Vendita case dell'Ater, i sindacati bocciano la delibera della giunta Zingaretti

Dal Sunia a Unione Inquilini passando per Asia Usb e i movimenti. "Perplessità per i contenuti e per l'assenza di dialogo"

Immagine di repertorio

Vendere le case popolari “di pregio”, quelli delle zone più centrali, ed entro cinque anni spostare chi non può comprare in altre case più periferiche. Vendere anche queste, qualora siano ben collegate con i trasporti e ben servite. Quasi come se stessero in ‘centro’. Anche qui chi non può comprare, sempre entro cinque anni, affronterà un trasloco. Via anche gli appartamenti costruiti in palazzine architettonicamente di valore, non importa dove. La delibera approvata dalla Giunta Regionale di Nicola Zingaretti, anticipata ieri su Romatoday, finalizzata alla dismissione di parte del patrimonio di proprietà dell’Ater con lo scopo di sanare il debito, ai sensi di quanto previsto anche dal cosidetto Piano Casa emanato nel 2014 dal Governo Renzi, non piace a sindacati e movimenti. 

“La delibera suscita perplessità perché pensa di risanare un debito che sfora il miliardo di euro vendendo il proprio patrimonio”, il commento di Emiliano Guarneri, segretario del Sunia di Roma. “Si tratta di un controsenso: l’operazione non copre il debito e, una volta venduta l’unica risorsa disponbile, le case, non hai più nemmeno gli strumenti per far camminare l’azienda. Siamo critici anche in merito alla formazione dei prezzi. La delibera emanata dalla Regione peggiora le condizioni previste dalla Legge Lupi (il Piano Casa del Governo Renzi, ndr). Come è possibile che assegnatari di case popolari arrivino a pagare anche più di 200 mila euro? Come possono avere 100 mila euro di anticipo o la possibilità di pagare un mutuo mensile se fino a quel momento hanno versato affitti popolari? Come è possibile che abbiano questa capacità di spesa?".

Per Guarneri "il piano inoltre non pone dei confini netti tra il patrimonio che può essere venduto e quello che deve restare in capo ad Ater. E' pericoloso perché rischiamo di vedere depauperato questo patrimonio in maniera importante. Anche il reinvestimento dei fondi per manutenzioni e nuovi alloggi non convince. I tempi non sono compatibili con la crisi abitativa che sta vivendo Roma oggi. Insieme agli altri sindacati chiederemo un incontro con l’assessore Valeriani. Vogliamo capire in quale disegno si inserisce questa delibera, perché se non c’è sarebbe meglio fermarsi e rivedere l’operazione considerando tutte le esigenze. Compresa quella del risanamento del bilancio, che però non può essere fatta pagare agli inquilini”. 

Cosa prevede la delibera

Attacca anche Fabrizio Ragucci, di Unione Inquilini: “Questa delibera permette una vendita sregolata del patrimonio di edilizia residenziale pubblica perché non pone limiti a quanto può essere venduto. La direzione opposta di quello che Unione Inquilini, insieme agli altri sindacati e forze sociali, ha sempre chiesto all’assessore Valeriani. Va anche contro quello che lui stesso ha sostenuto in questi mesi”, commenta. “Senza considerare che non c’è stato alcun confronto con l’assessorato. Abbiamo scoperto dell’esistenza di questa delibera il giorno in cui è stata approvata. Sono molto deluso dall’atteggiamento della giunta Zigaretti. Insieme agli altri sindacati, siamo pronti a chiedere un incontro urgente con l’assessore. Una cosa deve essere chiara: siamo contrari alla vendita del patrimonio erp”. 

Contrario anche Angelo Fascetti di Asia Usb: “La Regione Lazio di Nicola Zingaretti sposa a tutto tondo il decreto Lupi del governo Renzi, anche se questo è in contrasto con la legge 560 che prevede forme di tutela per chi non può acquistare il patrimonio pubblico in dismissione e non prevede la possibilità di alcuno spostamento forzato. Una strada che contribuisce all’eliminazione dell’edilizia pubblica anziché svilupparla. Non solo le zone di pregio del Centro, che comunque dovrebbero poter essere abitate da famiglie con qualunque reddito, ma la vendita è possibile in tutto il territorio. Si tratta di una gentrificazione messa in campo da un ente pubblico. Altra cosa grave è che tutto questo è avvenuto senza consultare le associazioni che rappresentano l’inquilinato in questa città". 

Per il Movimenti per il diritto all’abitare “la Regione Lazio, in piena continuità con il Piano Casa Renzi-Lupi, dà il via libera alla vendita delle case Ater. I nuovi proprietari potranno rivendere le abitazioni dopo cinque anni, chi non potrà acquistare verrà trasferito in case collocate in zone più periferiche che verranno tenute libere per ospitare i 'traslochi' di quanti vivono in abitazioni in vendita nelle aree più centrali e più servite. Zingaretti conferma dunque la natura classista e neoliberista del Pd. Vi ricordate a Casal Bruciato le dichiarazioni degli inquilini che rivendicavano il diritto proprietario contro l'assegnazione di un alloggio a una famiglia rom in quanto minacciava il valore del proprio investimento? Le case popolari devono avere un valore d'uso e non di scambio”. 

La notizia è stata commentata anche dal responsabile Casa del Pd di Roma, Yuri Trombetti: “La delibera vende parte del patrimonio per il risanamento dell’azienda. Un forte sacrificio per gli inquilini a fronte del quale ora attendiamo un’operazione di risanamento anche da parte dell’Ater. Andremo nei lotti a parlare con gli inquilini, a spiegarla e a sentire la loro opinione”. 

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