Tram dall'Esquilino a Monti, sulle barricate il fronte dei contrari: "25 milioni di euro per una linea inutile"

Un'assemblea pubblica partecipata da quasi un centinaio di cittadini, preoccupati per la nuova opera in programma nel quadrante

Hanno partecipato comitati di quartiere, associazioni, singoli cittadini. Un centinaio di persone riunite per dire no alla "linea del tram più inutile di Roma". Un'assemblea pubblica organizzata dai consiglieri di Fratelli d'Italia Lavinia Mennuni, Andrea De Priamo, comunali, e Stefano Tozzi, del I municipio, per raccogliere gli umori della cittadinanza intorno al progetto fortemente voluto dall'amministrazione Raggi: un tram che colleghi piazza Vittorio a largo Corrado Ricci.

Un chilometro e mezzo di tracciato con partenza dal cuore dell'Esquilino, e arrivo ai Fori Imperiali, passando per via dello Statuto, via Merulana, largo Brancaccio, via Giovanni Lanza, piazza San Martino ai Monti, via Cavour. Un po' il vecchio tranvetto smantellato negli anni '80, che però svoltava in via degli Annibaldi e raggiungeva il Colosseo. Secondo le stime del Campidoglio potrebbe trasportare fino a 3500 passeggeri nelle ore di punta. I fondi ci sono solo in parte: 5 milioni di euro già stanziati dal Comune, mentre gli altri 20 dovrebbero arrivare dal ministero dei Trasporti. Lo scorso febbraio è partita la Conferenza dei Servizi, ancora in corso. E il calendario prevede la partenza dei cantieri entro il 2019. Ma l'iter va fermato, secondo le opinioni del fronte contrario.  

Quali le critiche? "Potrebbe avere senso al massimo se arrivasse a piazza Venezia" suggerisce un residente. E sarebbe nei programmi, ma quelli a lungo termine che troppo spesso nella Capitale delle opere pubbliche eterne finisce per trasformarsi in un sogno irrealizzabile. Nel frattempo toccherebbe accontentarsi di un tracciato minimo. "Stiamo parlando di una somma ingente per realizzare un'opera pubblica che non servirà a nessuno" commenta Raffaele. "Chi arriva sempre con il tram dall'area della Prenestina può prendere altri mezzi". La metro b da Termini al Colosseo, e due linee bus con una decina di minuti a piedi per arrivare o in stazione o su via Cavour. 

Il tram su via Lanza certo sarebbe più comodo e rapido, ma per i presenti il gioco non vale la candela. "Perché non spendere meno per un'opera molto più utile, una linea elettrica com'era il 117 che colleghi piazza Vittorio al tram 8?" propone una signora di via Baccina. A spaventare poi ci sono i posti auto che se ne andrebbero, circa 250, su via Cavour. Un taglio che mal si concilia con l'altro progetto più osteggiato che mai dagli abitanti di Monti: la parziale chiusura al traffico del rione con il piano Argiletum, un mix di pedonalizzazioni, marciapiedi più larghi, nuovi sensi di marcia, zone 30. Il Comune ha garantito il recupero di una parte dei posti macchina persi all'interno del quartiere proprio su via Cavour. Le due azioni sono compatibili?  

"Il tram è un progetto impattante, invasivo, in tutta Europa si punta ai bus elettrici" commenta Lisa Roscioni, portavoce del Coordinamento comitati rione Monti, da tempo in prima linea contro il succitato progetto di nuova viabilità per l'ex Suburra. "Dobbiamo cercare un compromesso, certo le parole pedonale e no auto sono belle, difendere il posto macchina è diventato impopolare. Ma una città è fatta di più istanze e bisogni. Ci sono i residenti ma tra questi c'è chi è anziano o chi ha problemi di deambulazione, poi ci sono gli artigiani e i commercianti".

Già, l'altro capitolo tocca chi ha un esercizio commerciale e rischia il calo di fatturato perché nessun turista passeggia più sulla via. E i cantieri per la realizzazione, a meno che non siano rapidi (ma sui tempi una certa dose di scetticismo è inevitabile), limiterebbero molto la possibilità per i romani di fermarsi con l'auto sulla via. Insomma, timori e perplessità non mancano, i cittadini vorrebbero discuterne ulteriormente con l'amministrazione locale. "Chiedermo al più presto una commissione capitolina in merito" promettono i consiglieri di FdI. Un confronto in più per proporre cambi di rotta, e studiare un'analisi di costi e benefici dell'opera. 

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