Stadio della Roma, non solo interesse pubblico: ecco dieci punti da chiarire sull'operazione

A poche ore dal via libera del Campidoglio, sono diversi i dubbi e le contrarietà sull'operazione cui non è stata data una risposta esaustiva. Ve ne proproniamo dieci

Ormai siamo agli sgoccioli. Almeno per quanto riguarda la prima fase, quella che compete al Campidoglio. Giovedì prossimo la Giunta capitolina darà il suo via libera al progetto dello stadio della Roma. Poi la palla passerà alla Regione Lazio che avrà 180 giorni di tempo per esprimere un parere sul progetto definitivo. E se l'analisi del progetto prosegue velocemente al ritmo imposto dalla cosiddetta legge sugli stadi, sono diversi i dubbi avanzati da associazioni ambientaliste, comitati e politici cittadini rimasti senza una risposta. Alcuni hanno occupato per giorni le pagine dei giornali finendo all'attenzione della politica cittadina,  altri sono rimasti ancorati alle cronache municipali. Alcuni hanno trovato una soluzione, altri invece si presentano ancora come problemi a cui dare una risposta. Tra luci e ombre, ecco dieci 'ombre' dell'operazione 'stadio della Roma'.

METROPOLITANA CERCASI – Nodo nevralgico della discussione volta alla concessione da parte del Campidoglio della pubblica utilità è l'accessibilità all'area tramite i mezzi pubblici. Non a caso l'accordo tra l'amministrazione capitolina e il presidente giallorosso Pallotta si è raggiunto proprio sulla concessione di ulteriori 50 milioni di euro per il prolungamento della metro B. In merito lo scenario è cambiato più volte. Il primo progetto annunciato dal Campidoglio, insieme alla notizia dello stadio, parlava di una diramazione della linea della metropolitana che da Magliana avrebbe raggiunto la stazione di Muratella, incrociandosi quindi con la linea FM3, e passando per Tor Di Valle. L'opera avrebbe rivoluzionato la mobilità dell'intero quadrante. Scomparsa dal progetto preliminare, per garantire 'l'interesse pubblico' si è ripiegato sul prolungamento della linea B fino a Tor di Valle. Sul piatto sono stati messi 50 milioni di euro anche se ad oggi non è ancora stato reso pubblico il progetto in merito alla fattibilità dell'infrastruttura. Con la realizzazione del 'braccio' della metro e del ponte pedonale sul Tevere si punta far confluire circa il 50% dei tifosi.

FERROVIA ROMA-LIDO – Sotto i riflettori anche la ferrovia regionale Roma-Lido che proprio a Tor di Valle ha una sua stazione. Anche su questo aspetto si gioca una partita delicata dal momento che una sua eventuale implementazione, qualora non si trovasse un accordo, rimarrebbe sulle spalle dell'ente regionale. Scetticismo è arrivato dal Comitato pendolari Roma-Lido che ha eseguito due calcoli con un risultato non proprio positivo: nella migliore delle ipotesi, aumentando circa quattro treni all'ora negli orari non di punta, servirebbero più di due ore per far defluire un quarto dei tifosi, circa 15 mila.  

PROPRIETA' Lo stadio non sarà di proprietà della AS Roma. La decisione è scritta nero su bianco in un prospetto informativo emesso dalla stessa società giallorossa: “Lo stadio sarà autonomo e indipendente rispetto alla società”. E ancora: “La realizzazione del progetto non vedrà il coinvolgimento economico finanziario della società”. In altre parole, la Roma si ritroverà a dover pagare l'affitto a una società posseduta dai suoi stessi azionisti. Se da un lato l'estraneità della società Roma nella costruzione dell'impianto protegge il club sportivo da eventuali esposizioni, dall'altro non offre adeguate garanzie in futuro. L'ipotesi più probabile offre questo scenario: qualora l'imprenditore, e investitore, Pallotta decidesse di uscire dalle quote azionarie del club sportivo, continuerebbe a essere proprietario dello stadio. Il problema ha preoccupato, seppur in ritardo, anche il Campidoglio. Tra le condizioni emerse dall'incontro tra l'assessore alla Trasformazione Urbana Giovanni Caudo e la maggioranza capitolina ci sono proprio rassicurazioni in merito alla proprietà dello stadio. Una risposta però non è ancora arrivata.

VINCOLI PAESAGGISTICIL'area scelta, a ridosso di un'ansa del Tevere, ha suscitato subito  molte preoccupazioni urbanistiche, soprattutto da parte delle associazioni ambientaliste: i vincoli urbanistici e paesaggistici. Ne ha parlato Italia Nostra che ha scritto di  “documentati rischi idrogeologici”. Si è espresso, nel corso delle ultime settimane, anche il deputato di Sinistra ecologia e libertà, Filiberto Zaratti che tra il 2006 e il 2010 è stato assessore all'Ambiente della Regione Lazio: “L’area dove dovrebbe nascere è classificata nel Piano di Assetto Idrogeologico della Regione Lazio come area di esondazione. Inoltre è interessata da vincoli paesaggistici volti al mantenimento e alla conservazione di paesaggi naturali e da altri vincoli di inedificabilità assoluta”.

