Un anno a cinque stelle nei municipi: le pagelle alle giunte pentastellate

La caduta del municipio VIII e del presidente Pace ha offuscato gli altri territori, dove pure non sono mancate liti, fratture e polemiche

Un anno a cinque stelle anche nei municipi. Lo tsunami che ha travolto la città, relegando il Pd al solo centro storico, ad un anno di distanza si è trasformato in uno stagno in cui l'acqua non sempre è trasparente e dove, specchiandosi, si possono vedere molti fallimenti e pochi successi. La caduta del municipio VIII e del presidente Pace ha ofuscato gli altri territori, dove pure non sono mancate liti, fratture e polemiche. Qualcuno, va detto, si è dato da fare portando a casa risultati brillanti. 

E' il caso ad esempio del municipio VII dove Monica Lozzi sembra non aver perso lo smalto che l'ha portata alla conquista di un municipio storicamente rosso. Il piglio decisionista, unito ad una comunicazione convincente e mai timorosa della stampa, ha permesso di portare a casa dei risultati che i cittadini le riconoscono. Ecco perché secondo noi è la migliore. Certo, si sa, i municipi contano purtroppo poco, ma nelle competenze in carico ai territori lei e la sua giunta hanno dimostrato capacità che altrove sono una chimera. 

Prendete per esempio il municipio XI. Qui comanda Mario Torelli, ma ad Arvalia nessuno se ne è accorto. Lui parla poco e quando lo fa (ad esempio un'intervista al nostro giornale) rimanda a responsabilità del Comune o della Regione. Capita così che quando il parere dovrebbe darlo perché conta davvero non gli venga chiesto, vedi vicenda stadio e lui e la sua giunta non battano ciglio. Impossibile non giudicarlo il peggiore, anche più di Paolo Pace che per l'impossibilità e l'incapacità dei consiglieri di governare ha scelto di dimettersi. 

L'abbiamo scritto e lo ribadiamo: se si vuole capire cos'è il Movimento cinque Stelle, si studi il municipio VIII. Scelta dei candidati e della classe politica, arrivismo degli attivisti e faide interne hanno tutto per rappresentare a pieno l'essenza grillina, ancora troppo legata agli slogan ed incapace di articolare le proprie idee con la realtà.

Voti negativi anche a Monteverde, Tiburtino e Aurelio. Crescimanno, Della Casa e Castagnetta meritano, per motivi diversi, un quattro. La prima ha vissuto un anno alle prese con crepe che giorno dopo si sono fatte più evidenti. La vicenda Di Camillo ha logorato la maggioranza e lei stessa, raccontano i ben informati, sembra essere stanca delle faide. Nel IV municipio Della Casa paga i due assessori cacciati. Le vicende Brugiotti e Perazzini pesano e non poco sull'anno della presidente, finita contestata più volte dai cittadini e sconfessata dallo stesso Campidoglio per la gestione del bando asili convenzionati. Nel XIII Giuseppina Castagnetta sta trovando la quadra. Merito dello staff che da qualche mese la sta affiancando, mettendo un freno al suo istinto alle uscite fuori luogo. Il disastro iniziale, viene temperato con segnali di ripresa, ma non abbastanza per meritarsi anche solo un 5. 

Segnali di ripresa che invece si scorgono a Monte Mario e all'Eur. Alfredo Campagna e Dario D'Innocenti, dopo partenze lente, lentissime, stanno ingranando. Migliorata la comunicazione ed anche i primi risultati iniziano a vedersi. Discorso in parte simile per il XV municipio dove il presidente Simonelli si guadagna un cinque che in realtà, con una migliore comunicazione, potrebbe facilmente arrivare alla sufficienza. 

I due presidenti di Roma est, Giovanni Boccuzzi e Roberto Romanella, appaiono invece come impantanati. Il primo viaggia a rilento ed ogni provvedimento è un parto. Il secondo sembra quasi più impegnato a nascondersi che ad  imporre una propria linea la territorio.

Chiusura per il III municipio. Roberta Capoccioni è brava e caparbia e anche se si è circondata di assessori non sempre all'altezza, non sta facendo male. Il tutto nonostante le spaccature che, al contrario di quanto avvenuto nel municipio VIII, lei è stata brava ad affrontare. 

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