De Vito arrestato e Frongia indagato, Raggi: "Il vecchio sistema ci attacca con violenza"

L'ultimo post della sindaca è un lungo sfogo che ribadisce la linea: "Andiamo avanti"

Foto Ansa

"Non si torna al passato. Il giorno in cui sono stata eletta sindaca di Roma sapevo che avrei subito ogni tipo di attacco: mediatico, politico, personale". Parte così lo sfogo della sindaca sui social network, a conferma della strategia stabilita dai vertici nelle ore dell'arresto di Marcello De Vito per corruzione, e dell'indagine che vede coinvolto per lo stesso reato, ma per un altro filone d'indagine, il fedelissimo di Raggi, Daniele Frongia. Si va avanti, è il piano, costruendo giorno per giorno una nuova narrazione: verginità etica addio, il Movimento di governo fa necessariamente i conti con le mele marce, ma a differenza del passato, reagisce all'istante e caccia i non allineati. 

"Io ho detto no a quel sistema che però prova a ribellarsi in ogni modo - scrive Raggi - prova ad infiltrarsi come succedeva in passato. Ma c’è una differenza: la mia reazione e quella del M5S è immediata e senza esitazioni". Si vuole dire che la battaglia non è cambiata: tutti contro il malaffare, se poi qualche grillino ci casca, come accadeva nei vecchi partiti, questo non vanifica certo gli intenti. 

"Sapevo che il vecchio sistema che insieme al M5S sto scardinando con ogni mia forza, avrebbe opposto ogni tipo di resistenza" scrive ancora Raggi. "Sapevo che avrebbe attaccato con una violenza inaudita. Sapevo che avrebbe provato ad infiltrarsi per provare a riproporre i metodi del passato, quelli contro i quali sto lottando".

E ancora, "affaristi, tangentisti, corrotti, palazzinari che da decenni hanno infettato i gangli vitali dell’amministrazione di Roma stanno provando ad adottare ogni metodo per tornare a fare affari a modo loro". Stavolta però, ad abboccare all'amo non è la destra o la sinistra, sembrano esserci gli stessi che quel sistema avrebbero dovuto scardinarlo. Ma Raggi tira dritto chiamando in ballo i bandi per le buche. 

"A loro ho opposto le procedure di legge, i bandi di gara, i concorsi: tutti gli strumenti che la legge mette a disposizione di un sindaco. E l’ho fatto ben sapendo che seguire la legge significa dover dire ai cittadini della propria città: quella strada non posso rifartela in due settimane ma soltanto dopo l'aggiudicazione di una gara che richiede almeno nove mesi di lavoro. Ho preferito la linea della legalità a quella del facile consenso. Il risultato di una pratica corretta è che, dopo nove mesi i cittadini avranno una strada fatta bene e pagata il giusto".

"È quello che raccontano le cronache giudiziarie di anni fa su asfalto e mazzette. È soltanto un esempio per rendere chiaro cosa significhi opporsi al vecchio modo di operare" insiste la sindaca. "Io ho detto no a quel sistema che però prova a ribellarsi in ogni modo. Prova a infiltrarsi come succedeva in passato". Conclude poi rispolverando un adagio sempre buono: quanto è lungo e complesso "il percorso per il ripristino della legalità in una città dove per 30 anni nessuno si era accorto o faceva finta di non vedere il saccheggio dei capaci".

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