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VIDEO | Sex workers e Hiv, il camper di Villa Maraini nelle strade della prostituzione romana

A due anni dall'avvio del progetto, Fondazione Villa Maraini e Croce Rossa presentano i dati raccolti nelle vie della prostituzione romana. Allarmanti circa l'uso del preservativo

 

Si parla spesso di prostituzione, ma poco del fatto che si stimano oltre 9 milioni di clienti all'anno su tutto il territorio nazionale. E se pensiamo alle malattie infettive sessualmente trasmissibili, le prime che vengono in mente sono ovviamente Aids ed Epatite C. Da qui l'idea di Villa Maraini: portare l'unità di strada ed i test immediati lì, dove lavorano i sex workers, con il principale obbiettivo di fare prevenzione. “Che per noi corrisponde alla migliore terapia – spiega Massimo Barra, fondatore di Villa Maraini -. Lavoriamo da anni con i tossicomani, e come per la lotta alla droga, quella contro il virus è una battaglia che si combatte con la prevenzione. Anche perché dove c'è la prostituzione, ci sono anche milioni di clienti che sono a rischio contagio per sé stessi e gli altri”.

Sono stati presentati oggi, venerdì 9 novembre, all'interno del padiglione Frascara di via Bernardino Ramazzini, i dati raccolti dall'unità di strada nel corso degli ultimi due anni: in 52 uscite notturne sono stati intercettati 1651 lavoratori del sesso, 951 i test rapidi Hiv e Hcv somministrati, ad un campione di età media di 25 anni. I risultati, reggendo il report elaborato dalla Fondazione, sono in linea con la media nazionale, ovvero il 4,3% sono risultati positivi all'Hiv, lo 0,6% all'Hcv. “Il nostro lavoro non si limita solo ad accertare la positività al virus – continua Barra -, ma accompagniamo il soggetto durante tutta la sua lunga fase di terapia con il Policlinico Tor Vergata”.

Ma sono diversi i dati che emergono da questo lavoro. Una sorta di “identikit” di chi lavora sul marciapiede. Dal campione analizzato, il 76% sono donne, 23,7% transessuali, 0,3% uomini. 1,7% italiani, mentre il 52,40% provengono dall'Est Europa, il 21,9% da paesi africani, il 23,8% dal Sud America. Il 6,1% sono laureate, spesso in materie sanitarie. L'82,2% comunque dichiara di aver terminato la scuola dell'obbligo. Il 53% dichiara di aver subito atti di violenza, il 68% lavora sette giorni su sette. “L'altro compito che stiamo portando avanti è quello togliere dall'invisibilità queste persone – dice Debora Deodati, presidente di Croce Rossa Roma e area metropolitana -, per questo invito le istituzioni a fare in giro a bordo nella nostra unità mobile per vedere da vicino la situazione di queste strade”.

Toccando il tema di malattia e rischio contagio: il 17,20% dichiara di non usare il preservativo mentre l'82% dichiara che è il cliente a chiedere di farne a meno. Dati che riguardano, in un modo o nell'altro, l'intera società: “Quando certifichiamo la positività al test di un sex workers – spiega Elisabetta Teti, medico infettivologo e responsabile unità Hiv per Villa Maraini -, non solo avviamo a cura il soggetto, ma facciamo vera e propria prevenzione per la salute pubblica. Trovo incredibile che queste persone non possano avere la possibilità di fare il test facilmente. Bisognerebbe fare di più”.

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