INTERVISTA | Alla scoperta di Tomas Kyzlink, Guardia tiratrice della Virtus Roma

"Ogni paese e ogni città mi hanno regalato qualcosa di importante e mi hanno arricchito dal punto di vista umano e professionale"

Foto Alessio Brandolini

A tu per tu con una delle note più liete della stagione della squadra. Il suo rapporto con la città, il percorso professionale, l’amore per il gioco, i suoi obiettivi e la grande passione per i libri.


Tomáš Kyzlink classe 1993 dalla Repubblica Ceca, guardia tiratrice di 1.96 cm. Nasce a Vyskov e si forma tecnicamente nelle giovanili della USK Prague con cui gioca dal 2009 al 2012. Nella stagione 2012/2013 colleziona la prima esperienza in un campionato estero in Spagna con la maglia del Cáceres Club Baloncesto a diciannove anni.

Nel 2013 approda in Italia per la prima volta per vestire la maglia della Blu basket, squadra della città di Bergamo. Rimane tra le fila degli orobici per tre stagioni e nel 2016/2017 prova la strada del campionato sloveno con i colori della Helios Domžale con cui ci cimentata nella Champions league. Successivamente si trasferisce in Francia con il JL Bourg Basket e poi alla Reyer Venezia che nella seconda parte della stagione 2017/2018 lo cede in prestito a Siena. In serie A2 si mette in mostra con un bottino personale di 17 punti, 3.9 rimbalzi e 3.2 assist che gli valgono il ritorno dai lagunari con cui vince lo scudetto nel 2018/2019 pur restando ai margini della rotazione.

Nel 2019/2020 firma con la Virtus Roma e in questo campionato sta registrando medie di 12.5 punti, 4.1 rimbalzi e 2.1 assist per partita con il 36% dalla linea dei 3 punti e quasi il 70% dalla linea dei tiri liberi. Nazionale della Repubblica Ceca, con la quale ha preso parte a Eurobasket 2017 dopo aver rappresentato il proprio paese con le selezioni Under 16, Under 18 e Under 20. Apprezzabile dal punto di vista dinamico, dispone di notevoli risorse atletiche e di un buon tiro da fuori. Può farsi valere in contropiede e con la difesa avversaria schierata grazie a una evidente versatilità. Riservato e riflessivo rappresenta un buon valore aggiunto per lo spogliatoio.

Buon pomeriggio Tomas, la tua avventura professionale ti ha portato a Roma. Hai giocato in diverse città in Italia e hai avuto esperienze in Francia e in Spagna.

Ogni paese e ogni città mi hanno regalato qualcosa di importante e mi hanno arricchito dal punto di vista umano e professionale. Ho sempre cercato di imparare cose nuove e fino a questo momento mi trovo decisamente a mio agio, la squadra è andata molto bene nella prima parte del campionato e sono riuscito a ritagliarmi uno spazio importante. Purtroppo nella seconda parte ci siamo un po’ fermati anche a causa di una serie di problemi fisici che ci hanno davvero penalizzato. Spero che che la terza parte sia ricca di soddisfazioni e che gli aggiustamenti recenti del roster diano i loro frutti. 

Giocare di fronte a 7/8mila persone come ci è capitato quest’anno è un'esperienza incredibile, uno spettacolo che non ti lascia certo indifferente. Abbiamo tanto supporto da parte dei tifosi e in generale questo è davvero un ambiente piacevole sotto tanti punti di vista. Vivere una città come Roma e approfittare di quanto è in grado di offrire dal punto di vista storico e culturale è un privilegio. Mi sento davvero fortunato perchè non è mai facile conquistare la fiducia di un club.

Come ti sei innamorato di questo sport?

Dal principio è stato un colpo di fulmine. Ho provato il calcio, il tennis e anche la pallavolo ma già a dieci anni ho subito capito che questo era il mio sport di elezione. Ho cercato di coltivare le mie doti fisiche e tecniche e per fortuna ho scoperto di avere un talento che mi ha permesso di divertirmi. Con il tempo e con il sacrificio sono riuscito a trasformare questa passione in un lavoro e in un mezzo che mi ha permesso di intraprendere un percorso di vita stimolante e visitare paesi e realtà molto diversi.


L’anno scorso hai conquistato lo scudetto con la Reyer Venezia ma sei sceso in campo molto poco. Sei sbarcato a Roma con un percorso professionale già ricco che spazia dalle esperienze con la nazionale ad Eurobasket 2017, alla Champions League alla serie di stagioni in Italia che ti hanno visto protagonista lontano dalla massima serie. Nonostante i tuoi trascorsi per molti esperti eri ancora una sorta di incognita ad inizio stagione per la serie A, hai dimostrato di valere questa categoria sul campo.


