Torri dell'Eur, il no di Telecom è ufficiale. Berdini se la prende con Caudo

L'ad di Tim Cattaneo: "Scelta è determinata dall'impossibilità di avere gli uffici entro il 31 dicembre 2017". Berdini: "Tim se ne va? Chietedetelo ai responsabili che hanno governato la città prima di noi"

E' di nuovo polemica sul progetto di restauro delle Torri dell'Eur. Dopo il via libera del Tar ai lavori bloccati nel luglio scorso dagli uffici capitolini, la partita sembrava riaperta. E invece le dichiarazioni di venerdì scorso dell'amministratore delegato dell'azienda di telecomunicazioni Flavio Cattaneo hanno confermato che la decisione è ufficiale: Tim non ha intenzione di proseguire per questa strada. "Per quanto riguarda le Torri dell'Eur la scelta è determinata dall'impossibilità di avere gli uffici entro il 31 dicembre 2017, quindi noi abbiamo già espresso ufficialmente la nostra posizione. Ci stringeremo dove siamo" ha affermato Cattaneo a margine di un evento in una scuola a Tor Bella Monaca.

Nessun passo indietro, quindi, nonostante il tribunale amministrativo abbia annullato la revoca in autotutela del permesso a costruire il 29 luglio scorso e quindi confermato tutte le autorizzazioni per proseguire con il cantiere. Troppo tardi, forse, visto che a permettere a Telecom di sfilarsi dalla joint venture con Cassa depositi e prestiti (la società che possiede le Torri, la Alfiere spa, è per metà di Telecom e per metà di Cdp) sarebbe stata proprio una data: il 30 settembre 2016. In base ad una clausola, entro questa data i permessi sarebbero docuti essere tutti sul tavolo. Ma così non è stato. 

IL PIANO DI BERDINI: LA DELIBERA IN CONSIGLIO

Il cantiere delle Torri dell'Eur, dopo anni di abbandono per un progetto mai portato a termine, quello di demolizione degli uffici e ricostruzione in case di lusso a marca Renzo Piano, rischia di tornare al punto di partenza. L'assessore all'Urbanistica Paolo Berdini punta il dito contro la precedente amministrazione:  "Tim non va nelle torri dell'Eur? Chietedetelo ai responsabili che hanno governato la città prima di noi" la sua reazione. Lo stesso Berdini, nel corso di una commissione capitolina sul tema, aveva definito la procedura di approvazione dell'iter "fantasiosa" tanto da scrivere una nuova delibera, che dovrebbe arrivare presto in Assemblea capitolina, che conferma la volontà di restaurare le Torri risolvendo però il nodo del contributo che la società privata dovrebbe versare nelle tasche del Campidoglio. 

Attacca l'opposizione: "L'assessore Berdini non dica bugie" esordisce il consigliere Pd Giulio Pelonzi. "Soprattutto non scarichi su altri i propri errori. Oggi siamo di fronte ad una triste vicenda con finale già annunciato. Il blocco dei lavori di restauro delle torri dell'Eur è stato deciso e imposto a luglio quando era già in carica". Poi prosegue: "Le decisioni prese dall'assessore hanno alimentato nei mesi scorsi diversi interrogativi circa le incognite che lo stop al restauro avrebbe prodotto. I rilievi, tutti inascoltati, sono stati avanzati soprattutto dai consiglieri di opposizione ma anche la maggioranza non è sembrata del tutto convinta della scelta scellerata intrapresa. L'8 novembre scorso il Tar del Lazio ha riconosciuto la fondatezza del ricorso della società Alfiere e implicitamente anche i rilievi presentati dal Pd e dalle altre opposizioni. Ora la decisione Telecom di declinare l'interesse per la nuova sede con l'aggravio che venga meno anche il restauro, tanto atteso dai cittadini, e che avrebbe dovuto cancellare quella che da anni passa per la Beirut capitolina".

Se, come sembra, la decisione di Telecom sarà irrevocabile la partita delle Torri si riapre. Di fronte a questa eventualità, al termine della commissione dello scorso 28 ottobre, l'assessore Berdini non si era detto preoccupato: "Alfiere potrà proseguire con il restauro anche senza Telecom” continua. “Telecom può anche decidere di abbandonare il progetto ma non credo sarà difficile trovare un altro locatore per quegli immobili". 

LA REAZIONE DI CAUDO: "SONO PERPLESSO"

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