VIDEO | Pecore tosaerba per i parchi romani? Alla Caffarella si "sperimenta" da 40 anni. Ma non basta

Siamo andati a vedere da vicino come le pecore contribuiscono a mantenere pulito il verde pubblico nella valle della Caffarella, uno dei parchi più frequentati ed apprezzati dai romani.

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La valle della Caffarella, compresa all'interno del parco regionale dell'Appia Antica, rappresenta uno dei polmoni verdi più apprezzati della Capitale. Al suo interno i romani possono trovare spazi per fare attitivà sportiva, archeotrekking, escursioni naturalistiche. E' possibile trovare inoltre aree attrezzate per bambini, cani ed anche per organizzare dei barbecue. La Caffarella però, con i suoi 200 ettari di superficie, pone una sfida importante sul piano della manutenzione. Non è un caso che l'assessora all'Ambiente Pinuccia Montanari, nell'annunciare il proposito di ricorrere a pecore e capre per tosare i prati, abbia espressamente citato "la sperimentazione in atto alla Caffarella". Un'affermazione che però vale la pena approfondire.

Come chiarito da Anna Innocenzi, titolare di oltre 2mila capi di pecore, "la Caffarella si divide in due aree, una agricola e l'altra urbana". I suoi animali pascolano soltanto sulla prima parte, parzialmente di proprietà comunale. Alla manutenzione della restante fetta, quella più prossima all'abitato, non provvedono le pecore. E nemmeno le mucche, sebbene la loro presenza nella zona, sia antichissima. Basti pensare che nella Caffarella c'è un casale seicentesco che si chiama proprio Vaccareccia. "La presenza degli ovini risale invece al 1977 – ha chiarito il professor Roberto Federici, da oltre trent'anni impegnato nella valorizzazione del parco – direi dunque che non si possa parlare di una sperimentazione". Ed in ogni caso, si prendono cura soltanto di una parte dell'area verde. Al resto provvedono anche un gruppo di volontari iscritti al Comitato della Caffarella. Usano i falcetti, i tosaerba ed un trattore acquistato con i proventi del cinque per mille. Così facendo sistemano oltre 15 ettari di verde della zona più frequentata dai cittadini. Laddove non possono arrivare nè le pecore nè le mucche invocate sempre dalla Montanari. E' soprattutto a loro, più che agli ovini, a cui bisogna essere grati per le condizioni in cui versa la Caffarella.

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