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VIDEO | Post sgomberi, parla il papà del bimbo simbolo di Primavalle: “Non so dove andrà a scuola”

Abrahim racconta della situazione di disagio in cui vive al sua famiglia dopo lo sgombero di Primavalle. Fabrizio di Action spiega perché il “modello Carlo Felice” è invece un fallimento

 

“Vorrei che mio figlio potesse tornare a studiare con i suoi amici, frequentare la scuola calcio dove è cresciuto negli ultimi otto anni, ma per ora non sappiamo niente”. Con queste parole Ahbraim Farah, sgomberato dall’occupazione di Cardinal Capranica lo scorso 15 luglio insieme a tutta la sua famiglia, spiega il disagio che sta vivendo. Il futuro incerto suo, ma soprattutto dei suoi figli. Rayane, 11 anni, è il penultimo di quattro fratelli. La sua foto con i libri in mano mentre subisce lo sgombero ha fatto il giro del mondo trasformandola nell’immagine simbolo di quella imponente operazione di polizia.

Da allora vivono all’interno di un centro d’accoglienza di Tor Vergata, soluzione offerta dal Comune di Roma: “Siamo in quattro in una stanza piccola, mia moglie e due bambini, che con questo caldo si è trasformata in un forno - racconta Abrahim a Roma Today -. Ci hanno ingannato, fatto promesse mai mantenute, negli ultimi tempi sono andato a dormire in auto perchè li non ci possiamo vivere. Mia figlia di un anno e mezzo è costretta a mangiare cibo da adulti perchè non ci viene data la possibilità di cucinare le pappe. Siamo in prigione”. 

Le “non soluzioni” che dagli sgomberati di Cardinal Capranica rischiano di essere riproposte agli occupanti di viale del Caravaggio, se lo sgombero verrà eseguito per davvero. “I miei figli sono rimasti giorni sotto choc per la vista di tutta quella polizia, spero non facciano la stessa cosa qui”, conclude Abraim.

Accanto a lui, in occasione della conferenza stampa organizzata dai movimenti per il diritto all’abitare di fronte alla struttura di Tor Marancia, anche Fabrizio di Action: “Qui per spiegare perchè il ‘modello Carlo Felice’ è stato un fallimento - dice -. Era partito bene, poi in molti non hanno fatto la propria parte”.

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