Genitori e tifo malato, la lettera-manifesto: "Papà, guarda la partita e lasciami giocare"

Troppi episodi di violenza verbale e fisica alle partite tra bambini, con mister ridotti in fin di vita e genitori "avversari" in ospedale

“Papà, oggi alla partita non mi sono divertito affatto. Se questo vuol dire andare a scuola calcio, meglio continuare a suonare il pianoforte". Inizia così la lettera-manifesto pubblicata sul sito dell’A.S.D. Nuova Valle Aurelia, una scuola calcio come tante, che però ha preso a cuore la questione dell’educazione sportiva. Dei piccoli calciatori? Ovviamente, ma soprattutto dei loro genitori.

“Quando hai detto quella parolaccia all’arbitro mi sono vergognato”

Negli ultimi anni si sono verificati troppo spesso episodi di violenza verbale e fisica durante o al termine di partite tra bambini, che in palio dovrebbero avere null’altro che il loro divertimento. Allenatori ridotti in fin di vita, genitori “avversari” in ospedale, esempi pessimi che influenzano negativamente i bambini, che non si divertono più o, peggio, vengono trascinati in questa visione malata dello sport.

Nella lettera suddetta, il padre proprio non riesce a capire lo stato d’animo del figlio: “Papà basta! Non sono triste perché abbiamo perso; a me non importa (…) È il tuo atteggiamento papà. Le tue urla, i tuoi consigli. Quando hai detto quella parolaccia all'arbitro mi sono davvero vergognato. Poi ti sei messo a litigare con un genitore dell'altra squadra, per non parlare di quando hai iniziato ad urlare al mister di farmi giocare in attacco (…) Non ho bisogno di vincere per essere felice. Mi basta correre dietro al pallone insieme ai miei amici. Papà, la prossima volta, per favore, divertiti insieme a me. Non urlare, non gridare e lascia stare il mister, l'arbitro e gli avversari. Guarda la partita e lasciami giocare papà. Perché, io, non desidero nient'altro che giocare”.

Lettera calcio figlio al padre-2

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