River, l'emergenza si sposta oltre il cancello: Tenuta Piccirilli è un gigantesco accampamento

Uomini, donne e tantissimi bambini fuori dai moduli abitativi e dall'area del campo: "Non abbiamo alternative, pronti a passare qui la notte"

Pochi minuti per prendere gli effetti personali poi tutti via, oltre il cancello di quel terreno privato che dal 2005 ospitava il River, una delle baraccopoli autorizzate di Roma Capitale. Lo sgombero per i residenti dell'insediamento ai margini di Prima Porta è iniziato alle prime luci del mattino quando circa 200 agenti della Polizia Locale, accompagnati da Polizia di Stato e assistenti sociali, hanno varcato la soglia dell'ex "villaggio della solidarietà" allontanando gli occupanti da moduli abitativi e bivacchi. 

River: il campo rom diventato baraccopoli

Già perchè nell'area del campo in tanti, dopo la distruzione e la rimozione delle casette di proprietà del Comune, dormivano all'addiaccio: sotto le tettoie dei bungalow risalenti all'epoca del campeggio o negli angoli più riparati. Da settimane senza acqua ed elettricità, con le fogne al collasso. Una vera e propria situazione di emergenza sociale con quelle "gravi mancanze igienico sanitarie" a motivare l'ordinanza di sgombero firmata il 13 luglio dalla Sindaca Raggi: un provvedimento per "salvaguardare la tutela della salute pubblica" ed "evitare il rischio di danno ambientale con inquinamento del Tevere". 

Il Campidoglio ha forzato i tempi: sgombero al River

A nulla è servito lo stop della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che aveva sospeso lo sgombero fino al 27 del mese: il Campidoglio ha deciso di forzare i tempi e svuotare quel campo, prima concreta sperimentazione del Piano Rom, oggi

Così circa 200 persone si sono ritrovate in strada: in un gigantesco accampamento nel lembo finale di via della Tenuta Piccirilli. Tutti, minori compresi, sotto al sole con la colonnina del mercurio a segnare oltre trentadue gradi. 

Via della Tenuta Piccirilli è un gigantesco accampamento

Intorno quel che resta di una vita nel campo: valigie, fagotti, materassi, divani e coperte. Si fanno coraggio l'un l'altro gli ex residenti del River in attesa di sapere quel che sarà di loro: di chi non ha trovato soluzioni alloggiative alternative, di chi ha rifiutato rimpatrio assistito e l'accoglienza del Comune con la divisione dei nuclei familiari.

"Non ci fanno sapere nulla: quel che è certo è che non ci separeremo dai nostri padri, dai nostri mariti e dai nostri fratelli. Sono arrivati questa mattina e ci hanno buttato per strada. Non abbiamo alternative" - ha detto a RomaToday Giulia, una delle donne del River.

"Ci hanno buttato in mezzo strada come animali. Ma tanto siamo zingari e di noi non importa niente a nessuno" - urla un giovane per la strada mentre i bambini si rincorrono scalzi sull'asfalto cocente e qualcuno dorme nei materassi poggiati a terra. Dentro l'area dell'ex villaggio della solidarietà si entra solo per utilizzare i servizi igienici e prendere dell'acqua. 

"Non sappiamo che cosa fare. Siamo scossi: questa mattina durante l'operazione di sgombero ci sono stati anche attimi di tensione (i Vigili hanno negato l'uso della violenza ndr.). Non abbiamo più niente, noi che viviamo qui da quasi dieci anni. Probabilmente questa notte dormiremo proprio qui, davanti al cancello di casa nostra" ,aggiunge una ragazza del campo. 

L'assistenza sociale del Comune

Dal Campidoglio fanno sapere che in 44 hanno accettato la presa in carico presso i circuiti di accoglienza di Roma Capitale, tra cui quello di via Ramazzini. "Noi aspettiamo di essere portati al centro di accoglienza siamo esasperati ed esausti: i miei bambini non ne possono più del caldo, della sete e della fame", racconta la sua scelta una donna visibilmente provata da ore di attesa e incertezza. 

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Gli altri invece sono fermi. Da quello slargo davanti al campo nessuno si muoverà: "Siamo pronti a passare qui la notte. In alternativa andremo ad occupare la piazza di Prima Porta", lancia la provocazione uno degli sgomberati. 
 

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