Stadio della Roma, per Berdini non si farà: "Con la relazione del Politecnico Raggi si è incastrata da sola"

L'ex assessore: "Va riaperta la conferenza dei servizi. Sono pronto a portare le carte alla magistratura"

“La relazione del Politecnico di Torino sarà lo stop definitivo al progetto dello stadio della Roma a Tor di Valle”. Lontano da quella certezza - “lo stadio si fa” - ostentata in Campidoglio dalla sindaca Virginia Raggi nel corso della conferenza stampa di presentazione dello studio tecnico, l’ex assessore all’Urbanistica della giunta capitolina pentastellata, Paolo Berdini, parte dalle stesse carte ma arriva alla conclusone opposta. “Si sono incastrati da soli”. Il motivo, per l’urbanista che lasciò il Campidoglio proprio nel bel mezzo della bufera sull’opera giallorossa, è contenuto nelle 55 pagine di analisi del progetto dello stadio richiesto dalla sindaca all’indomani dell’apertura dell’inchiesta che ha portato all’arresto del costruttore dell’opera Luca Parnasi e dell’avvocato Luca Lanzalone, principale artefice dell’operazione grillina sullo stadio. 

La sindaca, basandosi proprio su questa relazione, ha annunciato che il progetto si farà. Lei, al contrario, sostiene che è la sua condanna a morte. Può spiegare meglio?

La relazione tecnica non fa altro che confermare l’insostenibilità di una localizzazione come quella di Tor di Valle. Sono molti i punti del testo in cui vengono usate parole inequivocabili: effetti catastrofici e altri termini su questo stesso tenore. Ma la sorpresa si trova verso le conclusioni del lavoro. 

Quale sorpresa?

Il Politecnico era stato incaricato di verificare la tenuta del sistema di mobilità del progetto ufficiale. Le conclusioni della relazione non si limitano a questo. Suggeriscono infatti alcune variazioni alla rete su ferro che non sono contenute negli elaborati ufficiali ma sono solo il tentativo di suggerire una soluzione alle problematiche emerse. 

Per esempio?

Il Politecnico di Torino consiglia di aumentare binari di fermata sia nella stazione di Tor di Valle della linea Roma-Lido sia in quella di Magliana della linea ferroviaria Roma-Fiumicino. Questo incremento permetterebbe di far transitare più convogli, con una frequenza raddoppiata rispetto al progetto ufficiale dove i binari sono solo due per ciascuna stazione. Siamo dunque di fronte ad una estensione del lavoro ufficialmente richiesto e ad un progetto di mobilità che non è lo stesso presentato alla conferenza dei servizi. Per dare concreta attuazione a quanto scritto dal Politecnico è necessario avviare due nuove fasi procedurali. 

Sta dicendo che, secondo lei, è necessario rimettere mano al progetto e ripartire con l’iter autorizzativo?

Sì, per proseguire su questa strada è necessario in primo luogo incaricare qualcuno di redigere un nuovo progetto e di sottoporlo all’esame degli uffici pubblici competenti. In secondo luogo, nel caso gli uffici ne dichiarassero la fattibilità, deve chiedere la riapertura della conferenza dei servizi presso la Regione Lazio e iniziare di nuovo l’iter approvativo. Il sindaco Raggi ha affermato che prima della fine dell’anno aprirà il cantiere del nuovo stadio. Molto più prudentemente, alla fine dell’anno potrà forse ripartire la nuova conferenza dei servizi. Sempre ammesso che gli uffici comunali e delle Ferrovie ritengano la nuova proposta percorribile.

Quali problemi potrebbero sorgere?

