San Giacomo, prosegue l'iter per la vendita: la Regione incasserà 61 milioni di euro

Grancio: "Un errore grave". Fials: "Operazione in perdita"

Prosegue tra le polemiche l’iter per la valorizzazione dell’ex ospedale San Giacomo. Con una delibera il direttore dell’area per la valorizzazione dei beni demaniali e patrimoniali del dipartimento bilancio ha approvato il conferimento al Fondo immobiliare “i3- Regione Lazio” del complesso compreso tra via Antonio Canova e via del Corso. Il primo passo era stato effettuato con una precedente delibera nel dicembre del 2017 nella quale si spiegava che per l’immobile rimasto inutilizzato per nove anni “non è ipotizzabile che possa essere riqualificato e nuovamente destinato a struttura ospedaliera” si legge, sempre nella determina. Così potrebbe diventare una residenza per anziani ma anche ospitare, si legge nel documento, spazi commerciali, servizi sanitari, un ristorante e parcheggi. Valore dell’operazione 61 milioni di euro, cifra approvata anche dall’Agenzia del Demanio. 

La notizia era stata diffusa alla fine del 2017 dall’allora candidata presidente alla Regione Lazio, Roberta Lombardi. La questione era poi finita anche in Campidoglio con l’Aula Giulio Cesare che ha approvato una mozione per interrompere la vendita e l’amministrazione capitolina che aveva annunciato di condividere la posizione. La nuova delibera risale al novembre del 2018. L’iter va avanti. E continua a suscitare polemiche.

Attacca la consigliera Cristina Grancio, esponente di demA e capogruppo del Misto in Campidoglio: “La Giunta Zingaretti ignora gli appelli delle associazioni e l’ordine del giorno unitario, approvato dall’Assemblea capitolina, a favore del ripristino dei servizi ospedalieri d’urgenza all’interno del San Giacomo e svende un patrimonio di assoluto rilievo per la nostra città. Un errore grave ed un atto poco trasparente, tenuto nel cassetto per due mesi, in ordine al quale solleciteremo un’indagine della Corte dei Conti”. Poi aggiunge: “La Sindaca Raggi e l’Assessore all’Urbanistica Montuori – conclude la consigliera -  dicano ora chiaramente che non sarà ammesso da Roma Capitale alcun cambio di destinazione per un edificio storicamente destinato a servizi sanitari da 700 anni”.

Stefano Fassina, deputato Leu e consigliere di Sinistra per Roma denuncia: "La Regione Lazio ha dato seguito alla svendita dell'ex ospedale S. Giacomo per 61 milioni di euro. Nonostante l'opposizione del Campidoglio e dei comitati dei cittadini, nonché degli eredi del prezioso immobile, la giunta regionale ha compiuto una scelta che porta a conseguenze disastrose. Non solo la zona rimarrà priva di un presidio socio-sanitario, ma si apre la porta a un'ulteriore speculazione nel cuore del centro storico, considerata anche la norma, contenuta nella legge di bilancio appena approvata dal Parlamento, che autorizza il cambio di destinazione d'uso degli immobili pubblici da privatizzare".

Polemiche anche dalla Fials, la Federazione Italiana Autonoma Lavoratori Sanità, in una nota stampa.  “È facile intuire che questa vendita sia improntata come ulteriore tentativo per il ripiano del deficit e che l'amministrazione, corra ai ripari per fare cassa, nonostante gli anni duri già imposti alla sanità regionale che ha subito i tanti tagli ragionieristici a vari livelli” si legge nella nota. “Con questo atto ai cittadini del tridente e della città di Roma viene definitivamente chiusa ogni speranza di veder riaperto uno dei nosocomi più antichi di storia della regione Lazio. "Il complesso ospedaliero del San Giacomo allora costò ben 15 milioni di ristrutturazione. Soldi gettati al vento, diciamo noi oltre a ulteriori 10 anni di canone a 140 mila euro annui, spese di vigilanza non quantificabili in questa sede. Oggi per il Lazio riuscire a intascare soltanto 61 milioni di euro ossia la quota che verrà versata nelle casse erariali dagli acquirenti vale a nostro dire, ad un evidente affare in perdita". 

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