanziamento di risorse per il sostegno all’affitto ma solo per i piccoli proprietari perché vogliamo dirlo: non siamo tutti uguali di fronte a questa situazione”. Per Livieri l’epidemia di Coronavirus “ha scoperchiato le situazioni emergenziali che erano cristallizzate da tempo. Per questo pensiamo che serva un ampiamento del reddito di cittadinanza con una quota che consideri l’affitto e chiediamo l’abolizione della legge che ha liberalizzato il mercato privato. Siamo studenti e lavoratori precari che vivono in città dove il problema del ‘caro affitti’ è più alto e dove ogni mese la maggior parte delle nostre entrate finisce pagarci un tetto sulla testa”. 

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