Urbanistica, la 'base' M5S in fibrillazione: "Il programma è stato chiuso in un cassetto"

Parla l'architetto Sanvitto del tavolo di coordinamento dell'Urbanistica: "I primi mesi di amministrazione sono passati ma i primi punti del programma ancora non sono stati affrontati"

Non solo la maggioranza eletta in Campidoglio. Su uno dei temi più scottanti a cui è stata chiamata a dare una risposta la 'svolta' pentastellata, l'Urbanistica, il malumore su come sono stati portati avanti i primi mesi di governo arriva anche dalla base. Da quei tavoli tematici composti da esperti e cittadini attivisti che per anni, anche per la campagna elettorale del 2013, hanno dato un contributo decisivo alla stesura del programma. E' accaduto anche per l'Urbanistica che ha un vero e proprio tavolo di coordinamento. Confida a Romatoday uno dei membri del coordinamento, l'architetto Francesco Sanvitto: "I primi mesi di amministrazione sono passati ma i primi punti del programma, quelli a cui avremmo dovuto iniziare a lavorare fin dall'inizio, ancora non sono stati affrontati". 

A partire da quella corposa revisione del nuovo Piano regolatore che sarebbe dovuta partire da una "moratoria per le nuove espansioni urbane" previste dal Piano. "Avremmo dovuto rifare i conti sul reale ridimensionamento e riportare l'edificato all'interno della città già consolidata". E ancora. Il programma "prevedeva migliaia di opere diffuse, la riqualificazione e la messa in sicurezza di una grande parte del patrimonio immobiliare, pubblico e privato, prevedeva trasparenza e semplificazione delle procedure edilizie, la reintroduzione del Fascicolo del Fabbricato per gli immobili pubblici, solo per fare degli esempi. Si sta lavorando a questo programma? Perché la commissione capitolina non sta lavorando in questo senso?". 

Raggi pronta a scaricare Berdini?

La base è in fibrillazione. E il motivo è anche di metodo. Per garantire la partecipazione l'amministrazione di Virginia Raggi aveva pensato ad un'organizzazione con diversi momenti di raccordo tra assessori, consiglieri e commissioni capitoline senza escludere nemmeno gli attivisti esperti impegnati nei tavoli tematici. L'idea di base è quella che dal lavoro delle commissioni capitoline composte dai consiglieri eletti, in qualche modo mediato anche dalla presenza dei membri dell'opposizione a rispetto dei processi democratici, uscissero le linee di indirizzo per gli assessorati. Una modalità inaugurata fin dall'inizio, fin da quell'8 luglio quando la sindaca Raggi convocò in Campidoglio non solo la sua maggioranza ma anche tutti i tavoli di lavoro per stabilire un metodo di coordinamento. 

Il meccanismo, però, non starebbe funzionando come previsto. Soprattutto per quanto riguarda un settore delicato come quello dell'Urbanistica. Nel mirino ci è finita anche la presidente della commissione Donatella Iorio e i vari consiglieri eletti che, lamentano dalla base, non starebbero prendendo abbastanza sul serio l'importanza da un lato di collaborare con i tavoli tematici per lavorare alle varie delibere e dall'altro di farsi sentire con l'assessore Berdini per indirizzare il suo lavoro nel rispetto del programma con il quale il Movimento cinque stelle ha vinto le elezioni. 

E' così che, nel frattempo, alcune delle delibere approvate hanno avuto l'effetto di piccole detonazioni verso la stabilità dell'intero sistema. Non sono pochi dentro al tavolo di coordinamento dell'Urbanistica che hanno storto il naso quando è stata approvata la delibera sull'area dell'ex Fiera di Roma dove, pur con meno cubature, è stata licenziata la delibera appesa ormai da anni, che ha concesso la trasformazione della destinazione d'uso dell'area. Anche sulla questione Stadio della Roma si sarebbe preferita una linea più intransigente, seguendo di fatto l'opposizione netta espressa dal Movimento cinque stelle durante l'amministrazione Marino. "Si tratta di un'operazione ingannevole e scorretta, ci sono tutti i presupposti per fermarla" spiegano ancora dal coordinamento dell'Urbanistica. 

A creare allarme anche l'annuncio del nuovo amministratore unico di Atac, Manuel Fantasia, che nei giorni scorsi ha annunciato la volontà di dismettere tutti gli immobili 'non utili' all'azienda. Un'operazione per ora presentata solo sotto il profilo economico che avrà però un chiaro risvolto urbanistico. La paura è che da "risorsa per generare redditi costanti" fruttino semplicemente un incasso una tantum. 

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