Stadio della Roma sì, ma non a Tor di Valle: ecco la delibera di ex grillini, sinistra e comitati

Il fronte dei contrari a Tor di Valle si è compattato. L'ex assessore Berdini punta l'indice contro la relazione del Politecnico. Grancio e Fassina chiedono di cancellare la delibera sulla pubblica utilità

"Famo lo stadio...ma non a Tor di Valle". Non è solo lo slogan della conferenza stampa organizzata nella sala piccola della Protomoteca. E' una sorta di mantra che comitati, associazioni, ex grillini ed esponenti della sinistra in Campidoglio ripetono da tempo. Dopo la lettura della relazione rilasciata dal Politecnico di Torino, con maggior convinzione.

Berdini, il Politecnico e le vie legali

"La relazione che è stata consegnata contiene un errore catastrofico per i cementificatori di Tor di Valle e ci permetterà di fare una festa per buttare a mare per sempre questa follia" ha commentato l'ex assessore capitolino Paolo Berdini. L'urbanista ha puntato il dito contro la frequenza con cui, nel piano, è indicato il passaggio dei treni. "Hanno variato il progetto, che non ha avuto nessuna validazione istituzionale. E' una cosa gravissima" ha sottolineato Berdini che, ricordando il consiglio stroardinario sullo stadio atteso per il 21 febbraio, ha gettato il guanto di sfida. "Se giovedì passa qualche scellerata approvazione del piano, vado in magistratura".

No a Tor di Valle

Non meno determinati sono apparsi i tanti relatori presenti alla conferenza stampa. Sono talmente persuasi dell'idea che il progetto dello stadio a Tor di Valle sia una mera speculazione, che sono pronti a chiedere una delibera per annullare la dichiarazione di pubblico interesse.  D'altra parte, come ricordato con dei cartelloni, in campagna elettorale anche Raggi se ne era dichiarata convinta. "Se vinciamo  - aveva affermato la Sindaca nel 2016  - ritiriamo la delibera sulla pubblica utilità. Lo stadio della Roma si farà da un'altra parte, a Tor di Valle c'è una speculazione edilizia e non ci sono le condizioni".  Esattamente quanto torna a chiedere il fronte del no. Anzi, per dirla con le parole dei relatori, del "sì ma non a Tor di Valle".

Le ragioni del no

Le ragioni della contrarietà sono state riportate da tutti i presenti. Italia Nostra, si è dichiarata "favorevole culturalemente alla realizzazione di uno stadio", perchè in tal modo "si salva il Foro Italico". Quindi sì ad uno stadio, a condizione che sia fatto come nel resto d'Europa, "nel mezzo di quartieri", come occasione di rilancio urbanistico. Il presidente di Confesercenti Valter Giammaria ha invece sottolineato che l'aver previsto, oltre all'impianto sportivo, l'ennesimo centro commerciale "da oltre 100 negozi", costituisce una minaccia per le piccole e medie imprese e per il commercio di vicinato. Un problema per le attività economiche di prossimità che finiscono per il calare le saracinesche lasciando le strade dei quartieri buie e vuote, con ricadute anche sul piano della sicurezza sociale. Le ragioni della contrarietà al progetto di Tor di Valle sono state espresse anche dal "tavolo della libera urbanistica". Si tratta di un gruppo di professionisti, alcuni dei quali ex grillini, che hanno elaborato un articolato dossier per spiegare quello che a loro dire rappresenta "il peccato originario" del progetto. E che andrebbe ricercato facendo bene i conti anche su quanto, ad esempio,  sono state valutate le opere pubbliche.

La delibera contro la dichiarazione di pubblico interesse

Fortemente contrari all'intervento a Tor di Valle, ancora una volta si sono mostrati l'ex grillina Cristina Grancio, ora passata con DemA, ed il capogruppo di Sinistra per Roma Stefano Fassina. Insieme hanno presentato una delibera di iniziativa consiliare per chiedere "l'annullamento in autotutela della dichiarazione di pubblico interesse" concessa prima nel 2014, durante l'amministrazione di Marino, e poi nel 2017, con i pentastellati al governo cittadino.

Sono almeno tre i motivi per cui, Grancio e Fassina, chiedono ai colleghi di maggioranza ed opposizione di rinunciare a riconoscere pubblico interesse. Il primo riguarda l'aspetto della mobilità. La situazione catastrofica che era stata annunciata nella bozza del Politecnico di Torino "può essere scongiurare – ha ricordato Fassina – solo a fonrte di costosissime opere pubbliche, a carico della fiscalità generale, per realizzare le quali ci vorrebbero degli anni". Ed invece nella relazione professor Della Chiara, si auspica siano terminate prima di avviare i lavori per lo stadio. In ogni caso si tratta di opere, per lo più previste nel PUMS, che sono a carico del contribuente. "E' l'ennesima imposizione di interessi privati su quelli pubblici" ha ricordato Fassina che, con Grancio, in occasione del Consiglio Straordinario sullo stadio previsto per giovedì 21 febbraio, presenterà anche un ordine del giorno per espimere anche una "contrarietà politica" all'operazione di Tor di valle.

Trasparenza e rischio idrogeologico

Ci sono poi altre ragioni per cui sarà chiesto, in autotutela, di ritirare le dichiarazioni di pubblico interesse. L'ex pentastellata Grancio, uscita dalla maggioranza capitolina proprio per le sue perplessità sul progetto di Tor di Valle, ha ricordato la segretezza del parere rilasciato dall'avvocatura capitolina ed i no comment della Giunta alle interrogazioni presentate con il collega Fassina. E poi c'è la questione del rischio idrogeologico: le aree interessate dal progetto sono, da Piano Regolatore, R3 ed in parte anche R4. Invece "la discipilina attuativa – si legge nella delibera firmata da Grancio e Fassina – non consete l'edificazione attorno all'impianto sportivo di manufatti che possano costituire ostacolo al libero deflusso delle acque, quali centri commerciali, direzionali, turistico ricettivi". A meno che prima l'area non sia declassata a rischio idrogeologico R2.

Il braccio di ferro

Per tutte queste ragioni, sarà chiesto di ritirare le delibere sulla pubblica utilità. Significherebbe far ripartire il progetto dello stadio, ma su un'area diversa da Tor di Valle "Ad esempio alla Romanina oppure ad Osteria del Curato – ha ricordato Italia Nostra – non distante da un capolinea di una metropolitana già esistente, quella della linea A". La Sindaca però ha dichiarato, meno di dieci giorni fa, che lo stadio si farà ed i lavori inizieranno entro il 2019. Il braccio di ferro continua. Prossimo appuntamento in Aula Consiliare.


 

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