Testaccio, sigilli a un laboratorio artistico: "Area del Comune". Alfonsi: "C'è già un progetto di riqualificazione"

Si tratta di un manufatto costruito abusivamente ormai settant'anni fa. Nella stessa zona abitano anche alcune famiglie

Quattro pattuglie della polizia locale questa mattina sono intervenute insieme al dipartimento Patrimonio capitolino in via Paolo Caselli, di fronte all’ingresso del cimitero acattolico, a Testaccio, per la riacquisizione di un’area di proprietà del Comune di Roma sulla quale, oltre sessant’anni fa, sono stati realizzati dei manufatti senza alcun permesso. L’operazione ha interessato il laboratorio dello scultore, per anni docente presso diverse accademie d’arte italiane, Domenico Annicchiarico, anche se l’area è interessata anche da una serie di abitazioni che si trovano nella stessa situazione.

Come spiega il professor Annicchiarico a Romatoday, “nessuno nei giorni scorsi ci ha avvertito”. Solo ieri in tarda serata era circolata una voce su un possibile intervento tanto che il sindacato Asia Usb aveva lanciato un presidio in difesa di una famiglia residente nella stessa strada. Presente la presidente del I municipio, Sabrina Alfonsi, alla quale in un primo momento la polizia locale presente ha impedito di entrare nel cortile dell’area interessata e, quindi, di comprendere le vere motivazioni della presenza dei funzionari capitolini. Una precauzione, spiegano dalla polizia locale, in quanto era in corso un’operazione di polizia giudiziaria per dare esecuzione a un provvedimento del dipartimento Patrimonio emanato al termine di un iter giudiziario.

Tutto è iniziato nel 2015, a cavallo tra l’amministrazione di Ignazio Marino e quella del commissario capitolino Paolo Francesco Tronca, quando il Comune di Roma, nell’ambito di una riorganizzazione dei propri beni, ha deciso di rientrare in possesso dell’area. Sul terreno, però, ormai da oltre sessant’anni insistono una serie di manufatti che oggi sono diventati vere e proprie case abitate dalle stesse famiglie da più di trent’anni o laboratori artigiani come quello dell'artista e docente riconosciuto in tutta Italia Annicchiarico. “Fino a stamattina non abbiamo capito se l’intervento fosse destinato al mio studio o alla casa della famiglia che abita di fronte”, spiega lo scultore. “Hanno posto i sigilli nonostante sia ancora aperto un ricorso al Tribunale amministrativo regionale che non è ancora stato discusso. Siamo di fronte a una misura preventiva, come bocciare uno studente prima dell’esame perché pensi che non sia bravo”. Le sue opere ora sono chiuse nel laboratorio. “Dovrò mettermi d’accordo con loro per poter avere accesso. Una mortificazione. Questa città vive d’arte, la sindaca Raggi dovrebbe preoccuparsi di tutelare realtà culturali come questa”.

La riacquisizione, spiega il dipartimento Patrimonio in una nota, è relativa a “un'area di proprietà capitolina che rientra in un percorso avviato anni fa e riguarda una serie di manufatti abusivi. Oggi interessato dall'operazione della Polizia Locale è stato un laboratorio e non un'abitazione, con attenzione come sempre alla salvaguardia del lavoro dei singoli”.

Attacca però la presidente del I municipio, Sabrina Alfonsi: “Più di due anni fa è stato aperto un tavolo con il dipartimenti Urbanistica e Patrimonio per capire come riqualificare nella legalità l’ultimo borgo di artisti e artigiani del centro della città”, spiega a Romatoday. “Il Campidoglio ha messo in bilancio 250 mila euro e proprio pochi giorni fa abbiamo avviato un concorso di progettazione con l’Ordine degli architetti di Roma. Oggi però il dipartimento avvia questa riacquisizione, come se la mano destra non sapesse cosa fa la sinistra. Domani incontrerò l’assessora Valentina Vivarelli”.

“Nonostante fosse aperto un tavolo con il dipartimento, ancora una volta ha vinto la linea della forza. È stato effettuato uno sfratto per lasciare queste strutture abbandonate, non possiamo permetterlo”, le parole del responsabile Casa del Pd di Roma, Yuri Trombetti.

Anche se al momento non sono ufficialmente in programma altri sfratti, per i residenti di via Paolo Caselli resta il timore di uno sgombero. “Questa casa è stata realizzata nel dopoguerra ed è qui da quasi settant’anni”, racconta Marco Battisti. “Ci abitava mio nonno. Quando mi sono sposato trent’anni fa ero in difficoltà, c’era una bambina in arrivo e così io e mia moglie ci siamo trasferiti qui. Da allora non ci siamo più spostati e piano piano abbiamo sistemato anche l’abitazione. Abbiamo sempre avuto una residenza e pagato regolarmente tutte le utenze, compreso un bollettino di circa 120 euro mensili al Comune”.

Oggi in famiglia ci sono tre figli. “Fino all’anno scorso studiavano tutti e tre, solo io lavoravo. La prima volta che il Comune ha prospettato lo sfratto ci ha proposto una casa famiglia per mia moglie e il figlio più piccolo mentre tutti gli altri sarebbero dovuti rimanere per strada. Oggi i miei figli lavorano ma serve del tempo per trovare una soluzione. Non possono lasciarci in mezzo a una strada. Stiamo ancora aspettando la discussione del nostro ricorso al Tar”.

In loro difesa è sceso il sindacato Asia Usb che ieri aveva lanciato un presidio antisfratto in solidarietà dei residenti: “Vogliono cacciare diverse famiglie che abitano qui dagli anni cinquanta”, denuncia Michele Giglio. “Il comune vuole riacquisire l’area ma senza aver individuato alcuna soluzione alternativa”. 

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