Emergenza abitativa, 'sorveglianza speciale' per Luca Fagiano e Paolo Di Vetta

Il Tribunale ha applicato la misura preventiva per un anno ai due storici attivisti dei movimenti per il diritto all'abitare, che replicano: "Così vogliono arginare il dissenso politico". In loro difesa ha testimoniato anche l'ex Prefetto Mosca

Una manifestazione dei movimenti per la casa - ANSA/ANGELO CARCONI

Movimenti per il diritto all'abitare romani 'sorvegliati speciali'. Il Tribunale di Roma, con sentenza del 3 ottobre scorso, ha deciso di applicare la misura preventiva della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per un anno nei confronti di due storici attivisti delle lotte per l'abitare: Paolo Di Vetta dei Blocchi precari metropolitani e Luca Fagiano del Coordinamento cittadino di lotta per la casa.

Una misura che condiziona sensibilmente la vita quotidiana di chi ne è interessato, a partire dal divieto di uscire di casa prima delle sette del mattino e di non rientrare più tardi delle 21. A Di Vetta è stato inoltre imposto "l'obbligo di soggirno nel Comune di Roma", quindi per un anno non potrà allontanarsi dalla Capitale. Non solo. Anche la violazione a una serie di prescrizioni stabilite dal decreto, tra cui l'obbligo di "non dare ragione di sospetti" e quello "di non partecipare a pubbliche riunione", costituisce un reato. Questo significa che entrambi non potranno più partecipare a cortei o assemblee.

"Siamo tutti socialmente pericolosi" la risposta dei Movimenti per il diritto all'abitare. "Le misure di prevenzione limitano fortemente la libertà personale, prescindono dal presupposto della commissione di un fatto di reato e rappresentano uno strumento, nei fatti sanzionatorio, di contrasto del disagio sociale e del dissenso politico". 

La sorveglianza speciale è un provvedimento che viene indirizzato a persone già 'avvisate' oppure sospettate di appartenere ad associazioni mafiose con l'obiettivo di neutralizzarne la "pericolosità" e cambiarne la "condotta". Si tratta infatti di una misura preventiva, applicata quindi prima di una sentenza di condanna verso un reato. 

Nel corso di un'udienza richiesta dalla difesa sono stati chiamati a testimoniare il vicepresidente della Regione Lazio Massimiliano Smeriglio e l'assessore alle Politiche Abitative Fabio Refrigeri con i quali i due attivisti si sono incontrati più volte in qualità di delegati di uno dei soggetti sociali rappresentativi del disagio abitativo della Capitale. Un percorso che ha contribuito alla stesura della delibera regionale che fissa una serie di misure per contrastare l'emergenza abitativa romana, in parte destinate anche agli abitanti delle occupazioni. A testimoniare in difesa anche il Prefetto Carlo Mosca, in carica a Roma tra il 2007 e il 2008, che ha raccontato di aver avuto con loro "rapporti sereni, improntati alla collaborazione" e di aver istituito con i movimenti un tavolo di confronto e di mediazione "rispetto ad istanze significative e apprezzabili, soprattutto nei confronti di gente che non aveva nulla". 

Paolo Di Vetta e Luca Fagiano sono due leader dei movimenti per l'abitare romani, il primo appartenente ai 'Blocchi precari metropolitani', il secondo al 'Coordinamento cittadino di lotta per la casa'. Sigle che nella Capitale si sono guadagnate la ribalta della cronaca dopo una serie di occupazioni di palazzi, pubblici e privati ma non case popolari, tutti vuoti ormai da molti anni, per garantire un tetto a migliaia di persone senza casa. Persone sfrattate per non essere più riuscite a pagarsi un affitto, precari senza alcuna garanzia economica, disoccupati, migranti dalla vita legata a doppio filo alle regole stringenti delle politiche migratorie, spesso sfrattati, quasi sempre precari.

"Una sola grande opera: casa e reddito per tutti" uno degli slogan che meglio riassume le richieste che, nelle manifestazioni e ai tavoli con gli amministratori, vengono portate avanti. Da tempo gli attivisti sono impegnati anche in una battaglia contro l'art. 5 del 'Piano Casa' del Governo varato dall'ex ministro Lupi, articolo che impedisce a chi vive nelle occupazioni di ottenere la residenza ostacolando l'accesso a diritti primari come l'istruzione e la salute.

Sia per Di Vetta sia per Fagiano erano in passato stati disposti gli arresti domiciliari, tramutati dopo sei mesi in obbligo di firma, in quanto accusati di non aver rispettato le misure cautelari disposte dal gip di Roma dopo l'arresto per i disordini della manifestazione del 31 ottobre del 2013 in via del Tritone. Quel giorno gli attivisti erano scesi in piazza in occasone della Conferenza unificata Stato-Regioni alla quale partecipava anche l'Anci per chiedere la definizione di un decreto sulle politiche abitative a livello nazionale. 

"In Val di Susa, come a Roma, Pisa, Torino, Bologna e in tante città abbiamo assistito negli ultimi anni a un utilizzo tutto politico degli istituti di prevenzione, dentro uno sviluppo del diritto penale - un diritto 'del nemico' evidentemente utile a combattere la guerra contro i poveri in corso - che punisce le soggettività, i comportamenti e gli stili di vita invece che i reati specifici. Cercando in questo modo anche di scoraggiare il conflitto e svuotare le piazze" hanno scritto i movimenti in una nota.

"Come Movimento per il Diritto all'Abitare rispediamo al mittente una sentenza tutta politica che punisce Paolo e Luca per la loro capacità di gettare sempre il cuore oltre l'ostacolo e di spendersi generosamente insieme a chi combatte un sistema che prevede tante case senza gente affinché ci sia sempre più gente senza casa, anteponendo il bene della collettività di cui fanno parte al proprio interesse personale. Abbiamo difeso decine di persone dagli sfratti e fatto centinaia di manifestazioni. D'altra parte non conosciamo alcun altro modo per farci sentire quando davanti alle ingiustizie sociali palesi l'arroganza del potere e il suo apparato vorrebbero imporci di rimanere zitti". 

Solidarietà dall'Unione sindacale di base: "La vergognosa sentenza del Tribunale di Roma che ha deciso di condannarli ad un anno di sorveglianza speciale suona come preciso atto intimidatorio contro chiunque voglia continuare a far valere i propri diritti. Per il Tribunale di Roma sembra non contare la lunga storia della città di Roma e del nostro paese, dove il diritto all'alloggio è stato progressivamente cancellato".

Continua la nota: "Le tante battaglie condotte sempre a viso aperto, i confronti ed i negoziati con le amministrazioni pubbliche, la generosità dimostrata in tanti anni di lotte dure e complicate sono il biglietto da visita di due attivisti che meritano un ampio e forte riconoscimento. Il timore suscitato dalla loro determinatezza nel battersi per gli interessi degli ultimi, dei più poveri, senza chiedere l'elemosina ma rivendicando diritti collettivi, costituisce probabilmente il fattore che ha portato a questa sentenza".

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