Totti che vuoi fare da grande? Il Capitano vuole giocare, la Roma lo vede dirigente

Il week end più lungo degli ultimi anni giallorossi è passato. La vicenda Totti è passata ma lascerà inevitabili strascichi che, in un modo o nell'altro, condizioneranno il futuro del Capitano e della Roma

Siamo davanti ad un bivio. Francesco Totti deve decidere cosa farà da grande. E' questo, sostanzialmente, il succo di un lungo e travagliato week end in casa Roma iniziato con una intervista trasmessa al Tg1. Ore frenetiche dove non si è parlato che del futuro del Capitano ma, soprattutto, dei modi in cui è stata trattata una vicenda delicata per tutti, anche per i tifosi. 

Già perché come nelle più grandi storie d'amore, quando c'è una separazione non si può pretendere che un figlio scelga. Su internet i tifosi più o meno eccellenti prendono posizione sulla vicenda dell'esclusione del simbolo ormai sbiadito della Roma da parte di Luciano Spalletti. In percentuale, ma di poco, Totti prevale, trascinandosi un buon 65 per cento di fetta della tifoseria. Anche i sostenitori della Lazio, si schierano a favore di Totti, concedendogli l'onore della storia e riconoscendo che "il trattamento non è stato adeguato".

E allo stadio, durante Roma-Palermo (5^ vittoria consecutiva dei giallorossi ndr), qualcuno fischia il mister e inneggia al Capitano. Una spaccatura degna di un finale che, nessuno, avrebbe voluto così. Forse neanche lo stesso Totti che, prima della partita, ha pensato bene di salutare i compagni nello spogliatoio. Il numero 10 della Roma ha (quasi) 40 anni ma vuole continuare a giocare. 

Il presidente James Pallotta gli ha concesso carta bianca ma sostiene anche Spalletti. Gli scenari possibili per il futuro sono diversi. Il più probabile è che il presidente americano, giudicando le parole di Totti fuori luogo, a marzo comunichi la decisione di non rinnovargli il contratto ma di volerlo in ogni caso tra i dirigenti. Pallotta ora, infatti, è totalmente dalla parte di Spalletti.

"Mio figlio oggi mi ha detto: 'Papà che fai litighi con Totti?'. Ma io voglio solo fare il mio lavoro. - ha detto il il tecnico di Certaldo ieri sera - La società sa che qualunque cosa Francesco chieda io sono dalla sua parte. Con assoluto rispetto per la storia di un campione. Ma ora bisogna fare delle scelte. Se continua così qualche partita glielo farò giocare, ma senza fargli regali".

Per poi spiegare meglio: "Lui deve pensare a cosa fare nel futuro. Vuoi fare Giggs? Fai Giggs, sempre seduto vicino a me. Con la sua storia alla Roma lui può fare qualunque ruolo. Ha carisma in questo ambiente. Vuoi fare Nedved? Fai Nedved. Vuoi fare il calciatore? Fai il calciatore. Io sono stato chiamato a risollevare le sorti di una squadra, non posso concederti niente". 

Insomma tutto risolto? Macché. Tra Spalletti e Totti è così. Storia di "missili", usando un termine caro al mister, che nasce addirittura tra il 2008 e il 2009. Per averne un esempio basta andare a ripescare le parole di Totti sulle dimissioni di Spalletti: "Non riusciva più a farsi capire". Parole che hanno colpito nel segno e che lo stesso Spalletti non ha mai digerito. 

Una rottura che si può datare all'estate 2008, quando Spalletti fu accostato alla panchina del Chelsea e incontrò la dirigenza dei Blues. Dopo Italia-Francia, all'Europeo di quell'anno, anche Daniele De Rossi intervenne ai microfoni di Rai Sport e, vedendo che in studio era presente proprio l'ex tecnico di Udinese e Sampdoria, dichiarò: "Ecco l'allenatore del Chelsea". Una battuta, che nascondeva però dei problemi.

Problemi che ora sono tornati. Almeno per quanto riguarda Totti. Discussioni che anche in passato l'ormai ex Pupone ha avuto con altri allenatori, primo tra tutti l'argentino Carlos Bianchi, che lo vedeva immaturo e voleva farlo cedere alla Sampdoria. Poi dopo il rapporto di amore-odio con Fabio Capello toccò proprio a Spalletti recitare il "ruolo del cattivo". 

Poi Claudio Ranieri, che per vincere un derby, lo tolse dalla formazione titolare. Ed infine Luis Enrique. Relazione fredda anche per un'esclusione in Europa League a Bratislava con lo Slovan che valse l'esclusione della Roma dai preliminari di Europa League. Una serie di alletori che, insomma, hanno avuto qualche grattacapo nel gestire l'importante figura del giocatore-leggenda.
 
Problema che, però, questa volta dovrà anche la società. "Totti ha un contratto fino a giugno e un altro di 6 anni da dirigente firmato con la società. Sul fatto di continuare lasciamo che lui ne parli con Pallotta. Si sente immerso nel campo, nella quotidianità del giocatore: sono cose difficili da capire che solo chi ha giocato può sapere. Deve essere lui a sapere quando è il momento giusto di capire il da farsi sul futuro", ha detto Mauro Baldissoni a Sky Sport.

Le lancette passano, il messaggio a Totti è chiaro e presto l'arrivo di Pallotta chiarirà tutto. Forse. Totti si sente ancora un giocatore mentre la Roma si prepare ad un prossimo futuro senza Totti in campo, con quella numero 10 che probabilmente verrà anche ritirata. In fondo hanno smesso di giocare anche Pelè, Ronaldo e Zidane. Sono cose che inevitabilmente capitano, Capitano. 


 

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