Best House Rom, più di 300 rom e neanche una finestra: visita a sorpresa nell'inferno di via Visso

La Commissione per i Diritti Umani del Senato nel centro di raccolta rom sulla Tiburtina. La senatrice Serra (M5S): "Lavoro da un anno sui campi rom, non ho mai visto una cosa del genere"

Milleottocento metri quadrati illuminati a neon, dove l'unica aria che circola è sparata dai bocchettoni dei condizionatori. Nel centro di accoglienza di via Visso 14, non ci sono finestre. I rom ospitati vivono in stanze di 12 mq, disposte una accanto all'altra su corridoi dove non si respira. In via Visso non si può cucinare, c'è il coprifuoco, dopo le 23 non si può uscire. Nessuno può ricevere visite. C'è chi parla di “condizioni da lager” e sorride pensando a quel nome, beffardo, di Best House Rom. 

VISITA A SORPRESA -  "Qui mancano i diritti umani, è un anno che ci occupiamo di campi rom, e non ho mai visto niente del genere. Qui le persone sono terrorizzate dal parlare con l'esterno. Sono in una condizione di  ricatto morale e sociale. Daremo voce di questo disastro. Non è possibile che nel 2014 ci sia una situazione del genere". A parlare la senatrice a Cinque Stelle, Manuela Serra, in visita a sorpresa lunedì scorso nel centro di accoglienza come rappresentante della Commissione Diritti Umani del Senato. A guidarla i membri dell'associazione 21 Luglio insieme al vice presidente della Commissione Politiche Sociali del Campidoglio, Riccardo Magi. 

LA CASA ("MIGLIORE") PER I ROM – La Best House Rom, uno dei 4 centri di raccolta per rom della città, nasce nel 2012, su richiesta del Comune di Roma che ne affida la gestione alla cooperativa sociale Inopera. Il fabbricato che accoglie ad oggi 300 persone, (il 45% sono bambini), è accatastato come C2: un magazzino di deposito, senza cambio di destinazione d'uso e senza relativo adeguamento ad abitazione. Detto altrimenti: in questi locali non potrebbe vivere nessuno.  

E infatti qualcuno ti racconta senza remore di un luogo invivibile. “Come si fa a stare senza finestre, il cibo è cattivo e non posso cucinare niente a mia figlia piccola. Il latte non c'è. Noi vogliamo tornare al campo”. Qualcuno invece ricorda che “al campo non c'era neanche l'acqua calda”, è vero, e che “la doccia si faceva all'autogrill”, ma finisce col rimpiangerlo: “Lì almeno ci potevano venire a trovare, eravamo più liberi”. In molti preferiscono il silenzio, altri parlano, timidi, e poi ritrattano, altri ancora ti invitano semplicemente a guardare. 

Nella Best House Rom ogni nucleo familiare è composto in media da cinque persone, e dispone solo di una zona notte: un'unica stanza di 12 metri quadrati senza fonti di luce e senza aria naturale. Non c'è una cucina, né una sala mensa. Cucinare per proprio conto è vietato. Un locale viene utilizzato come sportello sociale, anche questo senza finestre. E poi c'è il cortile, dove bambini e ragazzi giocano a pallone. Oltre ai letti nelle camere, non ci sono arredi. 

QUANTO SPENDE IL COMUNE – Una struttura di fortuna, scelta dall'amministrazione in mancanza di risorse? No, i soldi ci sono eccome. Stando ai dati forniti dalla 21 Luglio, per ogni singolo rom che vive nella Best House si spendono 617 euro al mese, più di 37 mila l'anno a famiglia. Da quando il centro è nato si stima sia costato circa 111 mila euro. Soldi pubblici per finanziare una struttura che viola le norme della legge regionale 41/2003, “in materia di autorizzazione all'apertura e al funzionamento di strutture che prestano servizi socio-assistenziali”. Una legge che prevede 12 mq di spazio disponibili per una  persona, non per cinque.  

E a quanto pare il mensile di 600 euro non è l'unica voce di spesa. In via Visso, dal dicembre 2013, sono ospitati 130 rom del campo La Cesarina, ex villaggio attrezzato sulla Nomentana. Qui il Comune vuole riqualificare e costruire nuove baracche. Sempre stando alle informazioni fornite dall'associazione 21 Luglio, il Campidoglio prende in affitto il terreno in via della Cesarina, di proprietà di Propaganda Fidae, una delle nove congregazioni della Curia Vaticana, per 6000 euro al mese. Il costo previsto per la progettazione e la costruzione del nuovo insediamento è stimato in una cifra superiore ai 2 milioni di euro. “Fino a oggi – si legge sul dossier dell'associazione – per l'affitto del terreno de La Cesarina, il mantenimento dei rom in via visso e nel centro di via Salaria, la spesa ammonta a 1 milione di euro”. 

Doveva essere un “trasferimento temporaneo” quello da La Cesarina a via Visso. Ma molte delle famiglie trasferite sono lì da quasi un anno. Le condizioni del campo sulla Nomentana erano al limite del vivibile, è vero, mancavano i servizi igienico sanitari di base. Da qui il trasferimento per “motivazioni di ristrutturazione e adeguamenti del villaggio”, l'attesa in un limbo, via Visso, dove non batte mai il sole, e un progetto, in fase embrionale, già attaccato su più fronti. 

CONDANNE - Lo scorso mese di aprile otto organizzazioni – tra cui Associazione 21 Luglio e Amnesty International – hanno scritto una lettera pubblica al sindaco Marino, in cui chiedono di fermare il progetto di realizzazione della Cesarina e la riconversione delle risorse verso progetti di inclusione sociale. Ma il piano è ancora lì, e insieme a quello per il campo La Barbuta uscito dal cilindro di Leroy Merlin ha proposto di finanziarlo per intero, sembra parlare per un'amministrazione che sul tema rom non ha ancora aperto bocca dopo un anno di governo. 

Un silenzio tradito da scelte che, in totale assenza di pronunciamenti ufficiali, sembrano avallare il modello campi, senza soluzione di continuità con i passati governi. E incuranti della spada di Damocle pendente dall'Europa, che ha già condannato le politiche italiane, perché “i campi rom non garantiscono le condizioni minime essenziali per una vita dignitosa”. E via Visso men che meno. 

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