Basket, la Virtus Bologna passeggia a Roma: notte fonda per i capitolini, la capolista vince con troppa facilità

Foto Alessio Brandolini

Bisogna prendere le cose con filosofia. Secondo un celebre esperto della materia raggiungere un punto di rottura qualche volta è un toccasana. Fino a quando non ci sentiamo smarriti e arriviamo a pensare di aver perso contatto con il mondo è virtualmente impossibile cercare la propria identità. La Virtus accumula la sesta sconfitta stagionale con uno scarto superiore ai venti punti e ancora una volta rischia di mettere a repentaglio una stagione di buona fattura per l'apparente incapacità di limitare i danni nelle brutte giornate. Dopo la prova confortante offerta in Trentino la squadra accumula un nuovo capitombolo con un pessimo tempismo. Siamo infatti alla vigilia della sottoscrizione popolare per racimolare i fondi necessari per stabilizzare la sua presenza nella massima serie e in uno dei momenti più importanti per definire la direzione di questa annata sportiva. Il volto livido del coach Piero Bucchi in sala stampa riassume la situazione nel migliore dei modi: è necessario cambiare rotta e alla svelta.

Roma deve crescere sotto il profilo mentale, archiviare i problemi di continuità, trovare un antidoto alle serate flemmatiche dei giocatori americani e valorizzare il nuovo acquisto James White. Il mercato in entrata potrebbe regalare ancora qualche innesto di onesto spessore ma è il nucleo principale che deve rispondere in modo adeguato dal punto di vista nervoso. La truppa di Bucchi deve progredire anche nella costruzione del gioco e cercare di limitare la dipendenza da Jerome Dyson e Davon Jefferson su cui convergono le maggiori attenzioni difensive della squadre avversarie. Per lunghi tratti gli esterni di Roma hanno sprecato buone spaziature e offerto una prestazione al tiro che ha rapidamente eclissato una gara che ha sfiorato il record di presenze e ospitato tifosi anche nel terzo anello del palazzetto dello sport.

Anche il pubblico e i media stanno vivendo una stagione di comprensibile rodaggio e dopo anni di purgatorio appare naturale vivere le sconfitte con troppa rassegnazione e affrontare i momenti positivi con una una enfasi che in qualche caso si è rivelata dannosa. Il bilancio continua a essere positivo se controlliamo la classifica, sopratutto prendendo in considerazione i pronostici e le speranze di tutto l'ecosistema virtussino in estate. Analizzare nel dettaglio la gara contro la capolista è un esercizio crudele, i padroni di casa hanno offerto una pallacanestro dinamica e vincente solo per pochi minuti. Alibegovic offre il solito dinamismo e firma un parziale che traghetta il risultato sul 11-1 e sembra incanalare l'incontro sui giusti binari. Si tratta di un fuoco di paglia e la risposta di Bologna arriva con un mortificante 0-19 che fa scorrere prematuramente i titoli di coda alla partita. I locali litigano con il canestro e con Dyson completamente inghiottito dagli avversari non c'è nessun compagno di squadra in grado di trattare il pallone con un certo profitto. Salta velocemente ogni tipo di playmaking e fatica anche Jefferson che soffre ben presto la fisicità strabordante degli avversari nel pitturato. Il primo tempo si chiude 29-50 con il pubblico che cerca di consolarsi con le giocate di Teodosic e si smarrisce ben presto in un atmosfera che trasforma il palazzetto in una cattedrale. Nella ripresa cala il ritmo ed entra in scena James White (16 punti) che ha il grande merito di accendere la partita, rimettere parzialmente in carreggiata i compagni e di restituire contorni accettabili a una sfida che stava scivolando via con un esito davvero sconcertante.

Urge cambiamento di rotta.

Virtus Roma – Segafredo Virtus Bologna 68-97 (14-22; 29-50; 50-71)

Virtus Roma: Cusenza ne, Alibegovic 14, Rullo, Dyson 7, Baldasso, White 16, Pini 5, Farley ne,

Spinosa ne, Jefferson 5, Buford 8, Kyzlink 13. All. Bucchi.

Segafredo Virtus Bologna: Gaines 7, Deri, Pajola 5, Baldi Rossi 12, Markovic 11, Ricci 12, Delia 9,

Cournooh 6, Weems 14, Nikolic 5, Teodosic 9, Gamble 7. All. Djordjevic.

Foto Alessio Brandolini

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