Valle dal Sacco, sbloccati i fondi per la bonifica dai rifiuti tossici: anche Colleferro vede la luce in fondo al tunnel

Il comune in provincia di Roma aspetta il risanamento ambientale del territorio, dopo anni di sversamenti industriali illegali

Zingaretti e Costa, foto Ansa

Finalmente la firma per un passo in avanti è arrivata, quella decisiva per la bonifica della Valle del Sacco. Dopo anni di attesa, il governatore del Lazio Nicola Zingaretti e il ministro dell'Ambiente Sergio Costa hanno siglato ieri nella prefettura di Frosinone l'accordo di programma per la realizzazione degli interventi di messa in sicurezza e risanamento del Sito di interesse nazionale (Sin) Bacino del Fiume Sacco, tra i più complessi dei 40 presenti attualmente in Italia. E sul territorio del Sin, circa 7300 ettari, c'è anche - per la provincia di Roma - l'area di Colleferro. 

Le risorse disponibili per gli interventi ammontano in totale a più di 53 milioni in quattro anni, così suddivise: 16,3 milioni sulle risorse programmate nel Piano operativo ambiente, 10 milioni della Legge di stabilità 2016, 16,3 milioni del Patto per il Lazio (delibera Cipe 56/2016) e 11 milioni dell'ex contabilità speciale dell'Ufficio commissariale. Una parte della somma toccherà anche le terre inquinate di Colleferro, vittima come l'intera valle del frusinate di anni e anni di sversamenti illegali nell'ambiente

Centro urbano cresciuto negli anni del boom economico attorno a grandi industrie del settore chimico e di produzione di esplosivi (tra queste Caffaro srl, Kss, Avio), molte oggi dismesse, il territorio del piccolo comune della provincia romana si è ammalato anno dopo anno. Dal continuo smaltimento in discarica di sostanze tossiche, alla penetrazione dei veleni nel fiume Sacco e nelle falde acquifere tramite l'acqua piovana, la popolazione residente combatte contro uno scempio ambientale di proporzioni abnormi. Con pesanti ricadute in termini di salute pubblica

Basti pensare che già nel 1998 la commissione bicamerale sui rifiuti parlava per Colleferro di "bomba ecologica". Che nel 2005 è stato nominato un commissario speciale per la bonifica, e che solo nel 2012 si è conclusa la prima e unica opera di bonifica, quella del sito di stoccaggio illegale Arpa 1. Ce n'è un altro molto vicino, Arpa 2, una vasca scavata nel terreno e riempita di fusti inquinanti, non lontano dalle aree abitate, che aspetta ancora un intervento. 

I fondi in realtà ci sono da tempo, rimasti imbrigliati in una macchina burocratica immobile. Ieri la firma sull'Accordo di programma, passaggio necessario a definire le competenze e le modalità di azione per i vari interventi, fa ben sperare. Insieme alla bonifica di Arpa 2, il tesoretto servirà a sanare le aree ripariali e ad avviare il nuovo studio epidemiologico per far luce sulla reale incidenza di patologie, tumorali e non, nelle zone contaminate. 

La soddisfazione tra i comitati del territorio però è solo a metà. "Non c'è stata la partecipazione dal basso auspicata" spiega a RomaToday Alberto Valleriani, della storica associazione Retuvasa. "Sono 14 anni che seguiamo da vicino la situazione. E abbiamo potuto vedere la bozza di accordo solo tre giorni fa. La nostra richiesta di istituire un tavolo per la trasparenza non è stata recepita". Una lotta talmente estenuante, portata avanti in anni e anni di pressing sulle istituzioni, che oggi una firma non basta a far dormire sonni tranquilli ai residenti. Tanto che per il 13 aprile resta fissata a Frosinone la grande manifestazione per la valle inquinata. Oggi più che mai, gli occhi restano aperti. 

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