Casa, da sindacati e movimenti ultimatum a Castiglione: "Senza una svolta, sarà mobilitazione"

Dopo oltre un mese di attesa, il 6 luglio l'incontro con l'assessora

Un momento di protesta i Campidoglio

“O l’incontro del 6 luglio rappresenterà un reale punto di svolta o sarà inevitabile promuovere una mobilitazione”. Quello lanciato questa mattina da sindacati e movimenti all’assessora alle Politiche Abitative e Patrimonio, Rosalba Castiglione, sembra a metà tra un ultimatum e un ultimo, “responsabile”, tentativo di proseguire un difficile dialogo con l’amministrazione capitolina sul tema della politiche abitative. Venerdì prossimo, dopo una lunga attesa che dura ormai da maggio, si riunirà nuovamente il tavolo che da diversi mesi tenta di elaborare un ‘programma straordinario per l’emergenza abitativa’. Un “percorso ampio” che ha dato vita a quello che è stato definito un “aggregato anomalo” che vede seduti allo stesso tavolo una lunga lista di sindacati (Cgil; Sunia; Sicet; Uniat Aps-Uil; Unione Inquilini), i movimenti per il diritto all’abitare (Action e Bpm), gli studenti di Link e le associazioni rappresentanti dei costruttori. 

“In questi mesi avremmo voluto approfondire gli aspetti legati a soluzioni strutturali per mettere in fila ogni elemento e iniziare a risolvere il problema” ha spiegato Paolo Rigucci del Sicet, nel corso di una conferenza stampa congiunta presso la sede dei gruppi consiliari in via del Tritone. “Il tavolo, invece, si è arenato sull’interpretazione della delibera regionale” che stanza risorse per reperire alloggi destinati sia allo scorrimento delle graduatorie per l’assegnazione di una casa popolare, sia per chiudere i residence, sia per le occupazioni, “i cui abitanti, lo ricordiamo, sono in lista per ottenere una casa popolare”. L’assessora, invece, anteponendo “false motivazioni legalitarie”, vorrebbe utilizzare tutte le risorse solo per lo scorrimento delle graduatorie. E nemmeno dopo l’incontro con l’assessore regionale Massimiliano Valeriani della scorsa settiamana sembra aver cambiato idea. 

Niente accordo sulla convenzione con il comune, niente risorse. È così che “i 194 milioni di euro stanziati dalla delibera sono fermi da ormai 4 anni”. Non solo. “A questo possiamo sommare i 12 milioni di euro stanziati ma non utilizzati per l’apertura dei Sassat (l’assistenza alloggiativa che dovrebbe sostituire i residence, ndr) aggiunge Emiliano Guarneri del Sunia. “Dove sono finiti poi i 14 milioni di euro all’anno, che su un totale di tre anni ammontano a 42 milioni di euro, provenienti dai risparmi per la chiusura di alcuni residence? Senza considerare i circa 100 milioni di euro che la Regione ha trasferito al Comune per le rate Imu non pagate dall’Ater”. Oltre 300 milioni di euro di fondi non utilizzati “perché non c’è progettualità”. Anche il 30 giugno, data entro la quale la Giunta Raggi avrebbe dovuto presentare il suo ‘programma straordinario per l’emergenza abitativa’, “è trascorso senza segnali di sorta”. Era scritto in una delibera del 28 dicembre del 2017.    

L’amaro contraltare sono i numeri del disagio abitativo cittadino. “Quasi 12 mila famiglie in attesa di una casa popolare; un migliaio di nuclei ospiti nei residence con provvedimenti capestro che ne minacciano l’espulsione a breve; più di 5 mila famiglie occupanti per necessità; circa 6 mila sentenze di sfratto emesse nel 2017 per morosità”. A questi numeri, spiega Valerio Fransesini del sindacato universitario Link Roma, “non va dimenticato che a fronte di 105 mila studenti fuori sede che vivono a Roma, sono disponibili solo 2 mila alloggi pubblici”. C’è poi il capitolo sgomberi a cui l’amministrazione sta continuando a lavorare. “Ricordiamo che se le centinaia di famiglie allontanate con la forza dai palazzi di via Monfortani, via Quintavalle e via Curtatone non si ritrovano a vivere per strada” ricorda Margherita Grazioli “è grazie all’accoglienza delle altre occupazioni”. 

In questo scenario, è stata nettamente bocciata dai sindacati anche l’ultima proposta dell’amministrazione a Cinque Stelle. L’assessora Castiglione, dopo aver dichiarato guerra a quanti vivono negli alloggi popolari senza titolo, annunciando migliaia di sgomberi, ha rincarato la dose e esplicitando la volontà di allontanare dagli alloggi pubblici anche quanti hanno redditi più alti del dovuto ma continuano a viverci (legalmente) pagando affitti parametrati al reddito. Per Massimo Pasquini, segretario nazionale di Unione Inquilini, “quella che si sta mettendo in campo è un’azione politica e sociale delicata che punta a spostare il conflitto tra chi deve dare, ovvero l’amministrazione, e chi deve ricevere ad uno scontro tra chi deve ricevere”. La guerra “dei penultimi contro gli ultimi”. 

Censimento degli stabili inutilizzati, pubblici e privati. Scorrimento delle graduatorie. Definitiva chiusura dei residence, con conseguente risparmio. Liberazione “non cruenta” degli stabili privati e pubblici occupati per necessità, “e il loro riuso là dove possibile per favorire progetti di auto recupero o ristrutturazione”. Perché al tavolo, viene ricordato, sono seduti anche i costruttori che potrebbero giocare un ruolo attivo in un quadro di progettualità condivisa. “Abbiamo unito portatori di interessi diversi per provare a effettuare una sintesi più alta che arrivasse ad un protocollo condiviso” conclude Roberto Giordano della Cgil di Roma e del Lazio. L’appello è rivolto anche alla Regione alla quale sindacati e movimenti chiedono di lavorare con “strumenti e risorse all’utilizzo del patrimonio Ater in fase di costruzione”.

Il 6 luglio è ormai diventata una “data spartiacque”. Se il testo “sarà uguale ai precedenti, non avrà senso nemmeno iniziare una discussione”. L'equivalente di una porta chiusa che aprirà la strada della mobilitazione di piazza. L’occasione potrebbe essere quella del consiglio straordinario sull’emergenza abitativa che dovrebbe essere convocato nelle prossime settimane. 

Questa la replica dell'assessora Rosalba Castiglione: "In merito a recenti dichiarazioni diffuse in conferenza stampa in cui si fa riferimento alla "mancata applicazione della delibera regionale sull’emergenza abitativa", si chiarisce che l’Amministrazione Capitolina già nell’ottobre scorso ha inviato alla Regione Lazio una bozza di convenzione per sbloccare l’utilizzo dei fondi previsti. Ad oggi non è pervenuta alcuna risposta dalla Regione. Si sottolinea inoltre che Regione Lazio e Comune hanno un dialogo aperto per risolvere le criticità legate all’applicazione della delibera".

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