Lucha y Siesta, Raggi invita in Campidoglio le donne: "Ci incontra ma non vuole proseguire il progetto"

Le attiviste in una nota: "Lucha non deve chiudere"

L'assemblea che ha dato vita al Comitato Lucha alla città

La sindaca Virginia Raggi vedrà domani in Campidoglio le donne ospitate a Lucha y Siesta insieme a due tra operatrici e attiviste. Una “chiacchierata” per conoscersi, che avrà tra i nodi da affrontare il ricollocamento in altre strutture in vista del distacco delle utenze per il momento fissato al 15 novembre. L’invito è stato portato lunedì pomeriggio direttamente in via Lucio Sestio 10 dalla delegata alle Pari opportunità del Campidoglio, Lorenza Fruci, e ribadito oggi con una mail.

Non si preannuncia una visita di cortesia. "Il Campidoglio vuole incontrare le donne ma non è interessato a conoscere e a far proseguire il progetto stimato e supportato in Italia e all'estero" scrivono dalla Casa delle Donne Lucha y Siesta in una nota. Poi, oltre denuncia il preavviso “di poche ore”, spiegano: “La delegata ha preannunciato un incontro che sarebbe stato sostanzialmente un ‘saluto’ della sindaca indirizzato esclusivamente alle donne che vivono nella casa e aperto poi in un secondo momento, e a seguito di una richiesta di tutta la comunità della casa rifugio, esclusivamente a due attiviste operatrici”. Una scelta “che va completamente nella direzione opposta dalla volontà di discutere su come salvare Lucha y Siesta dallo sgombero e lavorare insieme sull’acquisizione dell’immobile con tutto il Comitato Lucha alla città”. 

La palazzina dove undici anni fa è nata la Casa delle donne Lucha y siesta è di proprietà di Atac, inserita tra quelle da ‘valorizzare’ in base al concordato preventivo. Come reazione alla notizia del distacco delle utenze, anticamera di uno sgombero, è nato il Comitato Lucha alla città al quale hanno aderito oltre mille membri tra cui cinquanta associazioni proprio per impedirne la chiusura. Il ricollocamento in strutture del Comune delle donne attualmente ospitate non garantisce quindi l’esistenza di un’esperienza che in oltre dieci anni ha funzionato non solo come casa di accoglienza per donne e minori ma è riconosciuto in città come un luogo di formazione ed elaborazione politica e culturale attiva nel contrasto alla violenza maschile sulle donne. 

“Siamo convinte che sia possibile oltre che necessario superare la fase di stallo e precarietà in cui siamo, assicurare alla città di non perdere una risorsa fondamentale e garantire alle donne di Lucha y Siesta il proseguimento dei loro percorsi di autonomia”, continua la nota. “Non è più accettabile l’immobilismo e l’inerzia di un’amministrazione pubblica mentre le donne continuano a morire. Chiediamo che si lavori subito a percorsi concreti per trovare una soluzione dove la politica torni ad essere protagonista di Roma”, continua la nota stampa. Poi continuano: “Lucha non deve chiudere e Roma – ma non solo, viste le molteplici adesioni - sta aderendo in massa al Comitato “Lucha alla città” nato per questo scopo. E’ composto da oltre mille membri, che aumentano ogni giorno, e cinquanta associazioni, ma per la sindaca Raggi questo Comitato non esiste. Fa o non fa parte della “legalità” rispettare le forme di rappresentanza che cittadine e cittadini scelgono di darsi?”.

Il percorso verso lo ‘svuotamento’ di Lucha y Siesta intanto va avanti. Il Comune sta proseguendo nella ricerca di strutture alternative per le donne che attualmente vivono a Lucha y siesta mentre nel corso di una commissione Controllo di fine settembre l’ex assessora alle Politiche Sociali Baldassarre aveva affermato di essere in cerca di un immobile da mettere a bando per garantire la continuità del servizio.

La posizione delle attiviste e del Comitato resta però quella di salvare Lucha y Siesta: “La necessità di coinvolgere l'intero Comitato e non solo le singole donne nasce dalla volontà di veder riconosciuto il progetto della casa rifugio e centro antiviolenza Lucha y Siesta che non può essere ridotto solo ed esclusivamente ai posti letto. La sperimentazione che Lucha y Siesta rappresenta è da vedere e toccare con mano perché ha dimostrato che oltre l’assolutismo del binomio fra bisogno individuale e presa in carico dei servizi sociali, c’è la chiave per far partire un progetto capace di essere veramente inserito nella società e per la società”. Domani il faccia a faccia in Campidoglio.

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