Prendiamo la situazione della linea per l’aeroporto. Alla Magliana passano quattro convogli all’ora per senso di marcia e fermano sui due binari esistenti. A questi quattro si devono aggiungere i due treni veloci “Leonardo”, che ogni ora transitano senza effettuare fermata. Sono sei treni ogni ora. Uno ogni dieci minuti. Siamo sicuri che il raddoppio delle frequenze ipotizzato con i nuovi binari sia compatibile con il funzionamento del sistema che collega la città al suo aeroporto? È evidente che la proposta del Politecnico di Torino deve essere inviata formalmente, e cioè attraverso un nuovo progetto, alle Ferrovie dello Stato che dovranno esprimersi nel merito. Senza parlare del fatto che per aumentare i binari si dovranno demolire edifici residenziali e produttivi. E’ scontato che i proprietari apriranno un contenzioso e non se ne verrà a capo.

La relazione chiede di incrementare anche le corse della Roma-Lido. Ha le stesse perplessità?

Anche per la Roma-Lido vale lo stesso discorso. Con la proposta del Politecnico si passa dalla frequenza di un treno ogni sette minuti prevista nel progetto ufficiale a quella di un treno ogni tre minuti. Non può certo essere una conferenza stampa del sindaco Raggi ad apportare una variazione così sostanziale. Ripeto, il nuovo progetto che sta dietro alla relazione del Politecnico deve essere verificato dagli organi competenti. La conferenza di servizi deve essere riaperta. 

Ha presentato questa posizione nel corso di una conferenza stampa insieme a due consiglieri di opposizione, Cristina Grancio e Stefano Fassina, a comitati di cittadini e alle associazioni ambientaliste. L’amministrazione Raggi, però, sembra decisa a proseguire. Avete strumenti per opporvi?

Sono pronto a portare tutte le carte alla magistratura. E’ in gioco infatti una questione di legalità enorme. Capisco la disperazione della giunta comunale, ma i progetti pubblici non si approvano in chat o in conferenza stampa. Esistono procedure di legge e vanno rispettate. Sono convinto che il sindaco Raggi non può portare in approvazione un progetto insostenibile come afferma il Politecnico, ma se lo facesse non resterà che chiedere l’intervento della Magistratura per bloccare una forzatura istituzionale inammissibile.   

Raggi ha chiesto al Politecnico una relazione proprio per ottenere una sorta di garanzia al progetto. Secondo lei ha sbagliato?

Ripeto, la relazione e le successive dichiarazioni del sindaco Raggi rappresentano lo stop definitivo al progetto dello stadio della Roma a Tor di Valle. Il fatto che sia venuto dalla stessa amministrazione che si è così tanto impegnata per farlo realizzare contro ogni logica, dimostra ancora una volta la mancanza di una solida cultura di governo della città proprio a partire dai motivi che hanno spinto la giunta ad affidare al Politecnico di Torino il compito di sbrogliare un nodo inestricabile. Come è noto, l’inchiesta della magistratura ha evidenziato che lo stesso proponente aveva fondati dubbi sulla tenuta del sistema di accessibilità allo stadio.

Cosa avrebbe dovuto fare, secondo lei, Raggi di fronte a quanto emerso dalle carte dell’inchiesta?

Alla luce di questo fatto scandaloso, avrebbe dovuto buttare nel cestino il progetto e proporre una nuova localizzazione per costruire lo stadio. Invece chiede ai docenti di Torino di verificare quel sistema che preoccupava gli stessi redattori del progetto.

La richiesta di una nuova localizzazione è arrivata anche dai comitati dei cittadini e dalle associazioni ambientaliste. Secondo lei è l’unico modo per uscire da questa situazione?

Sono sei anni che la città è bloccata su una localizzazione dello stadio insostenibile sotto il profilo urbanistico. La relazione dell’Università di Torino che avrebbe dovuto risolvere la questione, ha invece ulteriormente ingarbugliato le carte. C’è un solo modo per risolvere la vicenda stadio: sedersi intorno ad un tavolo con la As Roma e trovare un altro luogo. Del resto, era stata la stessa società proponente ad indicarne più di una. Si riprenda quell’elenco e si trovi un'altra localizzazione. E’ l’unico modo per fare lo stadio.  

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