DEPURATORE – Nella discussione pubblica attorno allo stadio non è quasi mai stato preso in considerazione eppure i residenti della zona il problema lo conoscono benissimo: proprio a fianco dell'area che ospiterà lo stadio è attivo il depuratore di Acea. La società partecipata ha comunicato fin da subito che non sarà possibile spostarlo, né interrarlo. Quindi il 'nuovo Colosseo' dovrà convivere con il depuratore. Non sempre una presenza piacevole, stando a quanto denunciano i cittadini che lamentano la presenza di cattivi odori nell'area. Anche Andrea Santoro, il presidente del IX municipio, territorio dove andranno a ricadere le nuove cubature, aveva spiegato: “Abbiamo poi posto all'attenzione della conferenza dei servizi la necessità di valutare gli interventi da eseguire per mitigare i miasmi del depuratore Acea presente nell'area”.

CUBATURE – Nell'operazione stadio, la struttura sportiva non è sola. Al suo fianco infatti, per permettere la 'sostenibilità finanziaria' dell'operazione, la società Euronova del costruttore Parnasi, incaricata di realizzare l'opera, realizzerà quasi un milione di metri cubi di uffici, strutture commerciali e ricettive. Nell'accordo 'oltreoceano' firmato da Pallotta e dal sindaco Marino, il Campidoglio è riuscito a strappare una riduzione di circa 100 mila metri cubi ma l'impatto della 'cittadella' rimarrà comunque notevole considerata anche la pesante presenza di invenduto nella Capitale. Buona parte di queste cubature servirà a generare le risorse per la realizzazione delle opere necessarie ad ottenere il via libera per 'pubblica utilità', circa 220 milioni di euro. Gli oneri di urbanizzazione quindi, per le opere pubbliche, non sono solo a carico del costruttore ma anche di quel pezzo di città.
 
ACCESSIBILITA' PER IL TRASPORTO PRIVATO – Non solo mezzi pubblici. Anche sull'accessibilità della struttura sportiva con i trasporti privati si basa la dichiarazione da parte del Campidoglio della pubblica utilità. Il primo ostacolo è un'area protetta. Nel primo progetto del proponente infatti lo svincolo che avrebbe permesso ai tifosi di raggiungere l'area dall'autostrada Roma-Fiumicino senza gravare sulla mobilità locale passava proprio su un'area inedificabile. Niente da fare. Dalla Regione Lazio, che dopo il parere del Campidoglio dovrà valutare il progetto definitivo della 'operazione stadio', chiedono alternative. Altro nodo che verrà inserito, ma del quale non sono ancora emersi né i particolari tecnici né i costi, riguarda la messa in sicurezza della via del Mare per permettere di raggiungere senza particolari problemi l'area anche con i mezzi privati.

SICUREZZA – Il sistema dei trasporti è centrale anche per quanto riguarda la sicurezza dell'area. Partite di calcio più o meno sensibili, grandi eventi e concerti. Quella dello stadio della Roma non è una 'cementificazione' qualsiasi ma un'infrastruttura che attirerà centinaia di migliaia di persone ogni anno. Il transito in sicurezza, ed in alcune occasioni anche in situazioni 'di emergenza', su un'area stretta tra la via del Mare e un'ansa del Tevere, non  può passare in secondo piano. Dubbioso il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro che ha più volte esternato la sua preoccupazione in merito alla piena accessibilità dell'area prima di dare un via libera all'opera.

LA PROPRIETA' DEL TERRENOIn cima alle criticità espresse dalla storica associazione ambientalista Italia Nostra ci sono i problemi in merito alla compravendita dell'area. Come spiega l'associazione la società Sais spa, che ha venduto il terreno dove sorgeva l'ippodromo al costruttore Parnasi, è stata dichiarata fallita e l'udienza per la verifica della situzione debitoria è fissata per il 14 dicembre 2014. Verrà valutato quindi la congruità del prezzo di vendita. In caso negativo “la vendita potrebbe essere revocata” scrive Italia Nostra.

PARTECIPAZIONE – La discussione istituzionale e pubblica intorno allo stadio è stata fin da subito una corsa contro il tempo. Il dato è da ricercarsi nella cosiddetta legge sugli stadi che impone tempi certi, e veloci, a tutto il procedimento aprendo al contempo ampi spazi di derogabilità delle leggi urbanistiche vigenti. Oggetto di ripetute perplessità il fatto che l'intera 'operazione stadio' costituirà una sostanziosa variante al Piano regolatore vigente nella Capitale. La richiesta di 'bloccare la macchina e discuterne con la città è arrivata dal coordinamento di comitati romani Carte in regola. Tra i motivi: “Non si può ridurre l'indispensabile regia pubblica per una rilevante trasformazione urbana alla semplice decisione  di quali opere infrastrutturali siano necessarie per rendere vantaggiosa la realizzazione dello stadio”. E ancora: “Non si può decidere  una trasformazione così gravida di conseguenze in pochi giorni, senza dare il tempo per svolgere un dibattito con la città”.

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