Tor di Valle, Berdini: "Sì allo Stadio, senza Torri e il Business park"

Per l'Assessore all'Urbanistica di Roma Capitale non c'è interesse pubblico nella realizzazione della metro a Tor di Valle e del ponte sul Tevere. Berdini: "Noi siamo per lo stadio, ma con le superfici previste nel PRG"

No alle torri di Libeskind ed al progetto del Business Park. Sì invece allo Stadio della Roma, con qualche attività commerciale a supporto. In definitiva è questa la posizione che l’Assessore all’Urbanistica del Campdiglio ha espresso in forma ufficiale durante la commissione convocata alla Regione Lazio. Berdini, rispondendo alle domande dei consiglieri di centrodestra e centrosinistra, ha finalmente esplicitato il punto di vista della Giunta Raggi. “Non abbiamo mai detto di essere contrari allo stadio e con l’As Roma siamo stati franchi.  Il Piano Regolatore prevede nell’area 63mila metri quadrati. Ne bastano dieci di meno per realizzare lo stadio. Poi, con i restanti 10mila metri quadri, la Roma può edificare dei servizi commerciali correlati”.

INFRASTRUTTURE INUTILI - Sono state pubblicamente bocciate le principali opere infrastrutturali, di cui sono stati elencati i costi. “Non ci serve un ponte ad ottocento metri da quello dei Congressi che va a bando in primavera e per il quale spenderemo 140milioni di euro. Ed anche  sulla metro credo sia legittimo esprimere il nostro parere negativo. Noi – spiega Berdini – ci rfiacciamo ad un rigoroso ragionamento del Dipartimento con il quale si spiega che lo sfioccamento della Linea B fino a Tor di Valle, mette in crisi il sistema della mobilità”.

FORMALIZZARE LA POSIZIONE - Dall’opposizione è stato più volte chiesto di formalizzare le posizioni esplicitate dall’Assessore Berdini. Lo hanno fatto i consiglieri democratici, Agostini su tutti, e quelli di Forza Italia, con Aurigemma che ha anche annunciato la possibilità di un esposto alla Corte dei Conti. Ma soprattutto lo ha ribadito l’Assessore Civita: "Il Comune deve dire se c’è ed in quali condizioni sussiste l’interesse pubblico. Se c’è una variante urbanistica, deve portarla in Assemblea Capitolina, votarla e renderla pubblica" affinchè sia poi discussa in Conferenza dei servizi. "Serve quindi un atto formale è solo quello che conta – ha sottolineato Civita - e non le numerose e talvolta contraddittorie dichiarazioni pubbliche".

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UN'INVERSIONE DI MARCIA - L'interesse pubblico, ascoltando Berdini, non sembra più esservi. L'Assessore capitolino lo ha ribadito in differenti occasioni, durante l'appuntamento in Regione. E probabilmente non serviranno neppure delle varianti. “Se non fermiamo un meccanismo scellerato che a fronte delle opere pubbliche regala cemento, noi questa città la portiamo al fallimento. E’ grazie alla mala-urbanistica che abbiamo ereditato 13 miliardi di debito”.  Quello che la Giunta Raggi sembra intenzionata a lasciar realizzare, è quindi uno stadio con 10mila metri quadrati di attività commerciali. Non uffici, perché Berdini se n’è detto contrario. Dunque niente Torri di Libeskind. Al loro posto, l'Assessore immagina tanto verde pubblico. “Noi abbiamo la sicurezza che una società seria come l’As Roma accetterà il punto di vista differente dei questa amministrazione. Sarebbe un’operazione strepitosa, con un parco fluviale forse anche di 75 ettari. Un'operazione del genere in questa città non c'è mai stata  ed uno stadio in un contesto così – ha concluso Berdini -  resterebbe per sempre”.
 

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