La cucina romana di Sora Tina all'Hosteria la Casetta

Una piccola osteria a conduzione famliare affacciata su via Trionfale è in lizza per la migliore amatriciana di #aromacipiace. Protagonista assoluta la tipica cucina romana di Sora Tina, la cuoca che non ha segreti, tranne la semplicità

Un'osteria a conduzione familiare, piccola e accogliente, che propone il tipico menù della tradizione romana. Sinteticamente, l'Hostaria La Casetta (via Trionfale 9245)  potrebbe essere raccontata così, ma se si vuole davvero coglierne l'anima - al di là dei menù e delle tecniche di preparazione - tocca varcarne la soglia e possibilmente scegliere, tra la trentina di coperti disponibili, il tavolino piazzato sotto la piccola finestra che si affaccia sulla cucina. 

A presidiarla, ci sono due donne, Alessia e la signora Tina: cuore, braccia e testa di questa piccola realtà del nord-ovest romano. Ah, e anche  voce: “Quando siamo in cucina – racconta Alessia – non ci rendiamo conto che alcuni clienti possono sentirci, in particolare sotto la finestra... Dopo, in sala, li vediamo ridere sotto i baffi”.

“E cosa vi dite in cucina?”. “Ehhh, di tutto”, interviene Tina, una signora gentile ma dall'aria, se non austera, vagamente seriosa e pragmatica, con oltre mezzo secolo di esperienza ai fornelli. “Con Lilli (che serve ai tavoli, ndr) siamo tre donne in cucina – continua Tina – puoi immaginare che esce fuori”. “Magari i clienti scoprono i segreti della preparazione dei piatti?”, chiediamo. “E che te voi scoprì – ribatte Tina –, io non c'ho segreti... Non ti fida' di quelli che c'hanno i segreti in cucina”, aggiunge, con la saggezza tipica della tradizione popolare romana. 

“Voi sapè come faccio l'amatriciana - ci anticipa -?  Guanciale di Norcia e pecorino romano, pomodoro rigorosamente pelato, olio e una spruzzatina di vino. Ah, e il sugo cuoce in pochi minuti, perché il guanciale deve rimanere bello croccante”. Bastano pochi ingredienti e una cottura veloce per creare la magia. “Le cose semplici e genuine vincono sempre – continua -, ho scoperto da poco che pure la Sora Lella la faceva così; mi dicono tutti che è bona, ma secondo me mia suocera la faceva perfino meglio”.

Alessia e Tina fanno la spesa tutti i giorni, dai mercati vicini, acquistando ingredienti freschi e stagionali, tra cui anche il pesce per gli spaghetti con le vongole o la frittura di paranza. Ma è la tradizione romana a farla da padrona. “Trippa, rigatoni al sugo di coda, pasta e fagioli, tonnarelli cacio e pepe, pajata – elenca Alessia -; tra i dolci, il tiramisu classico va per la maggiore, ma non puoi non assaggiare quello alle mandorle”.

Secondo Alessia, ad attestare la bontà della cucina non sono i certificati di eccellenza di TripAdvisor, ma il fatto che, da anni, i clienti continuino a tornare. “Ormai si conoscono tra di loro – racconta -,  uniscono i tavoli, scherzano e, spesso, ci ritroviamo a mangiare con loro a fine servizio”. La gratificazione più grande è vederli soddisfatti. “Quando esci dalla cucina – continua  Alessia -, vogliono stringerti la mano ed è lì che capisci che sei riuscita ad arrivare”. 

Oltre alle tre donne, la famiglia è completata dal marito della signora Tina, sor Mario, e dal figlio, Giulio. “E poi c'è la piccola di casa – aggiunge Tina, regalandoci il primo sorriso da quando l'abbiamo incontrata -: pensa che c'ha 4 anni e c'ha già chiesto la trippa”. Orgoglio di nonna. “E l'ha mangiata?” chiediamo. “E certo! Tra un po' la mettiamo ai tavoli”, ride.

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