Sanità, nel Lazio circa 112 mila cittadini soffrono di depressione

Nel Lazio arriva 'Uscire dall'ombra della depressione', il percorso di sensibilizzazione per combattere la depressione della Fondazione Onda

Circa 112.000 cittadini nel Lazio, secondo i dati Istat, soffrono di depressione maggiore, la forma più grave. Arriva nel Lazio 'Uscire dall'ombra della depressione', il percorso di sensibilizzazione per combattere la depressione della Fondazione Onda che ieri ha riunito a Roma, nella sala del Carroccio del Campidoglio, una tavola rotonda regionale per la presentazione del suo manifesto, che in dieci punti elenca le azioni fondamentali che le istituzioni dovrebbero mettere in campo per fronteggiare al meglio la malattia, dalle campagne di prevenzione e screening alla riduzione dei tempi della diagnosi, fino alla promozione della ricerca, alla riduzione dei costi diretti e indiretti e al coinvolgimento diretto delle autorità per definire un Piano nazionale di lotta alla depressione. 

La depressione, malattia riconosciuta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità come prima causa di disabilità a livello mondiale, riguarda circa 3 milioni di italiani, di cui circa 1 milione di persone soffrono della forma più grave, la depressione maggiore. Considerando solo il Lazio, dai dati Istat si stima che circa 112.000 cittadini soffrano di depressione maggiore, di cui circa 11.000 non rispondono ai trattamenti secondo la rielaborazione su base regionale dei dati dello studio epidemiologico italiano Dory, volto a identificare, attraverso un'analisi di database amministrativi, i pazienti affetti da depressione resistente. 

La depressione, infatti, ha un forte impatto sulla qualità della vita e sui costi sanitari e sociali, che risultano molto elevati. "I costi diretti non sono l'unico tassello da tenere in considerazione se si vuole cogliere appieno il peso economico e sociale di questa patologia. I costi indiretti (sociali e previdenziali) la fanno da padrone rappresentando il 70% del totale dei costi della malatti", ha detto Francesco Saverio Mennini, professore di Economia Sanitaria e direttore del EEHTA del CEIS dell'Universita' degli Studi di Roma Tor Vergata. "Basti pensare ai costi previdenziali legati all'elevato numero di giorni di assenza dal lavoro causato dalla depressione maggiore, alla perdita di produttivita' legata al presenteismo".

Anche il costo legato agli assegni ordinari di invalidità e alle pensioni di inabilità, che si aggira intorno ai 106 milioni di euro, pari a 9.500 euro annui a beneficiario, rientra tra quelli indiretti legati alla malattia. Nel Lazio, secondo un'analisi dell'EEHTA del CEIS (Economic Evaluation and HTA CEIS) basata su dati del 2015, tali prestazioni di invalidita' previdenziale vengono concesse a 2,1 persone con depressione maggiore ogni 100.000 abitanti.

Analizzando la situazione per provincia, a Viterbo sono state accolte 3,1 domande di invalidità previdenziale, segue Roma con 2,1, Latina con 1,9, Frosinone con 1,4 e infine Rieti con 0,6 ogni 100.000 abitanti. Per Mennini "questi dati testimoniano che stiamo parlando di una malattia fortemente invalidante, che impatta in maniera significativa sulla vita dei pazienti e della società, da molteplici punti di vista. Gestire il paziente in una fase precoce della malattia consente non solo un miglioramento della sua qualità di vita, ma anche una riduzione dell'impatto dei costi per il sistema sanitario e sociale". 

Al tavolo, oltre alle autorità sanitarie, anche una rappresentanza politica con il presidente dell'Assemblea capitolina, Marcello De Vito, Chiara Colosimo, consigliere della commissione Sanità della Regione Lazio e Rossana Boldi, vicepresidente della commissione Affari sociali della Camera dei deputati. Giuseppe Simeone, presidente della commissione Sanità della Regione Lazio, ha voluto inviare un messaggio pur non potendo essere presente all'iniziativa: "La depressione risulta essere il disturbo mentale più diffuso: si stima che in Italia i soggetti che ne soffrono siano circa 3 milioni, le dimensioni di una metropoli come Roma. Nella Regione Lazio i dati più recenti parlano di una malattia che complessivamente riguarda almeno 300.000 persone. A mio avviso diventa fondamentale mettere a punto interventi efficienti e sostenibili. Personalmente da tempo mi batto per un potenziamento della telemedicina nei servizi sanitari ospedalieri e territoriali, come pure credo nella necessità di accelerare i tempi per una rivoluzione della Sanità nell'ottica di un efficientamento dell'assistenza". Questo percorso, ha sottolineato Simeone, 'va incontro all'obiettivo di razionalizzare i costi e al tempo stesso può consentire l'accesso alle cure al maggior numero di pazienti possibile".

In generale, ha spiegato Roberta Di Turi, della commissione regionale Farmaci della Regione Lazio, "la depressione riguarda in misura maggiore le donne e i disoccupati. Guardando i dati per genere, il tasso di depressione femminile è quasi doppio rispetto a quello maschile (9,1% contro 4,8%). Una malattia quindi in aumento che va adeguatamente considerata. Dai dati Osmed emerge peraltro che tra i trattati è frequente riscontrare una bassa aderenza (40,1% dei trattati) e bassa persistenza (a 96 giorni il 50% dei soggetti mediamente interrompe il trattamento). La mancata aderenza e persistenza rendono il trattamento inefficace con gravi ripercussioni sulla qualità della vita dei pazienti stessi e dei loro familiari. Basti pensare alla depressione post-partum per immaginare le gravi conseguenze che possano derivarne". 

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Quella di ieri è una delle otto tavole rotonde organizzate da Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, che fanno parte del percorso di sensibilizzazione 'Uscire dall'ombra della depressione', patrocinata dalla Regione, dalle società scientifiche SIP - Società Italiana di Psichiatria e SINPF - Società Italiana di Neuropsicofarmacologia, di Cittadinanzattiva e Progetto Itaca, e grazie al contributo di Janssen Italia. 

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