Giocare poco in campionato è sempre una cosa difficile da affrontare per un professionista in generale, in special modo per uno sport in cui il ritmo di gioco è una cosa fondamentale. Avevo di fronte due strade: sfruttare al massimo le potenzialità di un club di prima fascia e lavorare per migliorare ancora il mio bagaglio tecnico o lasciarmi prendere dalla sconforto e cominciare a lamentarmi.  Per fortuna sono riuscito a dedicarmi con grande intensità al lavoro e devo dire in tutta onestà che ho imparato di più lo scorso anno che in tutto il resto della mia carriera per quanto di buon livello. Vivere un'esperienza come quella dello scudetto e confrontarmi con dei campioni è stato davvero entusiasmante. Ringrazio ancora l’opportunità che mi ha concesso Roma perché avevo bisogno di trovare tanti minuti e responsabilità in una squadra e mettere alla prova il mio potenziale.

C’è un giocatore che ti ha impressionato in modo particolare?

Due nomi su tutti anche se mi rendo conto di non essere originale: Miloš Teodosić e Sergio Rodríguez. Purtroppo il primo contro di noi ha “camminato” nel vero senso della parola perché erano avanti di trenta punti e non ha fatto intravedere tutto il suo bagaglio tecnico. Ovviamente anche in una situazione del genere ha fatto un paio di giocate che hanno entusiasmato il pubblico, da stelle di questa grandezza hai la possibilità di imparare tantissimo. Li ammiro veramente molto perchè portano le squadre a vincere, riescono a leggere il gioco prima degli altri e migliorano i compagni.
Aiutaci a capire meglio la vita di spogliatoio. Chi è davvero il più scaramantico tra Tommaso Baldasso e Giovanni Pini che recentemente è diventato il capitano.


Tommaso ha diverse fisime senza dubbio ma Giovanni da questo punto di vista è assolutamente insuperabile e il numero uno per la quantità di scaramanzie e per la simpatia con cui le impone al resto della squadra. Non puoi provare a versare il sale quando siamo a tavola tutti assieme ad esempio ma in generale sono aspetti divertenti che contribuiscono a migliorare il clima in gruppo.


Molti tifosi ti apprezzano e cercano di capire meglio il tuo profilo. Sei  simpatico e parli un ottimo italiano. Parlando con gli altri giocatori e con Alan (l’addetto stampa di casa Virtus) sembri a tutti gli effetti l’intellettuale di questo gruppo e uno dei più riflessivi.

Non posso giudicare questo aspetto, preferisco lo facciano gli altri. Mi piace capire tante cose diverse e approfondire per quanto posso. Non ho frequentato l’università ma credo che sia fondamentale e un atto doveroso esplorare quello che c’è fuori dal mondo della pallacanestro. Cerco di leggere molti libri e migliorare la mia educazione in generale ma non credo di farlo in modo così approfondito.

Che obiettivi personali ti sei posto nella tua carriera?

Da quando otto anni fa ho firmato il mio primo contratto da professionista in Spagna mi sono prefissato l’obiettivo di vincere un giorno l’Eurolega. Riuscire in questa impresa entro i dieci anni di carriera sarebbe una cosa fantastica e tutto sommato ho ancora un paio d’anni per coronare questo grande sogno. Alla fine ovviamente conta il percorso, tutti i giorni sono importanti per migliorare e per fare la differenza in allenamento perchè mi piace lavorare duro. Dove mi porterà la strada non posso certamente saperlo ma voglio cercare di puntare in alto e avere le giuste ambizioni. Desidero realizzare il massimo dal mio potenziale e avere grandi traguardi da raggiungere ti stimola sempre.

Cosa fai nel tempo libero ?

Mi piace stare con la mia famiglia e anche se non possiamo passare tanto tempo insieme cerco di mantenere vivi i contatti il più possibile con lunghe telefonate ad esempio. Adoro leggere come ti accennavo e il mio libro preferito è sicuramente “L’alchimista” di Paulo Coelho che trovo davvero sensazionale. Non guardo molte serie TV ma devo dire che mi ha coinvolto molto “Narcos” come raramente mi è capitato fino a questo momento.

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Onestamente non sono molto amante dei videogiochi a differenza dei miei compagni di squadra e dei miei coetanei. A livello di cucina mi piace sperimentare i piatti della tradizione romana ma li trovo abbastanza pesanti per le mie abitudini e cerco di evitarli in prossimità di una partita. Diciamo che quando posso mi concedo volentieri una bella carbonara se c’è la giusta opportunità o una amatriciana. Ogni tanto mi piace fare un giro in centro o fare una bella passeggiata al mare per rilassarmi e provare a ricaricare le batterie.

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