La Caporetto del Pd alle Elezioni 2016, Esposito: "Non chiamatemi porta sfortuna"

L'ex assessore ai trasporti di Roma si difende ai microfoni di La7 e augura in bocca al lupo alla Raggi: "Ora li vogliamo vedere governare. Non auguro un fallimento, le cose dette le vogliamo vedere in pratica"

Altro che Re Mida, Stefano Esposito è il simbolo della Caporetto del Partito Democratito nelle Elezioni amministrative del 2016. Ex consigliere di Torino e ex assessore di trasporti di Roma si è speso, mettendoci sempre la faccia con orgoglio, nelle campagne elettorali di Roberto Giachetti e Piero Fassino

Animale da talk show, Esposito è sempre stato presente sostenendo le ragioni dei dem a Roma e Torino. Risultato? Movimento 5 Stelle-Pd 2 a 0. Netto. Senza appello. Nelle due grandi città dove c'era lui, il Pd di Matteo Renzi è uscito con le ossa rotte. E se a Torino si paga un "ricambio generazionale", a Roma invece la sconfitta è il risultato di una sommatoria di scelte sbagliate che vanno dal defestramento di Ignazio Marino al Commissariamento per mafia del X Municipio

Ma poco importa se il suo partito ha perso, Esposito non si nasconde e ci mette la faccia. Ancora una volta. Scenario del mea culpa, fatto a modo suo, è La 7 nel corso della maratona elettorale condotta da Enrico Mentana. E se gli fanno notare che ha perso sia a Torino, da dove proviene, che a Roma, dove ha fatto l'Assessore, lui risponde: "Sì ma non chiamatemi porta sfortuna. Chiamandomi Esposito, però, potrei usare qualche cornetto".

"Non è che a Napoli sia andata meglio. Quindi, io lascerei anche il cognome", replica Mentana sorridendo. Esposito poi esprime rammarico per il risultato negativo raggiunto da Fassino nel capoluogo piemontese e si giustifica per il ko subito a Roma. Il senatore dem non molla. E', come veniva soprannominato negli anni del movimento studentesco torinese, una "pantera" non un gatto nero

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