Festa del Cinema, ecco come Luca Zingaretti è diventato Montalbano: “Dieci anni fa dissi smetto”

Alla Festa del Cinema di Roma bagno di folla per l'attore che interpreta dal 1999 il celebre commissario dei libri di Camilleri: "Ho avuto paura di restare ingabbiato nel personaggio"

Dai campi da calcio, prima del San Paolo Ostiense e poi del Rimini, ai palcoscenici di tutta Italia, ai set cinematografici e televisivi: nel destino di Luca Zingaretti c’era la carriera da calciatore e invece oggi è uno degli attori italiani più affermati e amati dal pubblico. 

Luca Zingaretti: da calciatore ad attore

A 17 anni la scelta che gli ha cambiato la vita: scarpini del semiprofessionismo appesi al chiodo, tanto studio e lavoro per entrare e affermarsi all’interno della prestigiosa Accademia di Arte Drammatica Silvio D’Amico. “Tornato dal militare dovevo scegliere tra una luminosa carriera da calciatore e quella da attore. Una bella ragazza, ero fidanzato con una mia compagna del liceo, mi fece scegliere per la seconda” – racconta Zingaretti nell’affollatissimo spazioRegione Lazio alla Festa del Cinema di Roma nell'ambito della rassegna ArtMedia Cinema e Scuola - IMMAGINI PERSONAGGI STORIE. Dentro solo posti in piedi, fuori una moltitudine di persone in attesa dell’attore. 

Luca Zingaretti è Montalbano

Sebbene magistrali le interpretazioni a teatro, sul grande schermo e soprattutto in tv dove è legato ai personaggi di Perlasca, Paolo Borsellino e Adriano Olivetti per tutti Luca Zingaretti è il commissario Montalbano

Un ruolo forse nel suo destino. L’incontro con Andrea Camilleri proprio all’accademia: “Era uno dei miei professori ma – rivela Zingaretti – non ci ha mai trattato come alunni bensì come colleghi, quelli del futuro”. 

L’incontro di Zingaretti con Camilleri

Dal maestro Camilleri tanti gli insegnamenti, non solo professionali: “Mi ha insegnato tante cose, soprattutto che il successo e il riconoscimento sociale non hanno nulla a che vedere con il valore della persona stessa. Il successo non dipende totalmente da noi stessi: per questo ai ragazzi – ha detto l’attore rivolgendosi alla sua nutrita platea – suggerisco di imparare a riconoscere le persone per quello che sono, non per come vengono riconosciute dal mondo”

Zingaretti: “Ecco come sono diventato Montalbano”

Poi il racconto sull’arrivo del commissario Montalbano nella sua vita. “Avevo letto i libri di Camilleri e mi erano piaciuti, ne ero rimasto folgorato. Quando ho saputo che lo portavano in tv mi sono detto che quel ruolo doveva essere mio. Per fare Montalbano ho fatto sei mesi di provini: quando alla fine hanno scelto me per interpretarlo ho chiamato Camilleri. Ero felicissimo”. 

Luca Zingaretti: “Nel 2008 dissi stop a Montalbano”

Una fiction Rai che va avanti da vent’anni. Un successo consolidato. Nel 2008 però il tentennamento di Zingaretti: “Dissi ‘smetto’. Ho sempre pensato che bisogna avere l’intelligenza di uscire tra gli applausi. Non bisogna essere ingordi. Avevo paura di rimanere ingabbiato” – rivela l’attore. 

Poi il ripensamento. “Non sono rimasto per una questione economica, come qualcuno ha scritto. Mi hanno spinto principalmente tre motivi: mi mancava quel posto lì, una bolla dove è tutto sospeso e hai tempo per te stesso” – dice Zingaretti riferendosi alle località siciliane in cui viene girato il Commissario Montalbano. In più c’era la voglia di “incontrare nuovamente quel personaggio” e poi “volevo fare quello che mi andava di fare”, un modo “per stare bene e nutrire l’io più profondo”.

“È stata una scommessa vinta” – riconosce Zingaretti. “Gli applausi non sono mai finiti, anzi. Ora vedremo però quel che succede perché due padri nobili, Camilleri e Sironi, sono venuti a mancare”. 

Il ricordo di Alberto Sironi, regista di Montalbano

Commosso il ricordo di Alberto Sironi, il regista di Montalbano scomparso nell’agosto scorso.

“Il successo della fiction è in parte di  Alberto Sironi al quale non sempre è stato riconosciuto il giusto merito. Con lui sono stati 20 anni tra litigi, complicità e forza. Con la sua trasposizione cinematografica è riuscito a dare fisicità ai libri di Camilleri. Un’operazione non sempre semplice”. Lungo ed emozionato l’applauso dell’intera sala. 

“Quando è se ne è andato improvvisamente – ha detto Zingaretti - mi è mancato un complice. Era un uomo buono: incapace di provare rancore, ma estremamente in grado invece di entrare in empatia con gli altri”. 
 

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