"Roma non è come le altre città. Servono più fondi per gli stipendi dei suoi dipendenti"

Il vicesindaco Nieri ha riferito in commissione congiunta Bilancio e Personale in merito alle contestazioni del Mef sul salario accessorio. Intanto si apre la partita col Governo Renzi: "Il nostro ruolo comporta maggiori costi da sostenere"

Giornata di protesta dei dipendenti comunali. Immagine di repertorio

Arrivare a una rimodulazione del contratto decentrato ma passando dal riconoscimento da parte del Governo dei maggiori costi che la capitale deve sostenere per le sue “maggiori funzioni”. La discussione sugli stipendi dei dipendenti capitolini, che aveva suscitato non poche polemiche nelle scorse settimane, torna ad essere affrontata in Campidoglio. Questa mattina il vicesindaco con delega al Personale Luigi Nieri negli uffici di Largo Loria è intervenuto alla seduta congiunta delle commissioni Personale e Bilancio, presiedute rispettivamente da Svetlana Celli (Lista Civica Marino) e Alfredo Ferrari (Pd).

I salari non verranno toccati, ha ribadito il vicesindaco. Ma la partita non è semplice. Si tratta da un lato di “allineare” parte del salario accessorio dei dipendenti capitolini alla normativa nazionale. Dall'altro di fare in modo che il nuovo Governo riconosca le maggiori spese che Roma deve sostenere nel fornire determinati servizi proprio per il suo essere Capitale. “Non possiamo essere trattati come il comune di Saracinesco (164 abitanti, il comune più piccolo della provincia di Roma, ndr)” ha sintetizzato Nieri.

Il Campidoglio è da tempo sotto la lente di ingrandimento degli ispettori del Ministero dell'Economia e delle Finanze che hanno 'fatto le pulci' ai contratti decentrati dei dipendenti comunali e hanno ascoltato i massimi dirigenti capitolini. Nel mirino c'è la parte variabile dello stipendio, quella legata alla produttività e ai servizi. La contestazione parte dal fatto che il 90% del fondo disponibile per il salario accessorio, pari complessivamente a circa 70 milioni di euro, è stata riconosciuta come cosiddetta “indennità di disagio”. In altre parole ai dipendenti che in virtù del ruolo svolto subiscono particolari 'disagi' viene riconosciuto un corrispettivo nello stipendio. Nel particolare la questione era stata sollevata per i dipendenti che lavorano agli sportelli che, stretti tra una complicata burocrazia e le esigenze degli utenti, sono sottoposti a particolare stress.

Il Ministero contesta mancanza di chiarezza nei motivi indicati dal Comune di Roma per poter riconoscere le indennità, giustificate tutte come 'indennità di disagio'. Una dicitura poco chiara per i commissari del ministero. Da questo punto di vista, fin dal 2008, l'amministrazione non è in sintonia con la normativa generale nazionale. Il termine per l'adeguamento delle proporzioni di distribuzione del suddetto fondo è scaduto il 31 dicembre del 2012, da qui l'avvio delle ispezioni del Mef, che ricalcano quelle già avvenute, contestazioni comprese, nel 2008.

Ha spiegato Nieri alla commissione: “L'obiettivo dell'amministrazione, ora, è quello di ottenere nuove norme per aumentare le risorse dedicate al disagio, con un fondo dedicato a questo e un altro legato al miglioramento dei servizi. Serve una norma, come hanno spiegato dagli uffici comunali, che ci tranquillizzi dal punto di vista giuridico per quanto riguarda come abbiamo speso questi fondi praticamente nell'ultimo decennio, e un'altra per dare a Roma la possibilità di sostenere questi ultracosti”. Continua il vicesindaco: “Stiamo tranquillizzando i nostri lavoratori e contemporaneamente lavorando perchè al Comune sono tornati gli ispettori del Mef che contestano quanto sollevato nel 2008, ovvero il salario accessorio, una parte che si è stratificata negli anni coi vari contratti decentrati: vedremo quanto verrà scritto dal ministero nella relazione che ci arriverà, ma noi vorremmo discutere un vero progetto di riorganizzazione della macchina capitolina per rispondere meglio alla cittadinanza”. Motivo per cui “Roma non può essere sganciata dal fatto di essere la capitale d'Italia”.

Una rimodulazione è tutta da costruire. Nieri assicura “trasparenza” con tutte le parti in causa. La discussione con i sindacati è già iniziata anche se la trattativa 'a oltranza' si preannuncia sul fronte governativo con una relazione ancora tutta da impostare con i ministri di competenza del nuovo governo Renzi all'economia Padoan e alla Semplificazione e Pubblica Amministrazione Marianna Madia e con il premier stesso “a cui dobbiamo fa capire la necessità di riconoscere a Roma Capitale il suo ruolo”. Per il vicesindaco “c'è bisogno di norme di carattere nazionale su questi contratti. Dobbiamo metterci seduti e capire come, nell'ottica del riconoscimento della specificità di Roma Capitale, potremmo rimodernizzare quegli istituti”.

Nieri ha spiegato come gli uffici capitolini sono già al lavoro. “C'è già una bozza ma stiamo aspettando la risposta del Mef, con cui presto ci sarà un confronto”. Da qui l'impegno che “appena saremo in grado di fare una proposta di modifica la presenteremo all'Assemblea capitolina, tenendo conto dell'attenzione massima dei sindacati e della delicatezza della situazione. Faremo tutto con il massimo della trasparenza e appena ci sarà un quadro più preciso riferiremo alle commissioni”.

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