Sgomberi, vertice in Prefettura sull'ex scuola di Primavalle. I movimenti: "Aprite un tavolo di confronto"

Secondo quanto si apprende, per ultimare i piano delle alternative servirà ancora qualche giorno. I residenti: "Non sappiamo dove finiremo"

“Chiediamo un tavolo con le istituzioni sul piano degli sgomberi. Solo così sarà possibile trovare soluzioni dignitose per tutti”. Hanno chiesto l’apertura di un “dialogo”, i movimenti per il diritto all’abitare, sostenuti da una serie di realtà sociali e sindacali cittadine, che oggi pomeriggio hanno tenuto una conferenza stampa davanti alla Prefettura di Roma, in piazza Santi Apostoli. Un paio di ore prima, proprio a palazzo Valentini, è iniziato il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica che ha affrontato il nodo dello sgombero dell’ex scuola di via di Cardinal Capranica, a Primavalle. Un incontro tecnico per stabilire le alternative che, però, come denunciano i residenti dell’occupazione presenti in piazza, non è stato preceduto dal “alcun confronto con le famiglie interessate dall’operazione” e dal quale non è emersa alcuna informazione ufficiale.

Come raccontato da Romatoday la scorsa settimana, la prima data fissata per le operazioni delle forze dell’ordine è stata sospesa in assenza di alternative, mantenendo fermo l’obiettivo della Prefettura di passare all’azione nella seconda metà del mese. Comune e Regione si erano impegnate ad arrivare oggi con un piano di soluzioni per tutti i residenti dello stabile ma, secondo quanto si apprende, ci vorrà ancora qualche giorno. Da un lato, quindi, la Prefettura che ha già dato prova di essere pronta a intervenire. Dall’altro le istituzioni che vogliono arrivare al trasloco concordato delle famiglie, evitando quegli sgomberi forzati che in passato hanno rappresentato un problema sociale in città, soprattutto per il Campidoglio di Virginia Raggi. 

Per il momento, però, sistemazioni per tutti ancora non sono state trovate. E quelle che sono state annunciate fino ad oggi sono state rimandate al mittente da attivisti dei movimenti e dai residenti che anche in conferenza stampa hanno ribadito di volere delle “soluzioni vere”, le parole di Paolo Di Vetta. “Niente separazione dei nuclei, niente case famiglia o interventi con la forza. Non cerchiamo lo scontro, ma il dialogo. C’è bisogno di un confronto vero con la città. Anche per quanto riguarda gli spazi sociali. Non consentiremo che queste situazioni vengano silenziate con la forza”. A poche settimane dal corteo del 22 giugno, quando migliaia di persone hanno riempito il centro cittadino per dire no agli sgomberi, il messaggio è stato ribadito: "Moltissime forze sociali e sindacali si sono strette attorno alle occupazioni. Staranno tutti accanto a chi rischia di essere sgomberato".

Alcuni dei residenti dell’ex scuola presenti in piazza hanno denunciato di “non sapere nulla di ciò che gli accadrà nelle prossime settimane. Non riusciamo più a domire con il timore che ogni mattina possano arrivare i blindati”. L’ultimo incontro “che abbiamo avuto”, raccontano, “risale al 30 maggio scorso. Ci hanno proposto posti in case-famiglia, soluzioni in cohousing o l’erogazione di un buono affitto da spendere fuori dal territorio comunale. Abbiamo paura, ma siamo decisi a non uscire senza soluzioni vere”. 

Intanto domani mattina i movimenti per il diritto all’abitare protesteranno fuori dalla sede del Consiglio regionale del Lazio, in via della Pisana, insieme ai sindacati Asia Usb e Unione Inquilini. “Anche la Regione si deve assumere le sue responsabilità”, le parole di Cristiano Armati, che ha attaccato le modalità di vendita delle case Ater, stablite dalla giunta Zingaretti con una recente delibera. L’attacco è rivolto anche verso il progetto revisione della legge 12, che regola le assegnazioni delle case popolari, “che abbassa i limiti di accesso all’edilizia pubblica”. Altro appuntamento, sarà lunedì 15 luglio, in piazza Montecitorio, in occasione della discussione del cosiddetto decreto sicurezza e immigrazione bis, “per ribadire la nostra resistenza, con ogni mezzo necessario, contro i respingimenti e i porti chiusi”. 

A fianco dei movimenti anche una serie di realtà sociali e sindacali. “Basta aggressoni a quanti sono in difficoltà ad arrivare alla fine del mese”, le parole di Giuseppe De Marzo di Libera. “In un momento in cui le disuguaglianze marcano il segno dei rapporti sociali, a prevalere devono essere i diritti sanciti dalla Costituzione”, ha aggiunto Roberto Giordano della Cgil di Roma e del Lazio. Tutti in piazza hanno sostenuto la richiesta dei movimenti: “Prefettura, Regione e Comune aprano un tavolo di confronto con la città”. 

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